VENTIMIGLIA, ALFANO: “SUL VARCO ITALO-FRANCESE CI GIOCHIAMO L’EUROPA” In una lunga intervista a "Repubblica" il ministro si è anche espresso sulle minacce di Erdogan di far saltare gli accordi sull'immigrazione

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Ventimiglia non è e non diventerà la Calais italiana. Ne è più che sicuro il ministro dell’Interno, Angelino Alfano, che in una lunga intervista al quotidiano “Repubblica” ha spiegato con precisione perché la situazione ai confini italiani è cruciale per i futuro dell’Europa.

“Sul confine di Ventimiglia, anche su quel varco italo-francese, ci giochiamo l’Europa. E noi lo stiamo gestendo con la massima efficienza possibile – ha precisato Alfano-. Stiamo salvando Schengen e dunque l’Unione”.

La tensione dei cittadini, i tafferugli dei manifestanti, la morte di un poliziotto italiano in servizio a Ventimiglia. Nell’intervista il ministro ha risposto anche alle accuse di chi gradirebbe una rezione più dura da parte del governo italiano: “Deve essere chiaro a tutti: se Ventimiglia non è diventata fin qui una Calais italiana lo si deve al fatto che abbiamo realizzato controlli ferroviari, e non solo quelli, in grado di ridurre anziché incrementare il flusso. E contemporaneamente abbiamo smistato in altri centri i migranti che lì pressavano. I dati parlano chiaro”.

“Con la Francia stiamo avendo una cooperazione buona e proficua per evitare che salti del tutto Schengen – ha precisato Alfano -, i migranti non stanno a Ventimiglia perché preferiscono quella spiaggia rispetto a quelle siciliane, ma perché vogliono arrivare in Francia attraverso quel varco”. Proprio sul rapporto con le autorità francesi, il ministro ha insisito sul ruolo dell’Italia, ossia “far rispettare le regole europee” impedendo ai migranti di entrare in Francia. “Se terremo questa linea – ha dichiarato Alfano- e proseguirà lo smistamento in altri centri, in molti smetteranno di provarci”.

Infine, il ministro si è espresso sulle minacce di Erdogan di far saltare gli accordi sull’immigrazione, specificando che le conseguenze sarebbero devastanti. “Le evoluzioni turche sono preoccupanti perché lì come altrove la migrazione diventa una formidabile arma di pressione anche nelle relazioni diplomatiche – ha spiegato Alfano -. E la Turchia di profughi sul suo territorio ne conta a milioni. Detto questo, Erdogan ricordi i diritti umani, ma noi ricordiamo cosa è stato delle primavere arabe, quando si è ritenuto che cacciando chi governava alcuni paesi, tra i quali la Libia, sarebbero arrivati democrazia e tempi migliori”.

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