Kenya: la Chiesa preoccupata per lo sciopero degli insegnanti offre la sua mediazione

ULTIMO AGGIORNAMENTO 11:05

“La Chiesa cattolica è molto preoccupata per lo sciopero degli insegnanti, che ha causato l’interruzione delle lezioni nella maggior parte delle scuole pubbliche” è quanto ha affermato in un comunicato Sua Ecc. Mons. Maurice M. Makumba, Vescovo di Nakuru e Presidente della Commissione per l’educazione e l’educazione religiosa della Conferenza Episcopale del Kenya.

Il nuovo anno scolastico, è stato protagonista di un prolungamento di trattative tra i sindacati degli insegnanti e il governo con lo scopo di raggiungere un accordo sostenibile sui salari degli insegnanti pubblici, senza però alcun successo.

Il Segretario Generale del Kenya Union of Post-Primary Education Teachers (KUPPET), Akelo Misori, ha affermato “ci aspettavamo un’offerta considerevole da parte del Governo, ma non abbiamo ottenuto niente di serio”. La richiesta del sindacato include tra le altre cose, il nodo centrale del confronto, ovvero un aumento del salario di base pari al 200%. In questo clima teso, il portavoce del Governo invita comunque i genitori degli studenti a continuare a portare i propri figli a scuola, e gli insegnanti ad interrompere lo sciopero perché contrario alla legge nazionale.

Mons. Makumba giudica “deplorevole” che i negoziati non abbiano messo termine all’impasse e chiede agli insegnanti di tornare nelle classi, mentre le trattative sindacali continuano. “Riconosciamo che gli insegnanti, e il governo possono avere ragioni valide e legittime per rimanere fermi nelle loro posizioni. Come Chiesa rispettiamo questo. Ma facciamo appello ai leader coinvolti di riconsiderare le rispettive posizioni per il bene dei bambini innocenti e dell’educazione nel Paese” continua il documento, che si conclude annunciando: “la Chiesa cattolica si offre di mediare nel negoziato per trovare un soluzione in via amichevole il più rapidamente possibile, per riprendere il normale insegnamento”.

Lo sciopero dura ormai da otto giorni e sta causando nei bambini, negli studenti e nei loro genitori ansia e disagi gratuiti e dannosi. È improbabile che il tempo perso durante lo sciopero venga pienamente recuperato.

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