Milena Vukotic: “Pina e Fantozzi? Una coppia ancora attuale, ecco perché”

Milena Vukotic si è raccontata per i lettori di In Terris sui (tanti) impegni lavorativi di questi mesi (nonostante la pandemia!) e sul perché la signora Pina - in fondo - non morirà mai.

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Milena Vukotic

“E’ passato molto tempo dall’ultima apparizione del ragionier Fantozzi e di sua moglie, la signora Pina, che ho interpretato per quasi 20 anni. Eppure gli uomini e le donne, così come alcune dinamiche di coppia, non sono cambiati poi molto. La signora Pina è ancora una figura molto attuale“. Lo racconta a In Terris l’attrice Milena Vukotic. Nata a Roma nel 1935, ha recitato – in 60 anni di carriera – in olte un centinaio tra film e opere teatrali.

E’ divenuta famosa per le sue interpretazioni in “Gran bollito” di Mauro Bolognini, “Il fascino discreto della borghesia” di Luis Buñuel, “Amici miei” di Mario Monicelli e…per il ruolo di Pina Fantozzi nella saga “Fantozzi” di Paolo Villaggio.

Dopo aver lavorato per quasi 20 anni accanto a Paolo Villaggio, Milena Vukotic ha riconquistato l’affetto del pubblico recitando accanto a Lino Banfi in “Un medico in famiglia”, una delle fiction di Rai 1 più amate dal pubblico italiano andata in onda dal 1998 al 2016 per dieci stagioni.

In attesa di tornare a calcare il palcoscenico il prossimo maggio per interpretare “Milena ovvero Madame du Châtelet”, con la regia di Maurizio Nichetti, all’Off Off Theater di Roma, Milena Vukotic si è raccontata per i lettori di In Terris sui (tanti) impegni lavorativi di questi mesi (nonostante la pandemia!) e sul perché la signora Pina – in fondo – non morirà mai.

L’intervista a Milena Vukotic

Signora Vukotic, come ha vissuto questo anno segnato dalla pandemia?
“L’ho vissuto e lo sto vivendo tutt’ora con molta preoccupazione e un po’ di impazienza perché è tanto che dura e la voglia e il bisogno di riprendere la vita normale è impellente. D’altra parte, ho una maggiore consapevolezza dell’importanza e del valore della vita. Oltre alla necessità di avere una maggior disciplina, che credo possa servire a tutti. Abbiamo bisogno di ritrovare un equilibrio, una stabilità”.

Lei, entrando nello specifico, come cerca di rimanere stabile?
“Lavorando. Per fortuna, faccio un lavoro che tiene molto occupata la mente. Inoltre, anche se ho avuto diversi impegni lavorativi nel 2020, ho anche avuto molto più tempo libero che ho cercato di sfruttare studiando e per cercare di migliorarmi”.

“Inoltre, in questi mesi, ho anche subito un grave lutto, la perdita di un mio familiare. Quando si passa per un’esperienza simile, ci si rende ancora più conto di quanto sia preziosa la vita, di come dobbiamo vivere ogni giorno ringraziando di esserci, di stare in salute e del fatto che le persone che amiamo stiano bene. Godere insomma di tutte le cose belle che abbiamo. E ce ne sarebbero certamente tante di cose belle, che forse prima davamo troppo per scontato”.

Cosa ci lascerà questa pandemia?
“La consapevolezza della necessità di crescere e di migliorarci, non solo singolarmente, ma tutti insieme. Il Covid é come un segno da decifrare per poter andare avanti. Le malattie ci sono sempre state. Ma adesso che ci toccano più da vicino a tutti, essendo un virus globale, forse ne siamo più consapevoli. Credo che da tutto questo dolore alla fine ne usciremo più forti”.

Lei farà il vaccino anti covid?
“Sì, anche se io ho diverse allergie. Ma – se possibile – lo farò certamente, appena sarà il mio turno”.

Lei in questi mesi ha lavorato molto…
“Sì, meno del solito ma comunque ho lavorato. E’ stato il mio modo per sconfiggere la tristezza. Ho fatto un cortometraggio intitolato ‘Dorothy non deve morire’, di Andrea Simonetti. Il mio personaggio, Dorothy – bambina protagonista del capolavoro Il meraviglioso mago di Oz scritto dallo statunitense in L. Frank Baum nel 1900 – nell’opera di Simonetti è ormai una donna anziana che ritrova dopo decenni i suoi compagni di viaggio, profondamente cambiati. Da quell’incontro nascerà un nuovo emozionante intrigo”.

“Poi ho fatto il film di Neri Parenti ‘In vacanza su Marte’ con Christian de Sica e Massimo Boldi, uscito in streaming il 13 dicembre scorso. Un film divertentissimo dove impersonavo – alla mia età – una vedova allegra!”.

