Le condizioni di Berlusconi e Meloni al dialogo con il premier

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ULTIMO AGGIORNAMENTO 10:10

L’invito del premier Conte per affrontare la fase 3 della pandemia è quello al dialogo. Un dialogo tra le forze che compongono la maggioranza ed anche con l’opposizione.
Messaggio recepito dal presidente di Forza Italia Silvio Berlusconi che in un’intervista a La Stampa dice: sì al dialogo sulla ripartenza ma le scelte fanno insieme o si prendono insieme. Berlusconi chiede poi di coinvolgere le migliori forze del Paese e non solo la politica. Apertura anche da Fratelli d’Italia che con Giorgia Meloni detta però due condizioni: togliere tutti i bonus inutili e mandare la diretta streaming dell’incontro tra governo e opposizioni. Il leader della lega Matteo Salvini insiste: su fisco e taglio alla burocrazia, il premier ci ascolti.

Le parole di Silvio Berlusconi e Giorgia Meloni

Il dialogo proposto da Conte? Sono disponibile. Con tre precisazioni. Primo, collaborazione istituzionale non significa convergenza politica. Secondo, l’ascolto non è una concessione che il presidente del Consiglio ci fa; semmai è nell’interesse del Paese e dello stesso governo avvalersi di chi, come noi, ha esperienza e competenza, non solo politica. Terzo, ascoltare l’opposizione deve tradursi nel concordare concretamente le scelte da fare”. Così il presidente di Forza Italia, Silvio Berlusconi, dichiara in un’intervista a La Stampa nella quale propone che il tavolo per far ripartire l’Italia “coinvolga le forze migliori del Paese: non solo la politica ma l’imprenditoria, l’università, le banche, la cultura, la scienza”. “Se il governo ce lo consentirà davvero, parteciperemo a tutti gli incontri e a tutti i lavori”, dice Berlusconi.
“Vogliono dialogare? Bene, ecco le due condizioni – sottolinea anche Giorgia Meloni, leader FdI in un’intervista al Corriere della Sera -. Sparisce tutto quello che non c’entra con il rilancio: poltrone, consulenze, amenità, bonus inutili. E le riunioni tra governo e opposizione le facciamo in streaming, così gli italiani potranno giudicare. Ci stanno? I signori delM5s, che tanto amavano la trasparenza, guarda caso adesso dicono di no”.

I dossier sul tavolo

Ma se l’appello al dialogo è quasi dovuto in circostanze straordinarie come questa, realizzarlo è sempre più difficile. Basti pensare alla seduta fiume alla Camera sul decreto scuola. In favore la maggioranza, e contraria l’opposizione. Il governo ha già incassato la fiducia ma il rischio è che il decreto decada, dato che scade domenica. Per questo l’opposizione sta facendo ostruzionismo per evitare il voto finale. Intanto la ministra Azzolina ha annunciato risorse per oltre 4 miliardi di euro. Oltre all’uso della mascherina, ha detto Azzolina, sono al vaglio l’installazione di divisori fra i banchi per consentire la ripresa delle lezioni a settembre. Antonio Tajani interviene sulla scuola e punta l’attenzione su quelle paritarie: il governo tuteli la libertà di insegnamento e eviti la chiusura degli istituti paritari che creerebbero forti ripercussioni sul sistema scuola.

C’è poi il capitolo economico

Una valanga di emendamenti al decreto Rilancio. Per la maxi-manovra da 55 miliardi le proposte di modifica presentate alla Camera sono circa 10 mila. Qui la maggioranza è divisa perché Pd, Italia Viva e Movimento 5 Stelle, ma non tutta Leu, condividono l’idea di estendere alle seconde case il superbonus al 110%, mentre la composizione cambia in materia di incentivi per l’auto, firmata da Pd, Italia Viva e Leu e non dal Movimento 5 Stelle che, anzi, si dice totalmente contrario. Leu insiste sul limitare il taglio dell’Irap a imprese che abbiano subito perdite nell’emergenza.

Le prospettive europee

Il premier Conte è netto: con l’arrivo di questa crisi il Pil tornerà ai livelli del 2000, abbiamo il dovere tutti insieme di fare uno sforzo corale, per recuperare il ventennio perduto. Il suo discorso incassa il consenso della cancelliera Merkel. La Bce intanto ha rilanciato gli acquisti di debito per l’emergenza pandemica. Francoforte aumenta di 600 miliardi di euro il ‘Pepp’, portando il totale a 1350 miliardi di euro.

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