La Lettera del Vescovo contro le degenerazioni liturgiche

ULTIMO AGGIORNAMENTO 10:13

Monsignor Massimo Camisasca, Vescovo di Reggio Emilia-Guastalla dal 2012, ha preso carta e penna ed ha scritto una lettera piuttosto eloquente ai presbiteri, diaconi e fedeli della diocesi sulla liturgia. 

L'importanza della liturgia

Nella sua missiva, monsignor Camisasca ha sottolineato l'importanza della liturgia definendola “uno dei beni più grandi che Cristo ha lasciato alla Chiesa”. Il Vescovo ha chiamato in causa l'insegnamento del Concilio Vaticano II, ricordando come la “Sacrosanctum Concilium” dedicata alla questione sia stata la prima Costituzione approvata dai Padri nel 1963. Appellandosi ai passaggi di quel testo, monsignor Camisasca ha scritto: “La Liturgia è la nostra partecipazione al dialogo eterno che avviene tra il Padre e il Figlio, nello Spirito. Essa è innanzitutto preghiera di Cristo al Padre, a cui tutti gli uomini nella Chiesa sono chiamati a unirsi, anzi a cui partecipa, in certo modo, tutto l’universo creato”. 

L'annuncio

Il Vescovo ha anche annunciato di star lavorando alla stesura di una Lettera Pastorale dedicata proprio a questo tema che dovrebbe uscire alla fine dell'anno in corso o all'inizio del 2020. Il presule ha affermato: “La Liturgia, ben celebrata e vissuta, è il cuore di ogni comunità e di ogni missione, soprattutto è il cuore della carità. Non possiamo amare se il nostro cuore non è rinnovato ogni giorno dall’amore che è Dio”. 

L'invito

Da monsignor Camisasca anche un invito ai presbiteri della sua diocesi a rileggere e medirare “in profondità i principali testi del Magistero su questa materia, da 'Sacrosanctum Concilium' alle 'Introduzioni e Rubriche' dei libri liturgici, e considerino così quanto sia fondamentale, per la vita del loro popolo e in obbedienza alla volontà di Cristo che giunge a noi attraverso il Magistero della Chiesa, che la celebrazione della Liturgia non si discosti mai, per nessun motivo, da ciò che Cristo ci ha chiesto nel giorno della nostra ordinazione“. Parole che suonano anche come un ammonimento per quei sacerdoti che si rendono responsabili di inaccettabili degenerazioni nella liturgia. 

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