Stati generali della natalità: “Creare condizioni che consentano alle donne di non dover scegliere tra maternità e lavoro”

Padre Marco Vianelli, direttore dell’Ufficio nazionale Cei per la pastorale della famiglia, sulla prima edizione degli Stati generali della natalità (SGDN), promossa il 14 maggio dal Forum delle associazioni familiari

ULTIMO AGGIORNAMENTO 13:23

Occorre creare “le condizioni che consentano alla donna di non dover scegliere tra maternità e lavoro, che non la costringano più a dover ‘nascondere la pancia’, come ha detto il Papa”. Lo sostiene in un’intervista al Sir padre Marco Vianelli, direttore dell’Ufficio nazionale Cei per la pastorale della famiglia, stilando un bilancio a caldo della prima edizione degli Stati generali della natalità (SGDN), promossa il 14 maggio dal Forum delle associazioni familiari.

“Se oggi la prima causa di povertà è la perdita del lavoro – spiega il religioso, che è anche membro del Consiglio direttivo del Forum -, la seconda è costituita dalla nascita di un figlio; figuriamoci due… I giovani li desiderano ma poi decidono spesso di non averne”.

E a proposito delle tre direttrici indicate da Papa Francesco nel suo intervento – primato del dono, sostenibilità e solidarietà strutturale, qui il discorso completo – p. Vianelli parla di “visione lungimirante e molto politica” e sottolinea la necessità di “rimotivarsi alla generatività riscoprendo il valore della gratuità e del dono”. Il secondo passaggio” è quello della sostenibilità e della responsabilità che si ritrova in ‘Fratelli tutti’ e ‘Laudato si’’”.

Sostenibilità “intesa non come categoria esclusivamente ecologica, ma come categoria relazionale”: per il Papa la scelta di avere figli “attiva il tema della cura, del bene comune, della responsabilità”. Infine l’accento sulla solidarietà strutturale “affinché questo bene non sia estemporaneo ma diventi parte della società”.

La micro donazione

Infine, con riferimento alla campagna di micro donazione #1euroafamiglia, lanciata a febbraio dalla Fondazione del Forum in sinergia con “Rete che ascolta”, promossa lo scorso luglio dalla Cei e coordinata dall’Ufficio per la pastorale familiare, il religioso conclude: “Si tratta di un’iniziativa nata dal basso” per dare una “risposta concreta ad un bisogno emerso durante la pandemia: la difficoltà economica temporanea di molte famiglie”.

E sono le famiglie a farsi carico di altre famiglie: “In Italia ci sono oltre 20 milioni di nuclei familiari: se anche la metà riuscisse a donare un euro al mese avremo un fondo sufficiente per intervenire su questi bisogni”. Si tratta di “un patto solidale” che crea “relazioni e cultura della solidarietà”.

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