L’interprete insulta l’europarlamentare, ma dimentica il microfono acceso

E' accaduto durante la Commissione agricoltura: un traduttore scorda il microfono aperto e insulta l'eurodeputato leghista Angelo Ciocca

ULTIMO AGGIORNAMENTO 15:26

Piuttosto movimentata la seduta della Commissione Agricoltura dell’Europarlamento. O perlomeno, è stata resa tale da una gaffe che, in tempi come questi, equivale a una leggerezza imperdonabile. Sia per il luogo in questione, dove il rispetto reciproco dovrebbe (condizionale d’obbligo) prosperare in funzione di un’Unione europea che ha il dovere di funzionare bene, ma anche per la natura stessa del gesto, sconveniente qualsiasi sia la propria convinzione politica. Accade così che, durante l’intervento dell’eurodeputato leghista Angelo Ciocca (noto per i suoi comportamenti provocatori, come quando pestò con la scarpa un documento di Pierre Moscovici), un interprete ha pensato bene di dire la sua sulle argomentazioni di chi parlava, dimenticando però di spegnere il proprio microfono. Inevitabile che, visto il collegamento acceso, gli insulti pronunciati fossero uditi da tutti, compreso il diretto interessato.

Commento in diretta

A prescindere dalle parole usate (in diretta si è udita la voce dell’interprete commentare “Che c…ne, possiamo dirlo? Ma dai…”), a colpire è stata la leggerezza commessa da chi aveva il ruolo di riportare le parole dell’eurodeputato, il quale ha immediatamente diffuso il filmato di quanto accaduto: “Un episodio gravissimo, un gesto di grande diseducazione – ha detto all’Ansa -. Mi auguro che il presidente del Parlamento Sassoli agisca su una cosa grave come questa“. Da parte sua, l’Europarlamento ha già fatto sapere che la “registrazione della riunione è stata corretta e i commenti sono stati rimossi”, precisando che “il deputato riceverà le scuse da parte del Direttore generale responsabile degli interpreti”. Per quanto riguarda l’interprete “che ha causato lo spiacevole incidente è stato contattato e si è già scusato per il linguaggio usato”. Resta la brutta figura, quello sì, in una seduta già di per sé dibattuta e, di fatto, in diretta parlamentare.

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