Francesco, appello per l’Ucraina: “Ogni sforzo per la pace”

Papa Francesco si rivolge alle coscienze dei responsabili politici affinché prevalgano diplomazia e dialogo. E ricorda il significato delle Beatitudini

ULTIMO AGGIORNAMENTO 13:14
Papa Francesco Angelus Ucraina
Foto © VaticanMedia

Le ultime notizie che arrivano dall’Ucraina somigliano a echi di tamburi di guerra. E Papa Francesco, al termine dell’Angelus domenicale, fa appello alle coscienze degli uomini affinché prevalgano la diplomazia e il dialogo: “Affido all’intercessione della Vergine Maria e alla coscienza dei responsabili politici ogni sforzo per la pace”. Un nuovo grido contro le guerre dopo quello lanciato qualche giorno fa durante l’intervista a Che tempo che fa, quando aveva definito i conflitti armati “il controsenso della Creazione”. E durante la quale aveva mostrato il suo dolore per un mondo moderno che attribuisce più importanza alle armi che alle vite umane.

La logica della gratuità

L’appello di Francesco risuona in una domenica in cui il Vangelo mette al centro le Beatitudini. Gesù ne parla a una grande folla, rivolgendosi però ai suoi discepoli perché esse ne definiscono l’identità. “Possono suonare strane, quasi incomprensibili a chi non è discepolo; mentre, se ci chiediamo come è un discepolo di Gesù, la risposta sono proprio le Beatitudini“. Nella frase “beati i poveri”, viene evidenziato come il discepolo non trovi la sua gioia in beni materiali né nel potere ma “nei doni che riceve ogni giorno da Dio: la vita, il creato, i fratelli e le sorelle, e così via. Sono doni della vita. Anche i beni che possiede, è contento di condividerli, perché vive nella logica di Dio”. Una logica fondata sulla gratuità. “Questa povertà è anche un atteggiamento verso il senso della vita. Perché il discepolo di Gesù non pensa di possederlo, di sapere già tutto, ma sa di dover imparare ogni giorno. E questa è una povertà”.

Francesco: “Il discepolo cerca umilmente Dio ogni giorno”

Chi è troppo attaccato alle proprie idee, ricorda Papa Francesco, “difficilmente segue davvero Gesù. Lo segue un po’, soltanto nelle cose in cui ‘è d’accordo con Lui è Lui è d’accordo con me’, ma poi, per il resto, non va. E questo non è un discepolo”. Anzi, è la via per la tristezza, “perché la realtà sfugge ai suoi schemi mentali e si trova insoddisfatto. Il discepolo, invece, sa mettersi in discussione, sa cercare Dio umilmente ogni giorno, e questo gli permette di addentrarsi nella realtà, cogliendone la ricchezza e la complessità”. Il discepolo, in sostanza, “accetta il paradosso delle Beatitudini: esse dichiarano che è beato, cioè felice, chi è povero, chi manca di tante cose e lo riconosce”. E questo nonostante il pensare comune ci induca a pensare il contrario. Gesù “dichiara fallimentare il successo mondano, in quanto si regge su un egoismo che gonfia e poi lascia il vuoto nel cuore. Davanti al paradosso delle Beatitudini il discepolo si lascia mettere in crisi, consapevole che non è Dio a dover entrare nelle nostre logiche, ma noi nelle sue“.

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