Francesco incontra i familiari delle vittime del regime di Pinochet

ULTIMO AGGIORNAMENTO 23:16

Papa Francesco ha incontrato, nel Santuario Nuestra Senora de Lourdes di Iquique, due familiari delle vittime della repressione degli anni '70, all'epoca della dittatura Pinochet, che gli hanno consegnato una lettera. Il Pontefice si è intrattenuto con Hector Marin Rosset, il cui fratello fu sequestrato il 28 settembre del 1973 e morì lo stesso giorno a Iquique.

Appello alle Istituzioni cilene

Come riferisce la Sala Stampa della Santa Sede, Rosset ha detto al Santo Padre: “Papa Francesco, nelle sue mani metto la speranza di incontrare i nostri detenuti desaparecidos”. Ha poi aggiunto di aver espresso al Pontefice il suo apprezzamento verso la Chiesa cattolica cilena “per il suo gran lavoro di promozione e difesa dei diritti umani”. “Nella lettera che gli ho dato – ha spiegato Hector Marin Rosset – gli racconto della nostra lotta insieme ai familiari per incontrare i nostri detenuti desaparecidos. Allo stesso tempo gli chiedo che faccia un appello alle forze armate e al governo del Cile a collaborare in questa crociata umanitaria che ci permetterà di avere la pace spirituale di cui abbiamo tanto bisogno – conclude -. Il Papa è stato ricettivo nell'ascoltare e nel ricevere la lettera”. 

La dittatura di Pinochet

In Cile, durante la dittatura del generale Augusto Pinochet, i desaparecidos, secondo le stime ufficiali, furono migliaia. Pinochet prese il potere l'11 settembre del 1973 rovesciando Salvador Allende, il presidente eletto, il quale si suicidò poco dopo nel palazzo presidenziale. Dal giorno del golpe, il regime pinochetista iniziò una durissima repressione. Il generale, inizialmente, era il presidente della Giunta militare, carica che avrebbe dovuto alternarsi con quelle dei comandanti delle altre forze armate. Il 27 giugno del '74 assume il titolo di “Capo Supremo della Nazione”, poi ufficializzato in Presidente del Cile.

La violenza e il bagno di sangue continuarono. Contro i dissidenti, il generale utilizzò il pugno di ferro: la tortura era una pratica comune e veniva usata con un duplice scopo: per ottenere informazioni e per incutere terrore, in modo tale che, se un oppositore fosse stato rilasciato, non avrebbe più avuto la forza di impegnarsi politicamente. Molte delle persone sequestrate, a differenza di quanto avvenne in Argentina, furono poi rilasciate dopo tempi, più o meno lunghi, di detenzione. Tornati in libertà erano costretti all'esilio o all'isolamento sociale e politico.

Al contrario, i dissidenti che avevano pubblicamente parlato contro la politica di Pinochet venivano assassinati, senza dire nulla ai familiari. Per questo vennere definiti desaparecidos, ovvero scomparsi. Non si sa esattamente quanta gente sia stata uccisa dalle forze del governo e dei militari durante i diciassette anni in cui il generale rimase al potere, ma la Commissione Rettig, voluta dal nuovo governo democratico, elencò ufficialmente più di 3000 vittime (2.095 morti e 1.102 scomparsi) su 130.000 sequestri. L'ultimo computo aggiornato, presentato nell'agosto 2011 da una commissione incaricata dal governo, porta il numero totale delle vittime a 40.018 e 600.000 arresti.

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