“Come vivo il lockdown a Shanghai”: la testimonianza di un italiano

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Shanghai (Fonte: Twitter)

“Vivere a Shanghai in lockdown è davvero difficile. Qui è tutto chiuso: strade, negozi, locali, scuole. Una città di 30 milioni di abitanti controllata dalla polizia quartiere per quartiere. E chi esce di casa viene arrestato. Ma anche se uscisse, dove andrebbe? E’ tutto chiuso. Ciò nonostante, il governo cinese sta perdendo la sua battaglia contro Omicron: il virus circola comunque, nonostante le misure faraoniche”.

E’ quanto racconta a InTerris.it Edoardo Noce, 42enne perugino che vive a Shanghai da 18 anni. Edoardo ha studiato Scienze della Comunicazione presso l’Università per Stranieri di Perugia. Dopo un breve stage in Cina ha deciso di tornare e di rimanere a lavorare a Shanghai – la seconda città più popolata della Cina – dove si è anche sposato. Nella metropoli opera per la Fabbri 1905, nota marca di sciroppi e di prodotti per gelatieri, pasticceri, chef e barman. In questa intervista ci racconta la sua quotidianità senza censure, cosa non semplice da fare per chi, come lui, vive in un Paese controllato ventiquattro ore al giorno anche su internet. E dove la libertà di opinione, di fatto, non esiste.

Il dott. Edoardo Noce

Edoardo, come è cambiata la Cina in questi venti anni?
“E’ cambiata molto, ma non solo in meglio. Il livello di vita è decisamene aumentato: c’è meno povertà e anche le città meno grandi si sono modernizzate. I cinesi sono grandi lavoratori e in questo ventennio hanno fatto passi da gigante sulla quantità e la qualità dei servizi e dei prodotti offerti, tanto da aver superato in alcuni casi anche l’Occidente”.

In che cosa invece la Cina è peggiorata?
“In linea con il resto del mondo, anche la Cina sta virando sempre più verso un marcato nazionalismo. C’era più apertura verso il mondo occidentale venti anni fa di quanta non ce ne sia adesso. Ora l’America e l’Unione Europea sono percepiti come dei nemici, specialmente dopo le sanzioni statunitensi. C’è da dire che il popolo cinese è per la grandissima parte fedele al Governo: qualsiasi cosa dica, viene presa per verità assoluta. Non c’è spirito critico: nessuno di loro è mai stato educato a farlo. Solo i (pochi) cinesi che hanno vissuto all’estero hanno appreso altri modelli culturali, come quelli democratici”.

Shanghai è in lockdown da metà marzo. Come è stata gestita questa nuova emergenza Omicron?
“Non bene. La Cina ha sempre adottato la linea ‘tolleranza zero’ contro il Covid. Questo ha funzionato fino all’arrivo dell’ultima variante. Nonostante il lockdown duro, Omicron sta infatti continuando a diffondersi. Per fortuna, i sintomi sono in genere leggeri. La popolazione è stanca: il Governo ci aveva detto che saremmo rimasti chiusi per una settimana. Tutti dunque avevamo fatto scorte limitate. Invece, siamo bloccati da quasi un mese senza poter uscire né lavorare”.

Come fate per il cibo, le medicine, la spazzatura e tutto il resto?
“Abitiamo in grandi palazzoni con decine di famiglie. Ogni palazzo incarica una persona che ogni giorno – completamente bardata nelle tute anti Covid – si occupa sia dell’approvvigionamento (portando cibo e medicine alle famiglie) sia di buttare l’immondizia che lasciamo davanti alla porta di casa. Il delivery privato è stato abolito. Nonostante queste misure, il contagio si diffonde”.

Come fa il Governo a censire i positivi e i negativi se state tutti chiusi in casa?
“Ogni giorno dobbiamo fare tutti un test rapido fornitoci dal Governo stesso. Poi, dobbiamo fotografare la risposta e pubblicarla su un sito internet apposito. Se sei positivo o semplicemente hai la febbre, vieni prelevato fisicamente e spostato in una specie di ‘lazzaretto’. Non hai possibilità di ribellarti o di non andare, altrimenti vai in prigione”.

