Bangladesh, il governo risponde all’appello dei cattolici: a Natale, presidi in 62 chiese

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Non è facile essere cristiani in Bangladesh. Del resto, non sarebbe facile in nessun Paese nel quale si faccia parte di una ristrettissima minoranza etnico-religiosa. Nello Stato asiatico, i cristiani non costituiscono nemmeno l’1% della popolazione, a fronte di circa 600 mila fedeli, lo 0,99% dei quali sono cattolici (appena lo 0,1% pratica l’animismo). Eppure, pur nell’esiguità del numero di praticanti, la fede cristiana bengalese resta la medesima di quella occidentale. Per questo, con l’avvento del Natale, questa piccola porzione di fedeli non rinuncia alle celebrazioni di rito, pur nei disagi e nelle preoccupazioni che queste comportano. A questo proposito, i rappresentanti della comunità cattolica locale hanno incontrato i vertici del Ministero dell’interno, avanzando richieste di garanzia affinché, le venture festività natalizie, possano essere trascorse nella sicurezza e nel rispetto del culto altrui.

L’incontro si è svolto nella capitale, Dacca, alla presenza di 25 esponenti della “Bangladesh christian association”, dei quali si è fatto portavoce il presidente, Nirmol Rozario: “Abbiamo portato al ministro gli auguri da parte di tutta la comunità cristiana e abbiamo chiesto lui di schierare la polizia a protezione delle chiese durante la notte di Natale”. Come riportato dal sito d’informazione “Asianews”, il ministro in carica, Asaduzzaman Khan Kamal, ha assicurato l’impegno delle forze di sicurezza nella tutela degli edifici religiosi (circa 62 chiese), assicurando la costante presenza di agenti di polizia sia durante la Vigilia di Natale che la sera del 31 dicembre: “Siamo preoccupati per la difesa dei cristiani – ha affermato -. La nostra polizia presidierà tutti gli eventi previsti nelle chiese per il periodo natalizio”. Tra le misure adottate dal governo bengalese, il controllo e, eventualmente, la deviazione del traffico attorno ai luoghi di culto cristiani, e l’installazione di un sistema di videosorveglianza a circuito chiuso.

La principale fonte di preoccupazione, riguarda l’eventualità di violenze estremiste da parte della maggioranza islamica del Paese (circa l’88% della popolazione pratica la religione musulmana, perlopiù della corrente sunnita), accentuata dal latente clima di intolleranza che, da diversi anni a questa parte, aleggia in quest’area dell’Asia centrale. Una discriminazione indirizzata non solo nei confronti dei cristiani, ma anche verso altre minoranze religiose, come quella induista. Per scongiurare tali rischi, purtroppo sussistenti, i cattolici locali hanno fatto appello alle autorità centrali le quali, a quanto sembra, hanno prestato orecchio alle loro richieste, dislocando presidi e sistemi di vigilanza nei punti ritenuti maggiormente sensibili. Sperando che questo basti a far sì che il Natale possa trascorrere all’insegna della preghiera e della serenità spirituale.

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