TURCHIA, CATTOLICI E ORTODOSSI INSIEME PER LA FESTA DEI SANTI PIETRO E PAOLO La celebrazione ad Antakya, presso la “Grotta di Pietro”, un’antica chiesa rupestre sul monte Silpius

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Anche quest’anno ad Antakya, in Turchia, cattolici e ortodossi potranno celebrare insieme la festa dei santi Pietro e Paolo presso la “Grotta di Pietro”, un’antica chiesa rupestre sul monte Silpius. Domani mattina, i cristiani delle comunità locali animeranno una celebrazione comune con canti, preghiere e letture del Nuovo Testamento alla presenza del Vescovo Paolo Bizzeti SJ – Vicario apostolico dell’Anatolia – e dell’inviato del Patriarca greco ortodosso di Antiochia. Alla celebrazione interverrà anche l’Arcivescovo Paul Fitzpatrick Russell, Nunzio apostolico in Turchia dallo scorso marzo.

La chiesa rupestre conserva ancora la fisionomia che le diedero i crociati, che conquistarono l’antica Antiochia sull’Oronte nel 1098. Ma già i bizantini avevano trasformato in cappella il luogo dove si incontravano i primi battezzati nei periodi di persecuzione dell’epoca romana. Riaperta alle visite nel 2015, il recente restauro – durato anni – ha posto fine allo stato di abbandono in cui versava la Grotta di Pietro, nella città dove per la prima volta i discepoli di Gesù furono chiamati “cristiani” e dove fu Vescovo San Pietro, prima di andare a Roma ed essere martirizzato sotto l’imperatore Nerone nel 67 d.C.

In anni passati, numerosi Patriarchi e Vescovi cattolici hanno presenziato alle celebrazioni che vi si svolgono ogni 29 giugno in occasione della solennità dei Santi Pietro e Paolo. “Purtroppo” nota p. Domenico Bertogli Ofm Cap, parroco della comunità cattolica locale, “la situazione politica sociale è inquietante, e la gente non è tranquilla…. i pellegrini quasi non vengono più. Nel 2011 i turisti che visitarono Antakya furono più di 80mila, nel 2015 sono scesi a meno di 10mila… nell’est del Paese si moltiplicano attentati, muoiono in tanti anche della polizia e dell’esercito. Solo nella nostra regione, negli ultimi mesi, ne sono tornati in bara 21, e solo nell’Hatay, i rifugiati, soprattutto siriani, sono 400mila. Per tutto questo – conclude Bertogli – chiederemo l’aiuto di san Pietro, di san Paolo e della Vergine Maria”.

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