ATTACCO A ISTANBUL, IL BILANCIO SI AGGRAVA: 43 MORTI Dei 27 morti identificati, sette sono turchi, 6 sauditi, 2 iracheni, un tunisino, un uzbeko, un cinese, un iraniano, un ucraino, un giordano

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Istanbul, attentato

È salito a 43, il numero delle persone rimaste uccise nell’attentato di martedi 28 giugno all’aeroporto di Ataturk, nella capitale della Turchia, a Istanbul: tre terroristi armati di kalashnikov hanno aperto il fuoco sulla folla e dopo uno scontro armato con la polizia si sono fatti saltare in aria. L’agenzia d’informazione Dogan ha riferito che i tre kamikaze avevano il passaporto di Uzbekistan, Kirghizistan e Repubblica russa del Daghestan. I documenti sarebbero stati ritrovati nella loro abitazione, usata come sede operativa, nel quartiere di Fatih, al centro di Istanbul.

Le vittime identificate sono 27, di cui 19 sono straniere. Lo ha riferito il ministro dell’Interno turco Efkan Ala. Sarebbero sette i cittadini turchi, poi 6 arabi sauditi – di cui  tra cui almeno 3 anche con cittadinanza turca –, 2 iracheni, 1 tunisino, 1 uzbeko, 1 cinese, 1 iraniano, 1 ucraino, 1 giordano. Secondo quanto dichiarato dall’ambasciatore palestinese in Turchia, tra i cadaveri c’è anche una donna palestinese di 28 anni, Nisreen Melhem, che si trovava in vacanza a Istanbul con la famiglia. Almeno altri 6 palestinesi sono tra i circa 150 feriti.

Circa tre settimane fa, i servizi segreti turchi avevano diffuso un allerta terrorismo, per un potenziale attacco dell’Isis nella capitale. Al momento, però, non ci sarebbero rivendicazioni dell’attentato. La squadra antiterrorismo turca ha fermato finora 13 sospetti.

Ha perso la vita, tra gli altri, il colonnello maggiore Fathi Bayoudh, capo del servizio di pediatria dell’Ospedale militare di Tunisi. Il Ministero degli Esteri tunisino, nel dare l’annuncio, rivela che l’ufficiale medico si era recato in Turchia, insieme alla moglie, per cercare di convincere il figlio, arruolatosi due anni fa tra i miliziani dell’Isis in Siria, a tornare a casa.

Il quotidiano turco Hurriyet pubblica i profili dei cittadini nazionali uccisi, affinché non sia soltanto freddi nomi in un bollettino di morte. Yusuf Haznedaroglu lavorava all’aeroporto e si sarebbe dovuto sposare tra pochi giorni. Mustafa Biyikli, 51 anni, era un tassista, la cui vita si svolgeva tra lo scalo e le rive del Bosforo. Ertan An, giovane interprete, sposato, con un figlio e un altro in arrivo tra pochi mesi, aveva accompagnato un gruppo di turisti in partenza. Caglayan Col, 27 anni, c lavorava a un banco informazioni dello scalo. I coniugi Mahmut e Zeynep Cizmecioglu erano impiegati ai servizi di terra. Gulsen Bahadir, appena una settimana fa, aveva scritto sui Social: “Non ho mai combattuto in vita mia”: è morto in una guerra oscura, senza combattere

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