Come si combatte il terrorismo

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ramonda

Bisogna riappropriarsi del vivere la città, costruire relazioni, attività sportive, culturali, dove l’integrazione e l’inclusione possano svilupparsi e crescere. Il fondamentalismo e il terrorismo oggi pescano molto anche in un disagio sociale che crea persone con fragilità e sofferenze mentali, che possono essere spinte a compiere gesti feroci.

Tutti i moderati, appartenenti ad ogni fascia sociale e ad ogni religione, devono creare dei percorsi di reale partecipazione condivisa per costruire il bene comune, per fare crescere la multiculturalità che è presente nel nostro tempo. Nelle scuole deve crescere il rispetto, la tolleranza, la solidarietà.

Le persone violente vanno isolate ed educate, quelle pericolose vanno curate e inserite in contesti protetti in cui si sentano guidate e amate. Ma soprattutto va fatta tolleranza zero sulla vendita delle armi, sia ai singoli che a quegli Stati che foraggiano i terroristi.

Venti anni fa venivano uccisi in Algeria sette uomini di Dio, i monaci di Tibhirine. C’è una lettera testamento di frère Cristian indirizzata al fratello che l’avrebbe ucciso: “Dare la vita permetterà a chi crede nel Dio uno di contemplare con lui i suoi figli dell’Islam come li vede lui, di gioire dello Spirito la cui gioia segreta sarà sempre lo stabilire la comunione e il ristabilire la somiglianza giocando con le differenze”.

Parole firmate con il sangue. Sette dei nove monaci d’età compresa fra 45 e 66 anni furono catturati da un commando e uccisi, decapitati. Questi monaci diventarono parte di una Chiesa, del destino di un popolo in cui erano voluti scomparire. I martiri cristiani sono disponibili a morire per amore.

Tratto da “Sempre”

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