LEGGE DI BILANCIO, RENZI: “PIU’ SOLDI A PENSIONATI, AUTONOMI E STATALI” Il premier ha assicurato che il deficit si fermerà al "2,3-2,4%". "Non lasceremo pagare il conto a figli e nipoti"

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La prossima manovra finanziaria metterà più soldi in tasca ai pensionati, lavoratori autonomi e dipendenti pubblici. Lo ha assicurato Matteo Renzi nel corso dell’ultima puntata di Porta a Porta. La nuova legge di bilancio, ha spiegato, garantirà la tenuta dei conti pubblici, con il deficit che si fermerà “al 2,3-2,4%”. Uno sforzo importante, secondo il premier, visto che si mantiene l’impegno a non sforare il fatidico 3% nonostante la crescita sotto le aspettative.

“La Spagna – ha ribadito Renzi – cresce del 3%. Ma ha un deficit del 5%” che vale “50 miliardi, li dessero a me da dare ai cittadini o da ridurre le tasse, anche io avrei una crescita del 3%. Ma il problema è che quelli prima di noi hanno mangiato al ristorante e hanno lasciato da pagare. Per questo abbiamo il debito. E io non lo lascio da pagare a figli e nipoti”. Garantito il target per il 2016, sarà tutta da giocare a Bruxelles la partita sul 2017. Per ora, ma i dati saranno rivisti con la nota di aggiornamento del Def, si parte da un impegno a centrare l’1,8%. L’asticella dovrà però inevitabilmente salire (puntando magari a ottenere un altro 0,5% aggiuntivo di flessibilità) per avere risorse sufficienti per spingere la crescita.

Con la manovra, accanto allo stimolo agli investimenti e agli incentivi alla produttività già annunciati sia da Pier Carlo Padoan sia da Carlo Calenda, Renzi annuncia l’intenzione di dare più ossigeno a diverse categorie, a partire dai pensionati. E’ in arrivo, infatti un “aiuto per le pensioni minime” sotto forma di una “sorta di quattordicesima”, come quella che percepisce “a partire dal governo Prodi chi prende meno di 750 euro al mese”. Non si tratta di 80 euro ma “di circa 50 euro al mese. Noi ragioniamo – ha specificato il premier – su una ipotesi di questo genere”.

L’altro caposaldo sul fronte pensionistico resta l’annunciato Ape, la possibilità di uscire in anticipo “rinunciando a pochino”, con un intervento che costi “un’inezia” e consenta di uscire fino a 3 anni prima dal mondo del lavoro. Il ‘pacchetto sociale’ si dovrebbe completare, come ha confermato il ministro del Lavoro Giuliano Poletti, con uno stanziamento aggiuntivo per il piano povertà, per il quale si punta ad aumentare le risorse fino a 1,5 miliardi (dal miliardo già stanziato per il prossimo anno con l’ultima legge di Stabilità). Un sostegno arriverà anche a chi lavora, ma a partita Iva. Accanto all’Iri (la detassazione delle risorse lasciati in azienda), già annunciata nei giorni scorsi, arriverà anche uno sconto sui contributi versati dagli autonomi non iscritti agli ordini, una platea “di 500mila persone”.

Per questi lavoratori, iscritti alla gestione separata Inps, secondo i calcoli del premier arriverà un risparmio di “circa mille euro l’anno”, più o meno gli 80 euro che percepiscono, sotto altra forma, i lavoratori dipendenti. L’intervento dovrebbe tradursi in una riduzione dell’aliquota contributiva da circa il 27 al 25%. Altro capitolo cardine della manovra sarà quello dei dipendenti pubblici: “Da sette anni – ha ricordato il premier – i dipendenti pubblici hanno il contratto bloccato. Lavoriamo perché sia sbloccato il loro adeguamento salariale”. Adeguamento (che potrebbe valere fino a circa due miliardi a regime) che però andrà legato “anche a incentivi di merito, come per i dirigenti. Questo richiede un cambio di mentalità molto complicato ma ci stiamo arrivando”.

All’Aran, tra l’altro, è già aperto un tavolo con i sindacati, al quale si sta discutendo anche della possibilità di far tornare alcuni temi (come l’orario di lavoro) alla contrattazione anziché alla legge. A pochi giorni dall’avvio del nuovo anno scolastico, Renzi approfitta del salotto di Bruno Vespa anche per annunciare che sarà rinnovato il bonus (di 500 euro quest’anno) per la formazione dei ‘prof’. Il bonus, ha detto, “continuerà per gli insegnanti e i professori, sarà rinnovato: un piccolo contributo per formarsi. Se fai l’insegnante è giusto che lo Stato riconosca la tua funzione”.

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