Segre: “1° Maggio, ecco come tutelare il lavoro delle donne”

L'intervista a Claudia Segre, Presidente di Global Thinking Foundation, su luci e ombre del lavoro femminile in Italia nel giorno della Festa dei Lavoratori

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“Il mio augurio è che questo 1° Maggio veda il lavoro al centro delle agende delle istituzioni: in difesa di condizioni di lavoro sicure, di misure lungimiranti sul carico fiscale, di una piena parità salariale perché non potrà mai esserci uno stato sociale se non basato su una forza produttiva forte che lavora per un miglioramento del proprio benessere finanziario e di quello della propria comunità”.

Lo dice a In Terris, nel giorno della Festa dei Lavoratori, la dottoressa Claudia Segre, Presidente di Global Thinking Foundation, fondazione che sponsorizza progetti di Educazione Finanziaria finalizzati a migliorare l’inclusione sociale ed economica in Italia, Europa e USA, e prevenire la violenza economica anche attraverso diverse collaborazioni con le istituzioni pubbliche ed enti privati. Alla dottoressa Segre abbiamo chiesto un focus su luci e ombre del lavoro femminile in Italia.

Claudia Segre, Presidente di Global Thinking Foundation

L’intervista a Claudia Segre

La festa dei lavoratori è stata istituita nel 1890. E’ ancora attuale celebrarla?
“E’ assolutamente attuale celebrare il lavoro che viene richiamato nell’art 1 della nostra Costituzione, perché tanto più per i fatti che rappresentano la triste attualità rappresentata da un conflitto bellico inaspettato dobbiamo difendere un’idea di democrazia che passa attraverso lo sviluppo della persona umana. E perché la nostra non sia una democrazia formale fatta di diritti solo scritti dobbiamo celebrare una società solidale dove tutti i cittadini concorrono alla vita della stessa portando il loro contributo, verso un cammino di progresso. Il lavoro é dignità e come il diritto alla scuola si inserisce in un quadro di responsabilità che ognuno di noi ha nell’agire quotidiano contro qualsiasi discriminazione come ricordato nell’art.3; il diritto-dovere del lavoro è quindi al centro della nostra vita, della nostra Costituzione viva e del nostro impegno responsabile di cittadini attivi e consapevoli”.

Donne e lavoro: quali conquiste e quali ostacoli ancora da superare?
“Certamente di fronte ai dati che a Dicembre vedono ancora l’occupazione femminile in Italia al 50,5% rispetto al 67% della media europea si comprende bene come di strada ce ne sia da fare ancora molta, e gli sforzi verso un riconoscimento della priorità che deve essere data ai servizi alla famiglia per permettere a madri e padri di conciliare lavoro e famiglia devono essere moltiplicati. Conquistare quindi opportunità di lavoro e salariali non discriminanti ma sfidanti è per le donne uno degli ostacoli maggiori da superare di fronte a barriere culturali e stereotipi che man mano fanno i conti con un’evoluzione della società imprescindibile. Dare alla donne la possibilità concreta di partecipare allo sviluppo economico del Paese come lavoratrici e imprenditrici è l’unica scelta lungimirante che possiamo fare anche tenuto conto di in un momento di difficoltà economiche crescenti”.

An Lodi (Mi) 07/06/2013 – operai fabbrica donne al lavoro / foto Andrea Ninni/Image
nella foto: operaie fabbrica donne al lavoro

Molto spesso la donna viene relegata ai margini della pianificazione finanziaria familiare. Quali sono le cause e come uscirne?
“Sin dall’inizio abbiamo lavorato mettendo al centro il concetto di tutela del proprio benessere finanziario come un punto fermo della tutela di se stessi esattamente come ci prendiamo cura della nostra salute ed è per questo che sembra paradossale pensare che proprio le Donne alle quali principalmente in Italia è deputato il lavoro di cura siano quelle più esposte a frodi e abusi economici e finanziari. Ancora una volta la mancanza di lavoro limita l’accesso alle informazioni ed alla formazione fondamentale per fare scelte oculate e consapevoli. Non aver accesso a risorse economiche da gestire o non aver neanche un ruolo nelle decisioni di pianificazione famigliare taglia fuori la donna da un comune intento di sostenibilità economica famigliare. E le impedisce anche di tutelare di conseguenza la prole, verso la quale invece un passaggio generazionale di competenze economiche è importantissimo nella vita quotidiana come nella futura vita lavorativa”.

