Don Di Noto: “Padre Puglisi, un cristiano contro l’abominio della mafia”

A ventinove anni dalla morte del sacerdote palermitano, l’intervista a don Fortunato Di Noto che nel 2007 ha ricevuto il Premio internazionale padre Pino Puglisi

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Padre Pino Puglisi, affettuosamente chiamato anche Treppì da chi lo conosceva e gli voleva bene, non è racchiudibile nella sola definizione di “prete antimafia”. Don Puglisi, beato e martire della fede, è stato un sacerdote, un educatore, un insegnante, un parroco che “educando i ragazzi secondo il Vangelo vissuto li sottraeva alla malavita”, ha detto di lui papa Francesco. Quella malavita che lo ha ucciso appena un anno dopo le stragi di Capaci e di via D’Amelio, dove morirono i giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, nel giorno del suo compleanno. Don Puglisi era nato il 15 settembre 1937 e la sera del 15 settembre 1993 Salvatore Grisoli, allora affiliato a Cosa nostra e poi collaboratore di giustizia, gli toglieva la vita. Don Puglisi dava fastidio alla criminalità organizzata perché portava concretamente il messaggio di amore e di speranza del Vangelo tra i piccoli e gli ultimi di Palermo, quelli che nel senso di abbandono materiale e morale rischiano di perdersi. Andava in mezzo a loro e non solo si prodigava in opere e attività, con i suoi “campi scuola” e il Centro di accoglienza “Padre nostro” , ma infondeva anche in loro un senso nuovo di amore e di rispetto.

La regola salva la vita

La cultura mafiosa si sradica con la cultura della legalità, e la legalità è un campo che necessita di essere arato e seminato costantemente. Don Puglisi è stato sicuramente, ed è ancora oggi con il suo esempio, una di quelle figure che ha avuto cura di questo campo alla luce della fede. “La legalità come modus vivendi è vedere nell’altro sia l’uomo che ho di fronte che il volto di Gesù Cristo, e rispettarlo”, spiega a Interris.it don Fortunato Di Noto, fondatore e presidente dell’Associazione Meter, che nel 2007 ha ricevuto il Premio internazionale padre Pino Puglisi. “Don Puglisi parlava di legalità illuminato dal Vangelo, cercando il dialogo con tutti. Nelle strade di Brancaccio parlava con i bambini in modo semplice, gli trasmetteva il messaggio evangelico che è vita, amore e incontro svincolati dei legami della schiavitù e della corruzione. La legalità corrisponde alla regola e, nelle periferie, la regola salva la vita”, aggiunge don Di Noto.

Speranza e servizio

Il Vangelo come strada maestra da percorrere insieme in un cammino rischiarato dalla luce della speranza, soprattutto nelle situazioni meno radiose. Era questa la cornice di senso in cui agiva di Don Puglisi in mezzo al suo popolo, i giovani e giovanissimi del Brancaccio ma non solo. “Per dare speranza ai sogni di quei ragazzi bisogna stare in mezzo a loro, vicino a loro e per loro, in quelle situazioni di fatica, deprivazione sociale, ambientale e legale, dove il senso dell’abbandono e della solitudine diventano quotidianità”, illustra il fondatore di Meter. “Le opere, le iniziative e le attività si possono realizzare, occorre poi dargli sostanza rendendosi concretamente prossimi”, afferma don Di Noto. “E questa sostanza vitale è l’attività cristiana di servizio”.

Prete, non eroe

Padre Puglisi è un modello di cristiano e di prete, continua il vincitore del premio a lui intitolato. “Ho letto la sua biografia e visitato i suoi luoghi per capire la sua spiritualità, don Puglisi ha vissuto la sua vocazione cercando di comportarsi come si sarebbe potuto comportare Gesù, senza compiere azioni configurate a diventare eroiche bensì di servizio”, dichiara don Di Noto. “Suo fratello una volta disse una cosa molto bella: ‘Non chiamatelo eroe, ma prete”. Un prete coraggioso fino al sacrificio. “Don Puglisi si faceva animo – perché ‘coraggio’ significa ‘farsi animo – nell’Eucarestia, che dava un senso profondo al suo essere cristiano e prete al servizio del popolo. La mafia l’ha ucciso perché era un cristiano contro l’abominio della mafia”.

La sua eredità

A trent’anni dalle stragi in terra di Sicilia si è parlato molto del lascito di quella stagione, dell’eredità tecnica, culturale e morale di Falcone e Borsellino, come di altri prima e dopo di loro. Alla domanda su quale sia l’insegnamento di don Puglisi di cui abbiamo fatto tesoro, don Di Noto risponde che “l’eredità più bella è vivere la propria vita nella pienezza e nell’innamoramento di Gesù Cristo, così come l’amore per i piccoli e i deboli e la misericordia per tutti i lontani e i nemici. Infine, Puglisi indica la via di adesione al Vangelo, nell’assolvere il suo servizio all’uomo”.

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