University College di Londra, Covid-19: “Il virus muta ma non diventa più contagioso”

Secondo uno studio dell'università inglese è fondamentale la sorveglianza perché il vaccino può essere adattato

ULTIMO AGGIORNAMENTO 12:18
Londra

Il virus SarsCoV2 muta ma finora non sembra essere diventato più contagioso per l’uomo.  La buona notizia arriva dall’analisi dei genomi virali prelevati da oltre 46.000 malati di Covid in 99 Paesi del mondo. Lo studio, coordinato dall’University College di Londra (Ucl) e pubblicato sulla rivista Nature Communications, documenta più di 12.000 mutazioni, ma nessuna sembra aver dato un particolare vantaggio evolutivo al coronavirus. Continuare il monitoraggio sarà fondamentale anche nei prossimi mesi, spiegano gli esperti, in modo da poter adattare i futuri vaccini alle eventuali forme mutanti.

Università di Londra: “Bisogna rimanere vigili”

In questa fase “dobbiamo restare vigili”, affermano i ricercatori. Il vaccino, infatti, potrebbe aumentare la pressione selettiva sul virus favorendo la comparsa di nuove forme mutanti. “Siamo convinti che riusciremo a individuarle prontamente in modo da adattare i vaccini per tempo, se necessario”. Rassicura il coordinatore dello studio, Francois Balloux dell’Ucl.

É dello stesso parere anche l’immunologa Antonella Viola dell’Università di Padova, che sottolinea come SarsCov2 sia “piuttosto stabile. Emergono ogni tanto delle varianti, ma per ora quella che si è diffusa da noi è sempre la stessa. I vaccini in studio sono efficaci verso la variante che circola e alcuni in particolare, come quello di Pfizer e Moderna, hanno questa caratteristica: se tra un anno il virus fosse mutato sarebbe facile adattarli“.

La mutazioni del virus

Finora sono 12.706 le mutazioni individuate nel genoma di SarsCoV2, indotte per lo più dall’azione del sistema immunitario dell’uomo: di queste, 398 si sono sviluppate in più occasioni e in maniera indipendente. I ricercatori ne hanno esaminate in particolare 185 che durante la pandemia sono comparse almeno tre volte in modo indipendente. Collocandole nell’albero evolutivo del virus, hanno potuto osservare che nessuna di queste ha dato un particolare vantaggio ai virus portatori. Nessuna mutazione ha aumentato la trasmissibilità, neppure la famosa mutazione D614G della proteina Spike.

“Il virus – commenta la genetista Lucy van Dorp dell’Ucl – potrebbe aver già raggiunto il suo massimo adattamento all’ospite umano nel momento in cui lo abbiamo scoperto“. Si stima infatti che il virus abbia fatto il salto di specie verso l’uomo tra ottobre e novembre 2019, mentre i primi genomi virali studiati risalgono alla fine di dicembre: “è possibile che a quel punto – conclude Balloux – le mutazioni cruciali per la trasmissibilità negli umani fossero già emerse e fissate”.

Se vuoi commentare l'articolo manda una mail a questo indirizzo: scriviainterris@gmail.com
Avviso: le pubblicità che appaiono in pagina sono gestite automaticamente da Google. Pur avendo messo tutti i filtri necessari, potrebbe capitare di trovare qualche banner che desta perplessità. Nel caso, anche se non dipende dalla nostra volontà, ce ne scusiamo con i lettori.