Mosul: ragazzini yazidi rapiti e trasformati in kamikaze dall’Isis I giovani subiscono un vero e proprio lavaggio del cervello. Due fratelli si sono fatti esplodere per colpire i soldati iracheni

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L’Isis messo sotto pressione a Mosul non rinuncia alle atrocità. Il Califfato ha, infatti, reso noto di aver utilizzato ragazzini Yazidi rapiti e sottoposti ad un lavaggio del cervello come attentatori suicidi contro le truppe lealiste irachene che hanno riconquistato la parte est della roccaforte jihadista in Iraq. In un video diffuso dalle autorità del sedicente Stato islamico della Wilayat (Provincia) di Ninive, vengono mostrati ragazzi dall’apparente età di 12-14 anni mentre vengono addestrati in un campo militare del Daesh. Si tratterebbe di ragazzi fatti prigionieri a Sinjar, principale città abitata dagli Yazidi nel nord dell’Iraq, occupata nell’estate 2014 dallo Stato islamico e riconquistata dalle forze curde nel novembre 2015. Nello stesso video vengono poi mostrate le immagini dall’alto di due attentati suicidi contro soldati iracheni a Mosul est e si afferma che sono stati compiuti da due di questi ragazzi.

I comunicatori del Califfato, autori del video, identificano gli attentatori come due fratelli Yazidi: uno si chiamava Amjad, ma ha assunto il nome di Yusuf al Sanjary dopo la conversione all’Islam; l’altro si chiamava Asaad ma è poi stato chiamato Abu al Khattab. Entrambi vengono mostrati nel campo dove ricevono lezioni di religione islamica e addestramento militare. Il fratello più piccolo, Asaad Abu al Khattab, parla poi al microfono, dicendo: “Siamo del villaggio di Tal Kasba, nel distretto di Sinjar. Con l’aiuto di Dio io e mio fratello compiremo azioni suicide”. Un commentatore afferma che i ragazzi nel campo “hanno abbandonato la loro antica fede apostata e hanno trovato guida nell’Islam”. “Molti di loro – aggiunge – hanno compiuto missioni suicide dopo la conversione“.

Da tre mesi l’offensiva delle truppe curdo-irachene su Mosul si trova in una fase di stallo. I miliziani jihadisti combattono quartiere per quartiere, strada per strada facendosi scudo dei civili. Questo rende più ardua la riconquista, nonostante il premier iracheno Abadi abbia a più riprese assicurato che la vittoria si avvicina.

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