Sant’Egidio: 70 giovani trascorrono l’estate in Albania coi malati psichiatrici

Sono trent’anni che Sant’Egidio collabora con l’ospedale psichiatrico di Elbasan, il più grande dei Balcani che attualmente ospita 330 pazienti

ULTIMO AGGIORNAMENTO 12:34
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Più di 70 giovani italiani, dai 18 ai 30 anni, stanno trascorrendo un periodo delle loro vacanze estive in Albania con i malati dell’ospedale psichiatrico locale. “Con noi ci sono ben 55 ragazzi di Genova. Oltre a loro ci sono giovani di Roma, Novara, Napoli, Pavia e Livorno divisi tra le città di Tirana, Kavaje, Elbasan”, spiega Sergio Casali della Comunità di Sant’Egidio di Genova, che accompagna il gruppo di genovesi.

Sono trent’anni che Sant’Egidio collabora con l’ospedale psichiatrico di Elbasan, il più grande dei Balcani che attualmente ospita 330 pazienti. Un’amicizia, spiegano i responsabili del progetto, che in 30 anni non si è mai interrotto neppure durante gli anni recenti della pandemia.

Il progetto della Comunità di Sant’Egidio

“Il progetto, iniziato nel 1992, ha consentito di sostenere le persone più fragili permettendo loro di uscire per alcuni giorni dall’ospedale e di partecipare a gite, laboratori oppure a pranzi e cene insieme ai volontari”, aggiunge Casali.

“Il nostro obiettivo è anche di diffondere la cultura delle case famiglia per cui Sant’Egidio svolge un’opera di formazione del personale e di scelta degli ospiti affidando poi la gestione dei pazienti e delle strutture al personale locale. Quello che ci sta a cuore – aggiunge Casali sul Sir – è diffondere la cultura dei diritti e della legalità. In questi anni abbiamo creato due case famiglia a Tirana e una a Kavaje in cui abbiamo ospitato quasi una trentina di donne e uomini precedentemente ricoverati nel manicomio di Elbasan”.

Come spiega anche la Comunità di Sant’Egidio nazionale sul proprio sito, “sono tante le storie di liberazione, di riscatto e inclusione che abbiamo vissuto insieme. Grazie anche al sostegno e alla collaborazione con il Ministero della Salute di Albania, queste case sono diventate un modello alternativo al ricovero dei malati negli ospedali psichiatrici, ancora presenti nel paese, e soprattutto rappresentano una speranza di vita nuova possibile per tanti altri che aspettano”.

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