La disabilità torni ad essere al centro della società

In occasione della Giornata Internazionale delle persone con disabilità Interris.it ha intervistato Alda Cattelini, memoria storica di Aias

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Il 3 dicembre ricorre la Giornata Internazionale delle persone con disabilità che è stata istituita dalle Nazioni Unite nel 1992, dopo un lungo cammino, iniziato con la proclamazione da parte dell’Assemblea generale delle Nazioni Unite del 1981 dell’Anno Internazionale delle persone con disabilità: un’opportunità per tutti i Paesi membri di definire un piano d’azione per garantire l’inclusione, la riabilitazione e le pari opportunità di tutte le persone con fragilità. Questo ha portato, dal 1983 al 1192, alla proclamazione del Decennio delle persone con fragilità.

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Le persone con disabilità in Italia

Secondo i dati Istat sono 3,1 milioni le persone con disabilità grave in Italia, ossia il 5,2% della popolazione residente nella penisola. A livello territoriale, le percentuali più elevate di persone con disabilità si riscontrano in Umbria (8,7% della popolazione), Sardegna (7,3%) e Sicilia (6%). L’incidenza più bassa si registra invece in Veneto, Lombardia e Valle d’Aosta. La metà delle persone con gravi limitazioni in Italia – 1,5 milioni – ha più di 75 anni. Il 60% delle persone disabili in Italia sono donne; la differenza tra generi è presente in tutte le fasce di età, che però si riscontra maggiormente dai 65 anni in su. Se a questo numero si sommano anche le persone che dichiarano di avere limitazioni non gravi, il numero totale di persone con disabilità in Italia sale a 12,8 milioni. In totale, le persone con diversi gradi di disabilità nel nostro paese rappresentano il 21,3% della popolazione.

La disabilità nel mondo

Le persone con disabilità nel mondo sono più di un miliardo ossia il 15% della popolazione totale con un trend in ascesa rispetto al recente passato. Negli anni ’70, questa stima era attorno al 10%. Interris.it ha intervistato in merito all’importanza di questa giornata e alla situazione attuale delle persone con fragilità in Italia Alda Cattelini, appartenente dal 1978 all’Associazione Italiana Assistenza Spastici, fondata nel 1954 a Roma con l’obiettivo di promuovere e tutelare i diritti delle persone con disabilità secondo quanto previsto dalla Costituzione della Repubblica Italiana, e presidente della sezione di Sondrio dell’Aias dal 1983.

Alda Cattelini

L’intervista

Quale significato ha la Giornata Internazionale delle persone con disabilità?

“Il significato di questa giornata è estremamente importante, soprattutto in questo periodo storico fortemente segnato dalla pandemia da Covid-19 in quanto, la stessa, ha fatto emergere in maniera più forte e preponderante la fragilità in ogni sua forma e ha acuito la già difficile condizione delle persone con disabilità. Questo ha reso e rende ancor più necessario mantenere alta l’attenzione sulle problematiche relative alla fragilità che devono essere prese in carico dalla società nella sua totalità. Il significato più profondo di questa particolare giornata è proprio questo: ognuno di noi deve adoperarsi per aiutare coloro che vivono la disabilità, dobbiamo attuare quella che mi piace definire la “globalizzazione della solidarietà”. In questo particolare momento e, soprattutto in questo giorno, dobbiamo far sì che la fragilità diventi il centro della nostra società affinché nessuno di coloro che soffrono a causa della disabilità sia lasciato indietro”.

Che interventi normativi sarebbero necessari per migliorare la condizione delle persone con disabilità in Italia?

“Servirebbe una modifica sostanziale di alcune delle leggi vigenti con l’obiettivo di incentivare l’inclusione delle persone con disabilità. Bisogna dare risposte ai bisogni emersi sul versante socioeconomico, mi riferisco in particolare ai familiari caregiver che devono accudire un congiunto in condizioni di particolare gravità che necessita di accompagnamento e assistenza in ogni momento della giornata, queste persone sono silenziosi eroi quotidiani che – spesso – sono costretti ad abbandonare il lavoro per assistere i propri cari e quindi necessitano di tutto l’aiuto necessario ed in particolare del riconoscimento dei contributi figurativi per l’attività prestata. Oltre a questo, il legislatore deve agire sul versante dell’inclusione lavorativa delle persone con disabilità perché, in Italia, secondo gli ultimi dati disponibili, su 100 persone tra i 15 e i 64 anni che, pur avendo limitazioni nelle funzioni motorie e/o sensoriali essenziali nella vita quotidiana oppure disturbi intellettivi o del comportamento, sono comunque abili al lavoro, solo 35,8 sono occupati contro il 57,8% delle persone senza alcuna disabilità. Il lavoro è uno strumento fondamentale per la realizzazione di una vita piena, quindi, è necessaria una riforma della legge 68/99 in chiave maggiormente inclusiva per far sì che, le attitudini delle persone con disabilità, possano essere espresse pienamente senza nessuna preclusione. Infine bisogna adoperarsi affinché la legge numero 112 del 22 giugno 2016 denominata “Disposizioni in materia di assistenza in favore delle persone con disabilità grave prive di sostegno familiare” conosciuta anche come Dopo di Noi venga cambiata con l’obiettivo di dare risposte ai bisogni emersi nel “durante noi” affinché si sia in grado di dare risposte alle persone con disabilità e alle loro famiglie ad avere un proprio percorso di vita mediante la stesura di un progetto esistenziale che metta al centro la persona non come un destinatario di una prestazione sociale da erogare ma come soggetto autonomo che ha il diritto inalienabile di continuare a tessere il suo filo di vita, il suo percorso, attraverso i giusti sostegni. Questi elementi devono contrassegnare la stesura del Progetto di Vita per la cui attuazione non è possibile attendere ancora”.

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Quali auspici nutre per il futuro delle persone con disabilità?

“Risuonano in me le parole di Papa Francesco che, lo scorso anno, in occasione delle Giornata Internazionale delle persone con disabilità ha detto: siamo tutti sulla stessa barca in mezzo a un mare agitato che può farci paura; ma in questa barca alcuni fanno più fatica, e tra questi le persone con disabilità gravi. Auspico quindi che, ognuno di noi, possa aiutare le persone con disabilità ad affermarsi e autodeterminarsi promuovendo la dignità di ogni persona attraverso l’amore oblativo che renderebbe la nostra società migliore e più attenta ai bisogni di coloro che – troppo spesso – non hanno voce”.

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