Tunisia, la “rivoluzione” dell’islam moderato raccontata dal leader di Ennahda A Roma Rached Ghannouchi ha parlato della recente svolta del suo partito, che ha preso le distanze dall'integralismo

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“Vi sono due modelli di potere: quello dispotico del faraone e quello della ‘shura’ seguito dalla Regina di Saba, che si consultava con il popolo. I Paesi arabi sono stati purtroppo governati da faraoni e non da regine di Saba”. Con queste parole il leader di Ennahda, Rached Ghannouchi, ha concluso il suo intervento all’incontro su “Islam e democrazia’: l’eccezione tunisina’” promosso dall’Ispi, con il presidente della Commissione esteri Pier Ferdinando Casini. “Quando parliamo di democrazia noi ci riferiamo al consiglio della Shura, al governo secondo la volontà del popolo”, ha aggiunto l’anziano presidente del partito islamico tunisino.

Forza politica che nel luglio scorso, al suo 10/o congresso, ha annunciato la svolta storica di tagliare con l’“islam politico” per prendere nettamente le distanze da estremismo e jihadismo. Di questo Gannouchi ha parlato all’incontro svoltosi in una sala del Senato, dove ha però anche sollecitato un impegno più concreto, da parte dell’Italia e dell’Europa, nel sostenere la Tunisia ed il suo modello di democrazia inclusiva, che ha definito “una fortezza” nella sponda sud del Mediterraneo contro il terrorismo nella regione. “Se il modello tunisino cade nella mani del terrorismo – ha avvertito – sarà un pericolo anche per la sponda nord del Mediterraneo”.

Ma finora “gli impegni presi dalla Ue non sono stati rispettati – ha denunciato -, siamo stati abbandonati a noi stessi. Con i premi Nobel per la pace – ha detto ancora con riferimento a quello assegnato nel 2015 al ‘Quartetto’ per il dialogo nazionale tunisino – non si dà pane e lavoro ai giovani. La democrazia ha bisogno di sviluppo e di sostegno economico e finanziario, il suo primo nemico è la disperazione. Per questo auspico la più ampia partecipazione degli investitori alla Conferenza internazionale di Tunisi” del 29 e 30 novembre”.

Alle origini del terrorismo, ha sottolineato Ghannouchi, “c’è anche la mancanza di sviluppo, e l’antibiotico contro questo male sono i valori della democrazia. Ennahda, il cui nome vuol dire ‘rinascimento’, come quello italiano, è il primo partito dei ‘democratici musulmani’, simili ai ‘democratici cristiani'”.

Ghannouchi, che ha poi incontrato anche il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni, ha sottolineato come il suo partito abbia rinunciato al potere nel 2013 per il bene del Paese, e partecipi ora al governo di unità nazionale guidato da Youssef Chahed. “Abbiamo scelto non l’opposizione ma la partecipazione al governo – ha detto – perché in una democrazia giovane governare con il 51% non basta, serve un consenso più ampio”.

E ha voluto distinguere Ennahda dai Fratelli musulmani in Egitto e dall’Akp di Erdogan in Turchia. “Non c’è un papa nell’islam – ha ricordato – ci sono tante interpretazioni e noi non siamo legati ad altri né responsabili di ciò che fanno. Nell’islam ci sono diversità e pluralismo. E anche in Ennahda ci sono differenze, ma alla fine conta il voto della maggioranza”.

 

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