Le sfide da mettere in campo in questo Primo maggio

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Da Assisi, la città che più di ogni altra incarna lo spirito della pace e della fratellanza, il sindacato farà sentire oggi la sua voce in questo Primo Maggio segnato da una guerra insensata e sanguinaria e dai suoi effetti negativi sulla nostra economia, ancora nel pieno di una difficile fase di ripresa a causa della pandemia. Pace, democrazia e lavoro sono le fondamenta di una comunità libera, fondata sul rispetto della persona umana, della libertà, della giustizia sociale, della necessaria partecipazione dei lavoratori ai processi di trasformazione della società.

Sono valori della nostra civiltà che, come ha ricordato il nostro Presidente Sergio Mattarella, non sono acquisiti per sempre: bisogna difenderli ogni giorno, ovunque siano minacciati. Ecco perché bisogna incrementare gli sforzi diplomatici per far cessare la guerra. Ma dobbiamo continuare a sostenere concretamente i profughi, la popolazione ucraina, i combattenti. Senza se e senza ma. La pace è l’obiettivo da raggiungere, ma deve essere una pace dignitosa per l’Ucraina e non può coincidere con le ambizioni imperialistiche di un autocrate che vorrebbe spostare i confini d’Europa con i missili ed i carri armati.

È chiaro a tutti che questo conflitto è destinato a cambiare irreversibilmente e profondamente la storia del nostro continente e ad aumentare spinte che, se non arginate da adeguate politiche a sostegno dei lavoratori, pensionati , delle famiglie e delle imprese, sono destinate ad aumentare le diseguaglianze, povertà, disoccupazione e precarietà del lavoro. Non bastano i provvedimenti tampone del governo. Gli aumenti dei prezzi graveranno entro dicembre almeno per 70 miliardi sui redditi delle famiglie e sui bilanci delle imprese. Pensiamo si debba valutare uno scostamento di bilancio per investire molto di più dei 5 miliardi previsti dal Def. Le risorse vanno trovate anche nell’incremento massiccio dei prelievi fiscali sugli extra profitti e dalla redistribuzione di tutta l’Iva aggiuntiva. Bisogna accelerare gli investimenti pubblici e privati, difendere i salari e le pensioni dalla fiammata inflazionistica, puntare alla qualità e stabilità dell’occupazione.

La sfida è sostenere subito il potere d’acquisto ed i consumi senza far ulteriormente crescere l’inflazione. Non dobbiamo consegnarci ad automatismi demagogici o ad interventi legislativi sul salario che non farebbero che peggiorare la situazione. C’è da lavorare a una nuova politica dei redditi che metta al centro le ragioni della crescita e della sua distribuzione. Ognuno deve fare la sua parte. Il governo, innanzitutto, che deve alleggerire il carico fiscale sulle fasce medio-popolari, defiscalizzare i frutti della contrattazione, incrementare i sostegni contro il caro bollette. È necessario il recupero dell’inflazione reale andando oltre il “modello Ipca” che non recepisce la componente energetica. Serve poi un nuovo piano energetico che poggi su un forte incremento della produzione nazionale di gas, sulla diversificazione degli approvvigionamenti e forti investimenti sui nuovi combustibili verdi, le economie circolari, l’incremento dell’efficienza energetica e il riuso degli scarti industriali. Sul piano comunitario occorre mettere in campo un “Recovery Energia” mutualizzato che aiuti famiglie, lavoratori, sostenendo le aziende colpite duramente dall’aumento dei costi e la riconversione del tessuto produttivo. Noi sosteniamo la proposta di porre un tetto massimo e calmierato sui prezzi del gas importato, definendo quote e stock garantiti per ogni Stato. Vanno estese le deroghe sugli aiuti alle imprese e messe in sinergia tecnologie, ricerca, mercati e strategie industriali. Non ci sono scorciatoie per pervenire nel più breve tempo possibile ad un’autonomia energetica continentale.

Tutto questo va affrontato dentro la dimensione di un patto sociale. Aspettiamo la convocazione del premier Draghi per lavorare insieme, governo e parti sociali, per mettere le riforme sui binari della stabilità e dell’equità, nella prospettiva di unire il paese superando divari economici, sociali, geografici e territoriali. Non possiamo sprecare l’occasione del Pnrr e delle altre risorse nazionali ed europee per cambiare in meglio il Paese, mettendo in priorità qualità, stabilità, sicurezza del lavoro, centralità e dignità della persona.

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