Gender gap pay: quanto pesa concretamente nelle buste paga delle italiane?
“L’esigenza di dare piena attuazione alla Legge Gribaudo ed all’art 34 della Costituzione nasce dal fatto che il settore privato evidenzia differenze salariali e discriminazioni di genere medie del 25% che assumono livelli più elevati tra le professioniste sopra i 40 anni e che inevitabilmente si traslano ad un gap pensionistico di genere mediamente del 35%. Per questo le associazioni di categoria come le imprese sono chiamate ad un rafforzamento della fotografia del gender budgeting e di tutte quelle misure, certificazioni comprese, che possano aiutare a riassorbire il differenziale ed a riequilibrare le buste paga delle italiane”.

Cosa promuove Global Thinking Foundation, della quale Lei è Presidente?
“Global Thinking Foundation promuove un approccio valoriale alla consapevolezza finanziaria rivolgendosi alle donne, agli studenti meno abbienti, alle famiglie e alle fasce vulnerabili nell’ambito dei 17 Obiettivi per uno Sviluppo Sostenibile definiti dalle Nazioni Unite. La Fondazione partecipa agli incontri di INFE (Networking Internazionale per l’educazione Finanziaria) organismo dell’OCSE e agli incontri del Fondo Monetario Internazionale (FMI) dedicati alle Civil Society Organizations durante gli Annual Meetings per condividere e discutere iniziative e progetti favorendo lo scambio di buone prassi tra i 190 Paesi aderenti”.

La sua fondazione promuove il progetto “D2 – Donne al Quadrato”. Di cosa si stratta e come aiuta le donne concretamente?
“D2 – Donne al Quadrato è un progetto no-profit di alfabetizzazione finanziaria e inclusione sociale pensato dalle donne e dedicato principalmente alle donne: D2 ecco spiegato il nome. Una Task Force di 80 volontarie presenti in tutta Italia che mettono a disposizione conoscenze e competenze, maturate durante le loro carriere lavorative nel mondo della finanza e delle professioni (commercialiste, avvocate, consulenti del lavoro, imprenditrici, psicologhe); per aiutare altre donne a saper gestire i propri soldi senza delegare ad altri, prevenire la violenza economica, assumere un ruolo da protagoniste consapevoli rispetto alle proprie scelte di vita, privata e professionale”.

Quali sono gli obiettivi principali del progetto “D2 – Donne al Quadrato”?
“Gli obiettivi sono quattro. 1: Promuovere l’uguaglianza di genere e l’empowerment di donne e ragazze per la cittadinanza economica attiva, colmando il divario di genere sulle conoscenze e competenze finanziarie e incoraggiando le giovani donne ad intraprendere formazione e carriere professionali in settori STEM.2: Promuovere scelte economico-finanziarie, imprenditoriali e professionali consapevoli volte all’indipendenza economica e alla realizzazione personale e lavorativa, fondamentali per il benessere individuale presente e futuro, ma anche contributo essenziale alla crescita economica e sostenibile del Paese. 3: Prevenire la violenza economica attraverso l’educazione finanziaria che aiuta riconoscerla e contrastarla e supportare le vittime di abuso economico nel prendere consapevolezza dei passi da intraprendere per riacquistare la propria indipendenza economica. 4: Contrastare le dipendenze senza sostanza come le ludopatie e lo shopping compulsivo e favorire una corretta gestione del risparmio per evitare il determinarsi di situazioni di sovra-indebitamento”.

An Lodi (Mi) 07/06/2013 – operai fabbrica donne al lavoro / foto Andrea Ninni/Image
nella foto: operaie fabbrica donne al lavoro

Qual è il suo augurio per il 1° Maggio?
“Il mio augurio è che questo 1 Maggio veda il lavoro al centro delle agende delle istituzioni: in difesa di condizioni di lavoro sicure, di misure lungimiranti sul carico fiscale, di una piena parità salariale perché non potrà mai esserci uno stato sociale se non basato su una forza produttiva forte che lavora per un miglioramento del proprio benessere finanziario e di quello della propria comunità. La solidarietà che gli italiani stanno dando ai rifugiati ucraini é la dimostrazione che possiamo accogliere e convivere solo portando alta la bandiera di una democrazia fatta di lavoratori e lavoratrici ai quali si riconosce piena dignità”.

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