Gentili (Legambiente): “Il biologico è uno degli assi portanti dell’agricoltura italiana”

L'intervista di Interris.it a Angelo Gentili, responsabile nazionale agricoltura di Legambiente, in merito alle potenzialità dell'agricoltura biologica

Agricoltura

L’agricoltura biologica rappresenta un metodo agricolo finalizzato a produrre alimenti con sostanze e processi naturali. Ciò significa che tende ad avere un impatto ambientale limitato, in quanto incoraggia a usare l’energia e le risorse naturali in modo responsabile, conservare la biodiversità, preservare gli equilibri ecologici regionali, migliorare la fertilità del suolo e mantenere la qualità delle acque. Inoltre, le leggi in materia di agricoltura biologica favoriscono il benessere degli animali e impongono agli agricoltori di soddisfare le specifiche esigenze comportamentali degli animali.

Il biologico in Italia

Secondo gli ultimi dati pubblicati, l’Italia è il paese dell’Unione Europea con la più grande superficie dedicata al biologico: poco meno di 2,2 milioni di ettari nel 2021, pari al 17,5% del totale delle superfici agricole, ben al di sopra della media europea che si attesta attorno al 9%. Interris.it, su questo tema e sulle prospettive di sviluppo futuro, ha intervistato Angelo Gentili, responsabile nazionale agricoltura di Legambiente.

L’intervista

Che importanza riveste il biologico per l’agricoltura italiana?

“Il biologico è uno degli assi portanti dell’agricoltura italiana. L’Italia è leader in Europa per quanto riguarda questo settore e, nello stesso tempo, vede il coinvolgimento di moltissime aziende e consumatori. In particolare, questo tipo di agricoltura è fondamentale per facilitare il processo verso l’agroecologia di tutto il comparto agroalimentare italiano”.

Quali sono le colture biologiche che hanno una maggiore incidenza nel nostro paese?

“Sicuramente i cereali ma, oltre a ciò, una delle colture maggiormente all’avanguardia è rappresentata dalla vite nonché dalla produzione del vino. In questa filiera ci sono moltissime aziende coinvolte, una crescita significativa di viti biologiche di grande qualità e interi consorzi con una grandissima presenza di produttori e vini biologici. La stessa cosa avviene, in parte, anche nel settore dell’ortofrutta. Ci sono quindi diverse tipologie di settori nei quali si riscontra una forte crescita di produzione biologica certificata Italia”.

Che ruolo svolge il biologico nella difesa dell’ambiente, del suolo e della salute umana?

“Noi di Legambiente, poco tempo fa, abbiamo presentato il dossier pesticidi e, al suo interno, si vede con chiarezza che, più del 90% dei campioni analizzati in merito ai prodotti ortofrutticoli biologici, non contengono nessun residuo, una parte contiene un solo residuo dovuto a una contaminazione che ci può essere da parte di una coltivazione convenzionale ma, per la maggior parte, sono prodotti sani e salubri. Quindi, scegliere il biologico e prodotti di filiera corta, significa avere a cuore la nostra salute, ma anche quella del pianeta perché, questo tipo di tecnica colturale, non impatta sull’ambiente e preserva la biodiversità, accresce la fertilità del suolo e diminuisce l’impatto clima alterante dell’agricoltura sui cambiamenti climatici. Pertanto, ha un effetto positivo sia sulla nostra dieta di tutti i giorni, alla biodiversità e agli insetti impollinatori che attualmente sono a forte rischio ma, coltivando biologicamente, viene ridotto fortemente l’impatto dei fitofarmaci su di loro.”

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In che modo si può incrementare l’agricoltura biologica? Quali strumenti normativi, sia al livello europeo che italiano, servirebbero? Quali sono gli auspici di Legambiente in merito?

“Le strategie europee Farm to Fork e biodiversità indicano con chiarezza la strada da seguire. Tra queste, oltre alla riduzione dei fitofarmaci, degli antibiotici e dei fertilizzanti, è previsto l’aumento delle aree ad alta biodiversità e di boschetti nelle aree agricole. Ciò si concilia con l’agricoltura biologica prevista per il 25% del territorio. In particolare, il nuovo Piano Strategico Nazionale recentemente approvato, ci da il 25% come traguardo per il 2027, per raggiungere poi il 30% entro il 2030. La PAC stessa e gli strumenti attuativi in Italia danno un forte sostegno all’agricoltura biologica. Anche il Pnrr ha, nel fondo complementare una significativa linea di sostegno per questo tipo di agricoltura. A tal proposito, l’approvazione dopo tredici anni della legge sul biologico, da strumenti attuativi ancora più significativi per il marchio del bio, l’istituzione dei bio distretti, per favorire campagne di informazione e sensibilizzazione sul tema e assistere gli agricoltori. Quindi, nei prossimi anni, ci sarà un grandissimo sviluppo dell’agricoltura biologica e ciò costituirà l’apripista di una conversione agroecologica dell’intero sistema agroalimentare e di un Made in Italy che, in questo modo, non solo diventa più sano ma anche maggiormente competitivo.”