All’ultima goccia. Il Covid affonda la raccolta di sangue, in estate previste forti carenze

Il 14 giugno ricorre il World Blood Donor Day. La raccolta di sangue e plasma in Italia sconta ancora l’effetto Covid-19 e se la tendenza non si invertirà è probabile che i mesi estivi saranno segnati da forti carenze

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Covid

“Dopo due anni e mezzo di Covid il conto da pagare è ancora salato – afferma il
direttore del Centro Nazionale Sangue (CNS) Vincenzo De Angelis –. Bisogna ringraziare i donatori di sangue. Con la loro generosità garantiscono il funzionamento del sistema. Basato sui criteri di una donazione sicura, volontaria, anonima, periodica e non remunerata. La pandemia, però, ha inciso enormemente in questi primi mesi dell’anno. Anche con le sue varianti meno aggressive. I suoi effetti aggraveranno le consuete carenze che si registrano ogni estate“.covid

Emergenza sanitaria

Il Covid è un’emergenza sanitaria a più livelli. E minaccia la salute pubblica anche per il gravoso impatto sulle donazioni di sangue. Il Covid, infatti, affonda ancora la raccolta sangue. In estate sono previste forti carenze. Nel 2021 l’autosufficienza è stata garantita. Ma la popolazione dei donatori diminuisce (-1,8% rispetto al 2019) e invecchia  È il quadro che emerge dai dati consolidati delle attività 2021. E da quelli preliminari del 2022. Diffusi dal Centro Nazionale Sangue (CNS). In vista del 14 giugno. Data in cui ricorre il World Blood Donor Day, la Giornata Mondiale del Donatore di Sangue. Secondo le elaborazioni del CNS nell’anno passato i donatori di sangue e plasma in Italia sono stati 1.653.268. È un dato che, grazie alla generosità del popolo dei donatori, torna in ripresa rispetto all’anno precedente. Ma è ancora inferiore rispetto al periodo pre-Covid (- 1,8% in confronto al 2019). In sostanza viene confermata una tendenza al ribasso che dura ormai da circa dieci anni. Covid

Effetto Covid sulle donazioni

Rispetto al 2012 infatti la popolazione dei donatori è diminuita di circa il
5%. Nei cinque anni pre-Covid, il dato era stato sostanzialmente stabile. Poi l diffondersi della pandemia di SARS-CoV-2 ha colpito duramente il sistema trasfusionale. E neanche i numeri del 2022 fanno ben sperare. Dopo i primi due mesi dell’anno in cui si è segnato un brusco calo della raccolta. Dovuto all’ondata di casi di variante Omicron. E, dopo un marzo stabile, i dati di aprile hanno mostrato, in particolare per la raccolta di plasma, un nuovo calo. Ciò porterà a un inizio anticipato delle carenze di sangue. Che ogni anno si registrano in estate. Quando le alte temperature e le vacanze, spingono la popolazione a donare di meno. Sono molteplici le problematiche correlate non solo ai contagi e ai contatti sospetti con
positivi. I donatori hanno dovuto rispettare i periodi di quarantena. Inoltre in pandemia il personale sanitario solitamente preposto alle donazioni è stato destinato ai reparti Covid. O impiegato nella campagna vaccinale. Malgrado tutto questo, l’autosufficienza è stata comunque raggiunta e garantita. Per quel che riguarda la raccolta di globuli rossi. Diverso, invece, il discorso per quel che riguarda il plasma.

Sos plasma

Aggiunge Vincenzo De Angelis: “Per soddisfare il fabbisogno nazionale di medicinali plasmaderivati, si è stati costretti a ricorrere al mercato internazionale. Un mercato segnato dal rincaro dei prezzi. A causa delle difficoltà riscontrate nella raccolta anche negli Stati Uniti. Principale attore in tale ambito. Nel 2021 non è mancato l’apporto della popolazione dei donatori. Che hanno confermato, dopo più di due anni di pandemia, generosità e affidabilità. Permettendo al sistema trasfusionale di reggere anche la più inaspettata delle emergenze“. Ma i numeri fotografano il progressivo invecchiamento della popolazione dei donatori. A cui non fa da contraltare un adeguato ricambio generazionale“. Chiaro sintomo del problema è il numero dei cosiddetti nuovi donatori. Sono state 267.949 le persone che nel corso del 2021 hanno donato il sangue per la prima volta. O lo hanno fatto dopo oltre due anni dall’ultima donazione. Sempre in aumento rispetto al 2020. Ma in netto calo se si calcola l’andamento degli ultimi dieci anni. -9,6% dal 2012 al 2021. -6,3% dal 2019 al 2021).

Sfida

Non sarà, quindi, una sorpresa se a luglio e agosto il sangue disponibile servirà a garantire le terapie salvavita. A pazienti affetti da malattie rare. Come i talassemici. Mentre gli interventi chirurgici non urgenti dovranno essere rimandati. “L’andamento degli ultimi mesi ci pone di fronte a numerose sfide. Che possiamo e dobbiamo
affrontare assieme”, osserva Gianpietro Briola. Presidente nazionale di Avis. E coordinatore pro-tempore del CIVIS. Coordinamento Interassociativo dei Volontari Italiani del Sangue. Che oltre ad AVIS riunisce Croce Rossa, FIDAS e FRATRES). Aggiunge Briola: “Tra questi, il raggiungimento dei livelli pre-pandemia. E l’incremento dell’indice di donazione individuale, fermo all’1,6%. Basta poco per compiere questo gesto di generosità almeno 2 volte l’anno. Possibilmente alternando sangue e plasma. Così da incrementare la frequenza delle proprie donazioni. E rispondere meglio alle esigenze del Servizio Sanitario Nazionale. Ai cittadini chiediamo questa manifestazione di responsabilità. Ma è essenziale che tutti gli attori del sistema operino in modo coeso e coordinato. Per rispondere meglio alle esigenze dei donatori. Con un ampliamento degli orari di apertura. Una diffusione più capillare dei centri di raccolta. E il reperimento di personale sanitario che continua, purtroppo, a mancare”

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