Il Papa al corpo diplomatico: “Fraternità vero rimedio alla crisi globale”

Il discorso del Santo Padre al Corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede: 183 gli Stati che intrattengono relazioni diplomatiche

ULTIMO AGGIORNAMENTO 13:04

Un appello “affinché ad ogni persona umana siano offerte le cure e l’assistenza di cui abbisogna”. A rivolgerlo è stato Papa Francesco nel discorso rivolto al Corpo diplomatico accreditato presso la Santa Sede.

Il Pontefice ha fatto presente che “la pandemia ci ha rimesso potentemente dinanzi a due dimensioni ineludibili dell’esistenza umana: la malattia e la morte. Proprio per questo richiama il valore della vita, di ogni singola vita umana e della sua dignità, in ogni istante del suo itinerario terreno, dal concepimento nel grembo materno fino alla sua fine naturale”.  E la medicina indicata sono due parole chiave: fraternità e speranza, vale a dire le strade maestre per ripartire e risanare un pianeta travolto dal virus dell’indifferenza e della noncuranza.

L’attività diplomatica della Santa Sede nel 2020

Sono 183 gli Stati che attualmente intrattengono relazioni diplomatiche con la Santa Sede. Ad essi vanno aggiunti l’Unione Europea e il Sovrano Militare Ordine di Malta. Le Cancellerie di Ambasciata con sede a Roma, incluse quelle dell’Unione Europea e del Sovrano Militare Ordine di Malta, sono 88. Hanno sede a Roma anche gli Uffici della Lega degli Stati Arabi, dell’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni e dell’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati.

Molte le iniziative messe in campo nel 2020, nonostante la pandemia. Nel corso del 2020, il 12 ottobre, è stato firmato il Settimo Accordo Addizionale fra la Santa Sede e la Repubblica Austriaca alla Convenzione per il Regolamento di Rapporti Patrimoniali, del 23 giugno 1960.

Inoltre, sono stati ratificati i seguenti Accordi: il 17 gennaio, l’Accordo-Quadro tra la Santa Sede e la Repubblica Democratica del Congo, firmato il 20 maggio del 2016, e il 7 settembre, l’Accordo sullo statuto giuridico della Chiesa Cattolica in Burkina Faso, firmato il 12 luglio 2019.

Il 17 giugno, la Santa Sede ha ratificato, a nome e per conto dello Stato della Città del Vaticano, l’Emendamento di Kigali al Protocollo di Montreal sulle sostanze che impoveriscono lo strato di ozono, al quale aveva aderito il 5 maggio 2008. Infine, il 22 ottobre la Santa Sede e la Repubblica Popolare Cinese hanno concordato di prolungare, per altri due anni, la validità dell’Accordo Provvisorio sulla nomina dei Vescovi in Cina, firmato a Pechino nel 2018.

Il discorso al corpo diplomatico

Papa Francesco, ricevendo gli ambasciatori nell’Aula delle Benedizioni, esordisce ricordando che “l’anno da poco conclusosi ha lasciato dietro a sé un carico di paura, sconforto e disperazione, insieme con molti lutti. Esso ha posto le persone in una spirale di distacco e di sospetto reciproco e ha spinto gli Stati a erigere barriere”. Una crisi con ricadute globali perché contribuisce ad aggravare altre “crisi fortemente interrelate come quelle climatica, alimentare, economica e migratoria”.

“Essa ci ha messo in crisi – ha detto, riportato da Vatican News – mostrandoci il volto di un mondo malato non solo a causa del virus, ma anche nell’ambiente, nei processi economici e politici, e più ancora nei rapporti umani. Ha messo in luce i rischi e le conseguenze di un modo di vivere dominato da egoismo e cultura dello scarto e ci ha posto davanti un’alternativa: continuare sulla strada finora percorsa o intraprendere un nuovo cammino”.

Il viaggio in Iraq

“E’ mio desiderio riprendere a breve i viaggi apostolici, cominciando con quello in Iraq, previsto nel marzo prossimo”, dice il Papa, ripreso dal Sir, ricordando che “i viaggi costituiscono un aspetto importante della sollecitudine del successore di Pietro per il Popolo di Dio sparso in tutto il mondo, come pure del dialogo della Santa Sede con gli Stati”. Inoltre, per Francesco, “sono spesso l’occasione propizia per approfondire, in spirito di condivisione e di dialogo, il rapporto tra religioni diverse”.

