IL PONTEFICE: “I POPOLI SONO I PRIMI ARTEFICI DEL LORO SVILUPPO” C'è grande attesa per la visita del Santo Padre in Armenia. Mons. Mouradian: "Con lui un forte legame"

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“I popoli sono i primi artefici del proprio sviluppo, i primi responsabili”. Lo scrive in un tweet Papa Francesco a pochi giorni dalla visita pastorale in Armenia. Ad attendere con ansia l’arrivo del Pontefice ci sono anche i rappresentanti della comunità armena emigrata in Argentina, con i quali Bergoglio ha intessuto un forte legame quando era Arcivescovo di Buenos Aires.

“I legami sono di profonda amicizia e di grande rispetto per le diversità religiose e culturali” ha detto all’Ansa l’arcivescovo Kissag Mouradian, primate della chiesa apostolica armena che ricorda di aver conosciuto Bergoglio molti anni fa, e che i vincoli si sono consolidati nel tempo per la vocazione del futuro papa verso l’ecumenismo. “Ci invitava sempre alle celebrazioni cattoliche, e d’altro lato partecipava alle nostre. Non solo, ma spesso rimaneva a cena e noi sapevamo che era un’eccezione perché non amava uscire la sera”, racconta il presule, ricordando che il cardinale mangiava molto poco ma che gli piacevano i piatti tipici del loro paese. Mouradian parla di una grande intesa, con un unico scoglio, il calcio. I due esponenti religiosi simpatizzano per squadre rivali di Buenos Aires: San Lorenzo e River Plate.

Tra i gesti di Bergoglio verso la loro comunità, Mouradian fa cenno alla decisione di collocare in uno degli altari della cattedrale di Buenos Aires un Khatchkar, il cippo funerario armeno con una croce scolpita in pietra. E ricorda che in un’occasione il cardinale gli aveva detto che gli sarebbe piaciuto essere sepolto li: “Non pensava certo in quel momento che la sua vita si sarebbe poi svolta così lontano dal paese dove era nato”. L’arcivescovo armeno racconta poi che una delle esperienze più difficili del suo ministero l’ha vissuta a fianco del Papa, che lo aveva pregato di partecipare alla celebrazione di una messa per le vittime dell’incendio in una sala di spettacoli di Buenos Aires dove il 30 dicembre del 2004 persero la vita 194 giovani. “Sono stato al suo fianco per molto tempo mentre abbracciava uno per uno i familiari e non potei fare a meno di piangere. Vedevo gli sforzi di Bergoglio per trattenere le lacrime perché sapeva che doveva consolare e non essere consolato”.

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