Brexit, l’Europa a un bivio

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Domani il voto più importante nella storia dell’Unione europea. Non era mai accaduto che uno Stato membro si pronunciasse sulla sua permanenza a Bruxelles. La Gran Bretagna è a un bivio. Al di là dell’esito, tuttavia, i promotori del referendum un risultato lo hanno già ottenuto: dall’Unione si può uscire; un’ iniziativa che potrà essere adottata anche da altri Paesi, è un’Europa alla ricerca di una identità e con forti movimenti populisti e antieuropei.

Perché si è arrivati alla Brexit? Perché larghi strati della popolazione europea hanno una visione così negativa o distorta sull’Europa? Non basta dire no alla Brexit, bisogna andare al cuore delle ragioni che possono portare a una disgregazione fortissima di tutta l’Europa. Per questa ragione non è sufficiente rafforzare le istituzioni o gli accordi politici. È necessario, al contrario, riconquistare le opinioni pubbliche poiché un’ampia parte di esse ritiene che senza l’Europa si possa vivere meglio, che sia più facile poter governare da soli i processi della globalizzazione che spaventano tutti, grandi periferie e piccole comunità.

E’ necessario ripensare complessivamente la governance europea. Come abbiamo già sperimentato in questi anni, se la costruzione dell’Unione viene affidata solamente ai Trattati e alle logiche intergovernative, i risultati sono la Brexit, i muri, la paura e un generale rafforzamento del sentimento antieuropeista. L’Europa non si costruisce solo con le elites, ma con il consenso delle opinioni pubbliche, si costruisce cioè con un sistema politico europeo dove i partiti abbiano un ruolo centrale.

Non è possibile perpetrare una logica di negoziati tenuti in tavoli segreti senza una vera trasparenza. Non possiamo continuare ad affrontare le difficoltà facendo intervenire solo dei “direttori” che agiscono senza discussione. Ripetere questi schemi, come è avvenuto per la Gran Bretagna è molto pericoloso e può portare al fallimento dell’Unione europea.
Di fronte alle sfide globali non è possibile rispondere singolarmente e disunirsi non è la soluzione. Dobbiamo far si che ci sia più Europa per poter affrontare le difficoltà dei nostri tempi in modo pianificato e coeso. In questo contesto la stampa e i media dovrebbero aiutare a comunicare i benefici che l’Europa offre ai cittadini e a non cavalcare l’onda di slogan senza visione, dando alle opinioni pubbliche visioni molto spesso distorte e non veritiere. Se la Gran Bretagna uscirà, entreremo in una zona grigia della storia dell’UE, dove tutto sarà possibile e la vita dei nostri paesi si rivelerà più fragile.

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2 COMMENTS

  1. questa l’ultima frase di Sassoli:”..Se la Gran Bretagna uscirà, entreremo in una zona grigia della storia dell’UE, dove tutto sarà possibile e la vita dei nostri paesi si rivelerà più fragile.” l’articolo 50 del trattato prevede la possibilità per un paese membro dell’Unione di uscire e secondo Sassoli e la maggior parte del mainstream lobbystico europeo questo sarebbe solo un male. In pratica ci stanno dicendo che l’autodeterminazione dei popoli e le scelte democratiche basate sulle libere elezioni popolari sono sbagliate.

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