Gendarmeria Vaticana: 203 anni a servizio della Carità

ULTIMO AGGIORNAMENTO 17:07

Si sono tenute ieri, in occasione della riccorenza di San Michele Arcangelo, le celebrazioni della festa del Corpo della Gendarmeria Vaticana, nel 203° anniversario di Fondazione. Deputato nella funzione di ordine pubblico e sicurezza, nell'anno in cui la Gendarmeria fu istituita (1816), si chiamava Corpo dei Carabinieri Pontifici. Il suo ruolo fu decisivo nel garantire la stabilità dello Stato Pontificio in seguito alla caduta della Repubblica Romana, sotto papa Pio IX (1849). Fedele alla sua vocazione originaria, oggi il Corpo della Gendarmeria segue il Pontefice nei suoi spostamenti, incluse le visite di Stato, svolgendo il compito istituzionale di polizia: “Alla base di questa storia ci sono grandi ideali” ha ricordato nel suo discorso rivolto alle Autorità religiose, civili e militari, il Capo della Gendarmeria Vaticana, Comandante Domenico Giani, che ha ravvisato in questo spessore della storia “grandi ideali, ma anche i nostri personali riferimenti, sentimenti genuini che ci caratterizzano in maniera profonda”

Gratitudine verso il passato

Come ricorda il Comandante Giani, alla base del lavoro della Gendarmeria vi sono valori imprescindibili: disciplina, obbedienza, fraternità, carità e umanità: “Siamo gente semplice, schietta, ma convinti di dover servire alla luce di certi imprescindibili valori, soprattutto quelli evangelici”. Giani ha fatto riferimento a una frase pronunciata da papa Francesco nel suo recente viaggio in Africa: “La nostra vita e le nostre capacità – ha detto il Santo Padre – sono il risultato di un dono intessuto tra Dio e tante mani silenziose di persone delle quali arriveremo a conoscere i nomi solo in cielo”. Con ciò, il Comandante ha voluto omaggiare tutti i gendarmi che hanno costituito in passato il tessuto del Corpo: nomi spesso ignoti e relegati al passato, eppure presenza imprescindibile del presente del Corpo. 

I valori della Gendarmeria

Un pilastro del Corpo della Gendarmeria, la sicurezza, “non è un muro, ma un ponte: impegno, cioè, per facilitare l’incontro del Papa con i fedeli, nell’articolato esercizio del Suo ministero” ha sottolineato Giani. Anche la disciplina è essenziale: “perché senza di essa non sarebbe possibile il nostro compito di garantire sicurezza e ordine pubblico riesce a coniugarsi con l’accoglienza e con l’essere gente di pace”. Un tratto distintivo del Corpo è l'obbedienza al Papa: “Oggi la professione della fede cattolica quando si presenta la domanda per entrare a far parte della Gendarmeria, può sembrare un retaggio del passato – ha detto Giani -. In realtà la nostra funzione e le nostre finalità su questo fazzoletto di terra, sono direttamente legate al Papa, quindi alla Chiesa cattolica”. In questo senso, “l'obbedienza ci porta anche ad allargare la visuale del nostro servizio“. Il riferimento precipuo è al ruolo di peacekeeping svolto dalla Gendarmeria nella Repubblica Centrafricana: una delle tante missioni delicate compiute nel mondo. Giani auspica che continui il tratto distintivo del Corpo orientato alla fraternità e cita san Francesco, per il quale “il dono dei fratelli precede l’illuminazione circa la sua vocazione. Nella comunità francescana i fratelli si accettano e si lasciano accettare reciprocamente. La Chiesa è espressione di 'comunione fraterna' e noi siamo Chiesa, Chiesa viva. La comunione fa crescere nell’amore e nella stima reciproca, spinge ognuno a cercare non il proprio utile, ma a vivere nel vicendevole servizio. In questo spirito è la nostra fratellanza”. Questi valori si assommano nel più grande: la carità. Richiamando l'enciclica di papa Benedetto XVI, il Comandante Giani ha ricordato l'impegno della Gendarmeria nella “comunione” con associazioni quali Pace in Terra, impegnata nel riscatto delle persone persone più povere e abbandonate: “L'umanità è una conquista che parte dall’Amore“.

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