Truffa al servizio sanitario: primario ai domiciliari, 15 indagati

ULTIMO AGGIORNAMENTO 9:10

Primario, caposala e infermiere nonché un rappresentante di protesi chirurgiche truffavano l'ospedale Civico e l’Asp di Palermo mediante la falsificazione di documenti e registri di carico e scarico del materiale protesico utilizzato negli interventi di chirurgia cranica e della colonna vertebrale, in particolare dichiarando l’uso di dispositivi medici in numero notevolmente superiore rispetto a quello realmente impiantato sui pazienti nel corso degli interventi chirurgici.

Le indagini

Per tali motivi, i carabinieri del Nas, su delega della Procura di Palermo su ordine del Gip del tribunale, hanno arrestato e posto ai domiciliari quattro persone. In manette è finito Natale Francaviglia, direttore unità complessa di Neurochirurgia dell'ospedale Civico, il coordinatore infermieristico Carmela Lombardo e un altro infermiere, tutti dipendenti del Civico di Palermo. Ai domiciliari anche Gianmarco Randazzo, amministratore della società fornitrice dei dispositivi medici. Come riporta una nota dei Carabinieri, sono tutti accusati, a vario titolo, di concorso in reato continuato di truffa aggravata ai danni di ente pubblico, falsità ideologica aggravata commessa dal P.U. in atti pubblici, abuso d’ufficio. Sembra inoltre che primario con la collaborazione di altri medici ed infermieri della sua Unità Operativa, facesse bypassare ai propri pazienti – privati e dunque paganti – le liste d’attesa per gli interventi chirurgici, facendo figurare che avevano seguito le normali procedure istituzionali di ricovero. In tutto gli indagati sono 15. “Le indagini, coordinate dalla Procura della Repubblica di Palermo e condotte dal Nas del capoluogo, con servizi di osservazione e pedinamento, ispezioni ed anche attraverso attività tecnica di intercettazione – si legge nella nota dei Carabinieri – hanno permesso di scoprire l’organizzazione”.Con la medesima Ordinanza il gip ha anche disposto il sequestro preventivo, per equivalente, della somma di poco meno di 50 mila euro quale profitto di reato, da eseguirsi, oltre che nei confronti degli arrestati, anche nei confronti di altri due soggetti non colpiti da provvedimento restrittivo, rispettivamente un infermiere dello stesso ospedale e l’amministratore della società fornitrice dei dispositivi medici.

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