I suoi impegni sul set non sono però finiti qui…
“No. Ho recitato in un secondo cortometraggio intitolato ‘Con i pedoni tra le nuvole’, girato a Roma tra la Garbatella e Monteverde, con la regia di Maurizio Rigatti. Qui interpreto Luisa, una ex professoressa in pensione, ottantenne e ipovedente, che attende di essere accolta da una casa di riposo, ma la vicenda evolverà in modo inaspettato e positivo”.

Cosa significa il titolo “Con i pedoni tra le nuvole”?
“Alla base del racconto c’è una partita di scacchi, un gioco che ha un importante significato metaforico. L’ex insegnante – una donna da sempre autonoma – prima di entrare in una casa di riposo decide di andare a trovare (grazie all’aiuto di un ragazzo) l’unica persona che ha al mondo, vale a dire suo fratello. Ma, all’arrivo nella casa di lui, scopre che il fratello è morto da due anni. La nipote però accoglie la zia in casa evitandole la struttura per anziani. E, con la nipote, prosegue la partita a scacchi che il fratello aveva interrotto prima di morire. Il cortometraggio mostra solidarietà nei confronti delle persone che hanno una disabilità importante come la cecità. Una problematica che comprendo bene perché anche mia madre, negli ultimi anni di vita, era diventata ipovedente. Sono dunque molto sensibile a questo tema”.

Il cortometraggio tratta anche il tema della solitudine degli anziani?
“Sì. Nel cortometraggio c’è un importante – e attualissimo –  messaggio di accoglienza e di non abbandono delle persone anziane. In pandemia il problema degli anziani nelle Rsa è infatti venuto drammaticamente a galla: le residenze per anziani si sono rivelate tra i luoghi maggiormente colpiti dalla diffusione del virus e hanno subito un’altissima percentuale di decessi. Personalmente, mi sento una privilegiata, perché lavoro e vivo a casa mia [nel quartiere romano Trieste-Salario, ndr] e non in una residenza per anziani”.

Lei iniziò la sia carriera non come attrice ma come ballerina. Cosa la spinse a lasciare la danza classica?
“La danza è stata la mia professione per tre anni: ho fatto tour e viaggi per mezza Europa. Durante lo studio all’accademia di Parigi però, oltre al ballo, facevo anche teatro. E’ sempre stato il mio desiderio quello di recitare. E quando vidi al cinema ‘La strada‘ di Federico Fellini, con la grande Giulietta Masina come protagonista, ebbi un ribaltamento interiore e mi accorsi così che volevo fare l’attrice. Io abitavo a Parigi ma mia madre viveva a Roma. Così, andai in Italia con la speranza di incontrare Fellini, con il quale poi lavorai più volte: ebbi un piccolo ruolo nel film collettivo Boccaccio ‘70. Poi, recitai in ‘Giulietta degli spiriti‘ proprio insieme alla Masina, che tanto mi aveva ispirata ne ‘La Strada’…”

Che ricordo ha del maestro?
“Ricordare Fellini mi provoca tutta una lunga serie di emozioni, difficilmente racchiudibili in poche parole. Era un uomo e un artista straordinario, visionario”.

Ha mai pensato di scrivere un’autobiografia?
“No, non ancora. però di incontri ne ho fatti tanti…Chissà…”

Sul set di “In vacanza su Marte” ha ritrovato Neri Parenti, storico regista di Fracchia e Fantozzi. Che ricordo ha del suo marito di scena, Paolo Villaggio?
“Ho un ricordo bellissimo, che risale addirittura al 1980, quando feci la mia prima apparizione in ‘Fantozzi contro tutti’. Sono molto felice di aver lavorato con lui quasi venti anni. Da lui ho imparato molto. La ‘signora Pina’, arcinota moglie del ragionier Fantozzi, è un personaggio divenuto iconico negli anni che ancora tutti ricordano”.

Pensa dunque che il personaggio della signora Pina sia ancora attuale?
“Assolutamente sì. Con altre espressioni, magari. Le donne infatti in questi anni hanno raggiunto maggior consapevolezza. Ma la signora Pina rappresenta una tipologia caratteriale che non passerà mai. Lei è meno camuffata di tante altre donne che vivono la sua stessa esperienza, magari in modi meno esasperati. Quella della signora Pina, così come quella di Fantozzi sono delle figure molto umane, vere, ma portate al paradosso, al grottesco, perché così sono più interessanti dal punto di vista scenico. Ma, scavando, alla base c’è una rappresentazione di persone reali. Sono infatti convinta che uomini e donne non siano cambiati, hanno solo cambiato il modo di accettare la disgrazia”.

Pensa che lo spettacolo possa essere un volano per uscire da questa crisi – non solo sanitaria – che il mondo sta vivendo?
“Sicuramente sì. Sono persuasa che sia proprio necessario. Soprattutto adesso, in piena pandemia. Abbiamo tutti bisogno di continuare a sognare”.

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