Messico, Conferenza episcopale: “Sui migranti è in gioco l'umanità”

ULTIMO AGGIORNAMENTO 14:36

Nell'epoca delle migrazioni di massa che provocano morte e dolore, la frontiera che divide Messico e Stati Uniti è senza ombra di dubbio una delle più tristemente famose. E proprio questo è stato il tema al centro dell'ultima Conferenza episcopale messicana. Secondo i vescovi di questo Paese è fondamentale la “non criminalizzazione dei migranti e dei difensori dei diritti umani, che spesso lottano a favore della dignità umana contro corrente, con gravi rischi per la propria incolumità”. Parole decise, a favore di coloro che accolgono. E ancora: “Migliaia di migranti stanno aspettando di entrare negli Stati Uniti per fuggire dalla violenza e dalla miseria dei Paesi d’origine. Molti altri sono arrestati e deportati in Messico, in questo momento nell’ambito del programma unilaterale statunitense “Resta in Messico“, a causa del quale migliaia di centroamericani stanno aspettando una soluzione alla loro situazione migratoria, esposti a gravi rischi nelle città frontaliere messicane e senza un pieno accesso all’assistenza legale”. Ma c'è di più: “Come membri della famiglia umana non possiamo essere indifferenti al dolore che molti di loro vivono e che reclama il nostro aiuto umanitario e il pieno rispetto dei loro diritti”.

Il dialogo per superare lo stallo tra Stati Uniti e Messico

I partecipanti alla Conferenza episcopale messicana hanno prospettato soluzioni concrete per sbloccare la situazione, di fatto congelata, tra Stati Uniti e Messico. “Trovare un accordo permanente – hanno auspicato i monsignori – per privilegiare sempre il dialogo e il negoziato trasparente nelle nostre relazioni internazionali”. Nel messaggio dei vescovi si conferma la disponibilità della Chiesa a colaborare “con tutte quelle iniziative che consentano di assicurare un cammino di maggior sicurezza e protezione dei diritti umani a coloro che emigrano”. Perché: “Sull’accoglienza ai migranti è in gioco la nostra umanità“.  

I militari non sono la soluzione

“Dispiegare seimila effettivi della Guardia nazionale alla frontiera Sud – ha scritto il vescovo Rogelio Cabrera López – non è una soluzione radicale che affronti le vere cause del fenomeno migratorio”. Dunque sarebbe più opportuno fronteggiare la povertà e la diseguaglianza presenti in Messico, e più in generale nell'America Centrale.

Se vuoi commentare l'articolo manda una mail a questo indirizzo: [email protected]
Avviso: le pubblicità che appaiono in pagina sono gestite automaticamente da Google. Pur avendo messo tutti i filtri necessari, potrebbe capitare di trovare qualche banner che desta perplessità. Nel caso, anche se non dipende dalla nostra volontà, ce ne scusiamo con i lettori.