Rapinava le anziane in strada: in manette la “Banda degli abbracci”

Quattro arresti nel Mantovano, due uomini e due donne di nazionalità romena. Chiedevano informazioni e sottraevano portafogli con la scusa dell'abbraccio

ULTIMO AGGIORNAMENTO 13:23

Un vecchio trucco applicato in modo sistematico e, forse per questo, non troppo funzionante. A ogni modo, la tecnica aveva fatto guadagnare a coloro che la applicavano l’appellativo di “banda”. Perché di questo si trattava: un manipolo di criminali che, con la scusa di chiedere un’indicazione stradale e ringraziare poi il loro informatore, hanno cercato di racimolare il proprio bottino abbracciando la vittima. Il modus operandi era sempre lo stesso: alla richiesta dell’informazione, seguiva un affettuoso abbraccio di ringraziamento durante il quale, rapidamente, “l’informato” sottraeva collanine, portafogli e orologi. Da qui il soprannome di “banda degli abbracci”.

La banda

I componenti, due uomini e due donne tutti di nazionalità romena, agivano nella zona di Mantova, città nella quale sono ora detenuti dopo essere stati arrestati dai carabinieri. Erano le due donne (una di 21 e l’altra di 24 anni), in particolare, ad agire. I complici, invece, le attendevano in macchina, pronti a darsi alla fuga. Le vittime erano perlopiù persone anziane, le quali però tendevano sistematicamente a reagire agli abbracci, sia per la questione dell’emergenza sanitaria (che invita la cittadinanza a non prodursi in tale gesto per garantire il distanziamento sociale) che per la sorpresa. In effetti, non è servito molto tempo perché la banda finisse nel mirino dei militari che, giovedì, hanno effettuato il blitz decisivo, sventando un tentato furto.

L’interrogatorio

Al momento della cattura, i giovani componenti (i due uomini avrebbero appena 19 anni) avrebbero finto di non parlare italiano, salvo poi riferire, di fronte a un interprete in lingua inglese, di non aver eseguito furti. Indosso, vista la prontezza dell’ultima vittima, non avevano refurtiva ma le altre segnalazioni pervenute hanno permesso ai militari di identificare la banda. Tutti loro risultavano senza fissa dimora e l’auto da loro utilizzata sarebbe stata intestata a un pregiudicato che ne avrebbe decine intestate a suo nome.

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