Coronavirus, l’impegno di Ferrari per tutelare i dipendenti

ULTIMO AGGIORNAMENTO 19:53

In Ferrari si è percepita con prontezza l’enorme portata dell’emergenza da coronavirus.
Gli aspetti legati alla salute dei dipendenti sono stati posti al centro delle azioni messe in campo, unitamente agli aspetti di tutela contrattuale. Sono stati affrontati temi medico-sanitari, tecnico-organizzativi, preventivi e psicologici. La preoccupazione primaria è stata quella di proteggere immunodepressi e ipersuscettibili, fin dalle prime notizie di contagio in Italia e di mettere in pratica le indicazioni previste dai vari decreti che il Governo ha emanato. Ancor prima che fosse decretato il “lockdown”, ci si è orientati per la chiusura degli stabilimenti, la riconversione di postazioni lavorative ed un massiccio utilizzo dello smart working.

Dopo vari confronti con gli RLS, col sindacato e in particolare con la Fim Cisl, il ruolo di crescente responsabilità sociale alla quale Ferrari è stata chiamata dal susseguirsi degli eventi, è stato esemplare; nessun ricorso alla cassa integrazione, copertura integrale per i dipendenti inattivi a carico azienda: prima gli immunodepressi, poi quelli per cui non era possibile lo smart working, poi la squadra corse. Il tutto fino al 3 Maggio.

Anche la pianificazione della ripartenza (la “Fase 2”) è stata condivisa, sempre nel rispetto delle scelte operate dal Governo. Qui si innesta il piano “back on track”, che possiamo semplificare in tre ambiti di azione.

Primo ambito

Messa a punto del “Protocollo condiviso per il contrasto ed il contenimento della diffusione del virus negli ambienti di lavoro”, che tratta di accesso agli stabilimenti; trasferte; tutela lavoratori fragili; utilizzo ambienti condivisi; informazioni preliminari; comportamenti appropriati; pulizie e sanificazioni; glossario condiviso, istruzioni in caso di contagio; schede informative specifiche e molto altro.

Secondo ambito

Verifica, su base volontaria dello stato di salute dei dipendenti e messa in pratica delle misure organizzative e di lavoro. I dipendenti che si presenteranno al lavoro avranno un percorso obbligato che prevede all’entrata: distanziamento sociale, misurazione della temperatura attraverso “termocamere”, sanificazione delle scarpe, consegna comunicazioni relative alle misure di contenimento, consegna di mascherina chirurgica e dispositivi di protezione, possibilità di verifica sierologica attraverso test ematologico.

Al raggiungimento della postazione di lavoro, la mansione si svolgerà sulla base del necessario distanziamento sociale, su postazioni opportunamente riadattate, con specifiche indicazioni, evitando assembramenti, con percorsi unidirezionali per le aree comuni ed effettuando costanti e necessarie pulizie e sanificazioni.

Test sierologico: il lavoratore che si sottopone al test e risulta negativo, riceverà un messaggino telefonico in giornata con l’esito del test; il lavoratore risultato positivo al test verrà contattato dal medico competente aziendale per essere preso in carico e seguire il percorso previsto dal protocollo. Ferrari metterà a disposizione, per il periodo di isolamento, alloggio, vitto, assistenza sanitaria e psicologica, medicinali, saturimetro, all’occorrenza ossigeno, unitamente ad una copertura assicurativa.

Fino al 3 Maggio saranno previsti momenti in cui sarà possibile per i dipendenti in astensione dal lavoro (la maggioranza), sottoporsi su base volontaria ai controlli sierologici. Analogamente sarà fatto per il personale dei fornitori presente in azienda. Tale controllo sarà poi possibile anche per i familiari conviventi dei dipendenti.

Terzo ambito

Utilizzo, su base volontaria, di una apposita applicazione (App) che prevede un supporto medico-sanitario nel monitoraggio della sintomatologia del virus e che permetterà, in caso di contagio, di tracciare spostamenti e contatti avuti. Se gran parte dei lavoratori Ferrari deciderà di avvalersi di questa applicazione, in ambito medico-sanitario, il monitoraggio personale potrebbe ampliarsi e costituire un vero e proprio monitoraggio “di comunità”, permettendo di fornire preziose informazioni sullo sviluppo e la diffusione del virus. Qualora esportato, un progetto di tale portata, rafforzerebbe in maniera determinante la consapevolezza dei cittadini e la mappatura del contagio da parte delle autorità medico-sanitarie. I dati gestiti dalla App non saranno a disposizione di Ferrari.

Quest’ultimo è un punto considerato importante dalla Fim Cisl e determinante per la nascita, l’applicazione e la riuscita del progetto, che è patrocinato della Regione, sviluppato con la Ausl di Modena in collaborazione con esperti di primaria levatura in campo medico-scientifico.

Giorgio Uriti, Segretario Generale Fim Cisl Emilia Centrale

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