Cosa sono i ‘lazzaretti’?
“Sono delle grandi strutture, dei prefabbricati o delle ex palestre, molto ampi, dove le persone positive vengono ammassate dentro dei cubicoli, ognuno con il proprio letto e comodino, e lasciati lì almeno due settimane fino a quando non tornano negativi. Anche se non hanno sintomi. Una specie di moderno lazzaretto, appunto. Beninteso: i positivi non vengono curati! Il personale presente dice chiaramente che sta lì solo per controllare che le persone non scappino. Una volta negativizzati, tornano a casa. Se durante la degenza sorgono complicazioni, vengono invece spostati in ospedale”.

Come mai, nonostante il lockdown durissimo, Omicron si sta sempre più diffondendo?
“Questo in realtà non riesce a capirlo neppure il Governo che attraverso i suoi canali media non dà spiegazioni, ma ‘invita’ la popolazione a ‘controllare la voglia di libertà’ e a seguire scrupolosamente le regole. I cinesi non sono un popolo abituato alla disobbedienza, neanche quando è pacifica. Sono invece stati educati sin da piccolissimi a lavorare sodo, tenere fede ai propri impegni e avere grande rispetto per l’autorità. Facendosi poche domande. Ciò nonostante, sulla variante Omicron circolano diverse ‘leggende metropolitane'”.

Quali sono le ‘leggende metropolitane’?
“La prima è che la variante Omicron venga trasmessa da coloro che ci portano i pasti, forse depositandosi sulle confezioni. Sono le uniche persone con le quali veniamo in contatto. Oppure attraverso l’aria, trasportata dal vento. Molte famiglie nel mio palazzo tengono perennemente le finestre chiuse nonostante gli altri palazzi siano a 20 metri di distanza in linea d’aria. Ma la teoria più ‘seguita’ è quella dei rubinetti secondo cui Omicron uscirebbe dai lavandini attraverso le tubature dell’acqua ogni volta che apriamo i rubinetti del bagno. Insomma, lo stress da lockdown si fa sentire!”.

Come sta vivendo la popolazione questo lungo lockdown?
“Malissimo. Siamo chiusi in casa da troppo tempo. Cresce l’insofferenza. Molti cittadini stanno apertamente protestando contro il lockdown chiedendo di poter tornare a lavorare, seppur in sicurezza o con delle limitazioni. Ma non lo zero assoluto di adesso. L’economia è ferma, con danni per miliardi. Non solo per i cinesi, ma anche per molte altre Nazioni: in porto sono ferme migliaia di nevi cargo. I prodotti non partono né arrivano. Le aziende hanno finito le scorte. Questo lockdown avrà necessariamente una ripercussione economica pesante. E non solo in borsa, già provata dalla guerra della Russia all’Ucraina”.

Cosa pensano i cinesi della guerra in Ucraina?
“Praticamente quasi nulla: i canali di notizie non ne parlano se non nella sezione ‘esteri’. E’ percepita come qualcosa di molto lontano. Ma comunque, seguendo le linee del Governo, il popolo crede che la Russia abbia ragione e che la guerra sia colpa degli Stati Uniti”.

Tornando al Covid, cosa pensano i cinesi di questo virus che alcuni dicono essere scappato da un laboratorio di Wuhan?
“Su questo tema è possibile misurare quanto la censura e l’indottrinamento del Governo sulle  masse sia efficace e capillare qui in Cina. I cinesi in gran parte pensano che il Covid l’abbiano portato gli Stati Uniti durante una manifestazione sportiva internazionale! Tutta la querelle sui laboratori di Wuhan e le richieste di chiarimenti (e di dati oggettivi) da parte dell’Onu e delle altre organizzazioni internazionali a Pechino non è stata veicolata dai media cinesi alla popolazione. Che crede appunto che la colpa sia degli Usa. Chi prova a dire diversamente, su internet o sulle chat, viene immediatamente bannato. E in alcuni casi arrestato. Come già sottolineato, qui in Cina la libertà di opinione non esiste!”.

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