Comunali, chi rischia grosso

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gentiloniana

D’accordo, ora i 5 Stelle possono davvero decidere cosa fare da grandi. Il voto delle amministrative, pur trattandosi del primo turno, è stato il loro ballo delle debuttanti, con il quale si perde l’età dell’innocenza. E dell’incoscienza. Meno protesta e più proposta. Soprattutto a Roma dove si gioca una partita Capitale. Se i grillini vincono hanno la strada spianata per invocare le elezioni anticipate, senza nulla da perdere e tutto da vincere, anche se a prevalere dovesse essere Roberto Giachetti.

Il Pd, quale contrappasso naturale, se perde il Campidoglio rischia grosso anche al Referendum costituzionale. Per questa ragione Renzi e i renziani sono fortemente preoccupati del risultato elettorale, sapendo di avere un solo risultato utile. Considerato questo particolare non stupisce affatto l’affondo del premier nei confronti del Partito, diventato un vero problema. Il commissariamento di Napoli e le inevitabili conseguenze nelle altre piazze calde sono la cartina di tornasole della mancanza di collegamento fra il centro e la periferia, determinato e acuito dall’ostinata linea del leader dem: il voto delle amministrative non riguarda il governo. Tecnicamente vero, materialmente impossibile da dimostrare. Renzi non è solo il premier è anche il segretario del Pd. E la campagna elettorale lo ha visto in prima linea nelle città a rischio. Difficile scindere le cose. Molto difficile.

Certo, se si analizzano i risultati il quadro che ne viene fuori è un’immagine sfocata. Quattro nuovi sindaci, 20 comuni al ballottaggio, tra cui due grandi città come Roma e Torino, centinaia di nuovi consiglieri comunali. Nella sostanza il bottino che incassa il Movimento 5 Stelle alle comunali e che consegna ai grillini la possibilità di concorrere realmente alla guida del Paese e abbastanza esiguo. “Penso che con queste elezioni amministrative gli italiani ci abbiano riconosciuto la capacità di governare” e “la storiella che imbastiscono ad ogni campagna elettorale che siamo incompetenti, è finita, non funziona”, esulta il vero front-man del Movimento, Luigi Di Maio che bolla come “boomerang” tornati indietro agli altri partiti i continui attacchi ai pentastellati. Ha vinto “la rivoluzione gentile” dice il vicepresidente 5 Stelle, vera incarnazione di questa lenta svolta del Movimento sempre più sganciato dalla linea oltranzista del vecchio leader.

Hanno vinto i volti “rassicuranti” di Virginia Raggi e Chiara Appendino, le nuove “stelle” del Movimento, capaci di garantire gli elettori contro possibili “salti nel buio” di una forza che si professa antisistema. “Il vento sta cambiando”, esulta Virginia Raggi pronta a diventare “il primo sindaco donna” della Capitale. Un “risultato storico”, gli fa eco Chiara Appendino, riuscita nella scommessa di portare, dopo 15 anni, Torino al ballottaggio. Basta tutto questo? Forse. O Forse, no.

E’ del tutto chiaro che il Pd, a Roma, deve ritrovare la forza di un essere in partito e non il comitato elettorale permanente di Renzi. Giachetti ha fatto campagna elettorale in proprio, pensando più al referendum e un po’ meno alla città. E il risultato elettorale lo ha dimostrato. Dunque ora si gioca un’altra partita. Nuova per alcuni aspetti. “Si riparte da zero a zero”, dice. Renzi citando il caso Roma e il “mezzo miracolo” di Giachetti, ma lo schema si può replicare per tutto il Pd in vista dei ballottaggi. Il premier-segretario ha suonato la carica: in questi 15 giorni, come sintetizza uno dei big che al Nazareno ha fatto notte compulsando dati, per i dem si prospetta la modalità “ventre a terra”.

Dalle urne sono venute fuori cose positive per i democratici. Renzi lo ha detto apertamente: “Il Pd su 1300 sindaci ne porta a casa quasi 1000”, il partito è al 35% e “in molte realtà oltre il 40%”. Soprattutto, per Renzi, il punto è che il voto “a macchia di Leopardo” non è valutabile in termini nazionali o di governo. Però, dopo la nottata e la mattinata passata a controllare i flussi elettorali, nella “war room” del Pd non si nasconde il fatto che “in alcune situazioni siamo andati peggio del previsto”. Ed è su questo che il partito deve riflettere. In fondo questo primo turno è stato un bagno di umiltà per tutti. In attesa di quel referendum costituzionale diventato pesante come quello che scelse la Repubblica. E a volte certi pesi sono davvero troppo gravosi. Per chiunque…

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