Hollerich al servizio di nonna Europa

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Lavora per “un'Europa più giusta che sappia accogliere migranti e trovare soluzioni di pace”. Jean-Claude Hollerich, 61 anni, dal 2011 arcivescovo di Lussemburgo e dal 2018 presidente della Comece, la Commissione degli episcopati dell’Unione europea, organismo ecclesiale con sede a Bruxelles, è impegnato in prima linea per il bene comune in Europa e nel mondo, concentrandosi su temi chiave come la gioventù, la migrazione, l’asilo e il clima. “Mi preoccupano i nazionalismi – spiega il neo-porporato al Sir -. Conosciamo la storia. Sappiamo che in epoche di trasformazioni culturali profonde (e noi siamo in un periodo così) le persone hanno paura e quando le persone hanno paura cercano identità semplici. Avere un’identità è importante. È essere identitari che è sbagliato”. E aggiunge: “Quello che notiamo nelle persone è una certa delusione. Non si è contro l’Europa. Ma contro le élite. Le persone non si sentono più ascoltate, prese sul serio, tantomeno capite nelle loro preoccupazioni quotidiane”.

La lezione di Francesco all’Ue

All’Europa papa Francesco ha rivolto ben cinque discorsi e a Strasburgo l’ha definita nonna. “Come vescovi, cerchiamo di mantenere una certa distanza rispetto alla politica ed è forse questa distanza a essere parte della saggezza della Chiesa perché ci permette di amare l’Europa ma anche di porci nei suoi confronti in maniera critica – sottolinea al Sir il presule che nel concistoro del 5 ottobre riceverà la berretta cardinalizia -. Molti dei valori europei sono parte integrante della dottrina sociale della Chiesa. La solidarietà, il bene comune, la pace, la giustizia. Ciò che è pericoloso è quando limitiamo il bene comune all’Europa. L’Europa è un progetto di pace per il mondo. E ciò che è vero per la pace, lo è anche per la giustizia, la solidarietà. Riconoscersi italiano o lussemburghese è una cosa buona così come lo è riconoscersi cristiano o cattolico. È essere identitari che è sbagliato perché le nostre identità devono sempre essere in dialogo con il mondo e avere un rispetto profondo per gli altri. Mai dovrò vedere gli altri come nemici ma sempre come partner nella costruzione di un futuro migliore”.

Il pericolo è la mancanza di regole

Alle persone che percepiscono che l’Europa inutile e a quelli che addirittura credono che l’Europa rende peggiore la loro vita, il neo-porporato ribatte che “è facile dire che tutto ciò che va bene, è merito degli Stati nazionali e tutto ciò invece che va male è causa dell’Europa”, ma “non è vero, è una bugia perché è sicuramente più semplice dare la responsabilità di ciò che non va agli altri e in questo caso all’Unione europea piuttosto che prendersi la propria responsabilità”. Quindi dobbiamo far vedere quanto l’Europa ha fatto per il bene comune. “Pensiamo, per esempio, alla moneta unica – evidenzia al Sir Jean-Claude Hollerich -. Se non avessimo l’euro, il mercato comune non funzionerebbe. O pensiamo alle frontiere: se si chiudono, non si può più viaggiare liberamente, sarebbe impossibile alle persone migrare da un Paese all’altro dell’Europa alla ricerca di un lavoro e agli studenti non sarà più concesso di andare a studiare in un altro Paese. Sono tutte chance che l’Europa ci ha dato. Pensiamo poi alla globalizzazione. L’Europa unita ci permette di dare regole ad una globalizzazione che ha già sparso dietro di sé molte vittime”. Ed è “la mancanza di regole il vero pericolo, la causa che ha portato l’economia verso un capitalismo selvaggio, verso un sistema che guarda solo al profitto e tutela le piccole élite a danno della maggioranza e questo non va bene”. Perciò “strutture come l’Unione europea permettono di tenere almeno sotto controllo questi fenomeni”.

Il nodo-Brexit

Il nuovo cardinale ha richiamato l’attenzione dei cattolici europei anche sulla Brexit. “Sono rattristato, penso che non era necessario, che abbiamo tutti commesso degli errori. Sia sul continente europeo, sia nel Regno Unito – osserva al Sir -. Penso che avremmo dovuto tutti ascoltarci meglio e dialogare di più per comprenderci gli uni gli altri. Ma rispetto, anche se mi fa male, la decisione del popolo del Regno Unito. Fa parte del gioco democratico e rispetto la democrazia. Ma facciamo attenzione affinché l’uscita dall’Unione europea non provochi nuove rivalità e inimicizie. Non dimentichiamoci che i cittadini del Regno Unito e i cittadini dell’Unione europea sono fratelli e sorelle. Come Chiesa, poi, siamo chiamati a dare un esempio. Per questo voglio proporre di accettare come osservatori i vescovi inglesi e scozzesi all’interno della Comece. Restiamo fratelli”.

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