“Nel nostro tempo, il dialogo interreligioso è una componente importante nell’incontro fra popoli e culture”, ha affermato il Papa: “Quando è inteso non come rinuncia alla propria identità, ma come occasione di maggiore conoscenza e arricchimento reciproco, esso costituisce un’opportunità per i leader religiosi e per i fedeli delle varie confessioni e può sostenere l’opera dei leader politici nella loro responsabilità di edificare il bene comune”.

Nella cura non domini la logica del profitto

Il Papa prende in esame ogni aspetto della crisi a partire da quella sanitaria, ribadendo il valore di ogni singola vita dal concepimento alla morte naturale ma constatando altresì che, “con il pretesto di garantire presunti diritti soggettivi, un numero crescente di legislazioni nel mondo appare allontanarsi dal dovere imprescindibile di tutelare la vita umana in ogni sua fase”. Francesco sottolinea l’importanza del diritto alla cura, la responsabilità di soccorre i poveri, gli emarginati, chiede soprattutto che non sia “la logica del profitto a guidare un campo così delicato quale quello dell’assistenza sanitaria e della cura”.

Da qui il rinnovato appello alla responsabilità personale nella lotta al Covid-19 e ai governi perché i vaccini 19 siano per tutti: “Esorto pertanto tutti gli Stati a contribuire attivamente alle iniziative internazionali volte ad assicurare una distribuzione equa dei vaccini, non secondo criteri puramente economici, ma tenendo conto delle necessità di tutti, specialmente di quelle delle popolazioni più bisognose”.

La fragilità della Terra

Le parole chiare del Pontefice guardano alla crisi ambientale, alla Terra che proprio in tempo di pandemia ha mostrato quanto sia fragile e bisognosa di cure. La crisi ambientale richiede soluzioni a lungo termine e collaborazione internazionale per questo si guarda con fiducia alla Conferenza delle Nazioni Unite sul clima (COP26), prevista a Glasgow nel novembre prossimo.

La preoccupazione di Francesco è per l’eventuale sparizione di numerose isole dell’Oceano Pacifico e la possibilità che interi villaggi e tradizioni scompaiano. Ma anche per il Vietnam e le Filippine colpiti da pesanti inondazioni e per gli incendi in Australia e California dovuti al surriscaldamento globale.

Il dialogo in Sud-Sudan

Il Papa non dimentica l’Africa, il suo pensiero va al Burkina Faso, Mali e Niger, con milioni di persone che soffrono la fame, al rischio di carestia in Sud-Sudan dove “oltre un milione di bambini ha carenze alimentari, mentre i corridoi umanitari sono spesso ostacolati e la presenza delle agenzie umanitarie nel territorio viene limitata”.

“Anche per far fronte a tale situazione – dice Bergoglio – è quanto mai urgente che le Autorità sud-sudanesi superino le incomprensioni e proseguano nel dialogo politico per una piena riconciliazione nazionale”.

La “nuova rivoluzione copernicana” dell’economia

La riflessione di Francesco tocca poi i vari aspetti della crisi economica e sociale analizzandone le ricadute sulle piccole e medie imprese con la perdita del posto di lavoro, le difficoltà delle famiglie. Ricorda che la stessa crisi ha messo in luce un sistema basato “sullo sfruttamento e sullo scarto sia delle persone sia delle risorse naturali”, che si è persa di vista la solidarietà. E rilancia così il messaggio di Economy of Francesco.

“Serve – dice il Papa – una sorta di ‘nuova rivoluzione copernicana‘ che riponga l’economia a servizio dell’uomo e non viceversa, iniziando a studiare e praticare un’economia diversa, quella che fa vivere e non uccide, include e non esclude, umanizza e non disumanizza, si prende cura del creato e non lo depreda”.

È il richiamo a “non fare da sé”, a collaborare e condividere per questo il Papa ritiene “significativo” “lo stanziamento proposto dal piano Next Generation EU”, esempio del mettere insieme le risorse “in spirito di solidarietà”. Un obiettivo realmente accessibile.

