Il vescovo di Trento sui gemelli a una coppia gay: “La donna non è un’incubatrice” Monsignor Tisi: "Gravissima mancanza di rispetto per la madre e per il figlio"

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utero in affitto

La recente sentenza della Corte d’Appello di Trento che ha riconosciuto il diritto di una coppia gay di trascrivere in Italia la paternità di due gemelli nati in Canada grazie alla pratica dell’utero in affitto continua a sollevare dubbi, perplessità e polemiche. Sulla vicenda è intervenuto anche l’arcivescovo di Trento, monsignor Lauro Tisi, intervistato da un quotidiano locale.

“Generare un figlio non è operazione tecnica, partecipa con tutto il suo vissuto alla generazione – ha dichiarato mons. Tisi – Mi pare fuori da ogni logica pensare di affidare la gestione di un figlio ad una figura terza. Il figlio è della madre che lo ha portato in grembo“.

“Queste operazioni – prosegue l’arcivescovo nell’intervista riferendosi all’aberrante pratica dell’utero in affitto – evidenziano una gravissima mancanza di rispetto: mancanza di rispetto per la donna e al contempo per il suo bambino”. “La mia opinione è che la genitorialità passa per l’elemento fisico-biologico che non è un processo meccanico. Non si può fare finta che non esista” come invece hanno fatto i magistrati trentini. “Non può essere la legge – conclude l’arcivescovo – a stabilire un legame così profondo, dimenticando l’origine della vita, facendo finta che questa non esista. Ci troviamo di fronte all’umiliazione della figura femminile”.

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