Gli occhi distratti della società e la piaga della tratta

L’altra faccia della medaglia della crisi economica è il mondo della disperazione che apre le porte al “lavoro nero o forzato, la prostituzione e varie attività criminali, tra cui la tratta delle persone”. Sono conseguenze di una mancanza di stabilità economica che portano all’usura e alla corruzione e a “tante altre ingiustizie che si consumano ogni giorno di fronte agli occhi stanchi e distratti della nostra società contemporanea”. Altro pericolo è il cybercrime che prende di mira le persone più vulnerabili, facili prede anche della pedopornografia.

Di fronte all’aumento drammatico del numero di rifugiati, evidenzia il Papa, è necessario l’impegno a proteggerli affrontando anche la questione degli sfollati interni e di chi fugge da persecuzione e violenze.

La Santa Sede esprime la propria preoccupazione per la situazione degli sfollati in diverse parti del mondo. Mi riferisco anzitutto all’area centrale del Sahel, dove, in meno di due anni, il numero degli sfollati interni è aumentato di venti volte.

La crisi e il golpe in Birmania

La crisi profonda per Papa Francesco ha radici nella crisi politica, con la crescita delle contrapposizioni e l’incapacità di trovare soluzioni comuni, mentre “lo sviluppo di una coscienza democratica esige che si superino i personalismi e prevalga il rispetto dello stato di diritto”. Il suo pensiero va al Myanmar (o Birmania), Paese asiatico scosso da un colpo di Stato che ha interrotto il cammino del Paese verso la democrazia.

“Esso – dice Bergoglio – ha portato all’incarcerazione di diversi leader politici, che auspico siano prontamente liberati, quale segno di incoraggiamento a un dialogo sincero per il bene del Paese.

La “catastrofe educativa”

Ricordando anche la crisi del multilateralismo, Francesco invita a guardare alla pandemia come all’occasione per riformare le organizzazioni internazionali “pensate per favorire la pace e lo sviluppo”, vincendo la reticenza che si incontra nei percorsi di cambiamento.

Il Papa non nasconde infatti che la pandemia ha provocato un profondo disagio tra i giovani, costretti all’isolamento e alcuni ancora più messi in disparte per l’impossibilità di accedere alle piattaforme educative. Un ritardo anche dal punto di vista dello sviluppo pedagogico. Necessario rilanciare il Patto globale educativo:

“Assistiamo – dice il Papa – a una sorta di “catastrofe educativa”, davanti alla quale non si può rimanere inerti, per il bene delle future generazioni e dell’intera società. Oggi c’è bisogno di una rinnovata stagione di impegno educativo, che coinvolga tutte le componenti della società, poiché l’educazione è il naturale antidoto alla cultura individualistica, che a volte degenera in vero e proprio culto dell’io e nel primato dell’indifferenza. Il nostro futuro non può essere la divisione, l’impoverimento delle facoltà di pensiero e d’immaginazione, di ascolto, di dialogo e di mutua comprensione”.

Nell’isolamento alcune famiglie si sono riunite, altre allontanate e in diversi casi è esplosa la violenza contro le donne, le vittime – afferma il Papa – vanno supportate ed è compito delle autorità pubbliche e civili.

Infine il Pontefice rivolge un pensiero affettuoso all’Italia, il primo Paese in Europa colpito duramente dalla pandemia, esortando i suoi cittadini a non lasciarsi abbattere dalle difficoltà, “ma a lavorare unito per costruire una società in cui nessuno sia scartato o dimenticato”.

L’anno della fraternità

Papa Francesco conclude il suo discorso con un invito a percorrere nuove vie di solidarietà e comunione per l’intera famiglia umana. “Il 2021 è un tempo da non perdere. E non sarà sprecato nella misura in cui sapremo collaborare con generosità e impegno. In questo senso ritengo che la fraternità sia il vero rimedio alla pandemia e ai molti mali che ci hanno colpito. Fraternità e speranza sono come medicine di cui oggi il mondo ha bisogno – conclude – al pari dei vaccini“.

 

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