I cattolici e la nuova Babele

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mosti

In questi giorni, su molti social network girano commenti in merito alle parole “pesanti” del Premier italiano, all’indomani della fiducia posta alla legge sulle unioni civili. Per la cultura del nostro popolo, si voglia o no, si è trattata di una vera e propria inversione a U sull’autostrada del cammino della nostra Repubblica Parlamentare. Un cambio di rotta da molti anni auspicato da quella corrente cosiddetta progressista, travestita con i panni dell’allineamento europeista, chiamato in ballo solo quando occorrono strattoni alla cultura e al costume, a danno di una concezione della persona che non si limita all’immanente. Un europeismo che viene interpretato da questo governo in forma integralista, acritica e confessionale, di stampo retrogrado, che ha immobilizzato lo sviluppo dell’Italia e la sua leadership per un’Europa dei popoli.

L’Italia aveva necessità di questa legge? Si può parlare di una Europa democratica, se elimina il dialogo e annulla la sovranità nazionale e impone il pensiero unico e un solo linguaggio, che oltrepassa la cultura, gli stili di vita, le visioni etiche su valori non negoziabili di un Paese e di una comunità, in nome di una falsa comunione tra gli Stati membri?

Tanto si potrà dire e ridire, ma il vero problema è quello di comprendere come sia riuscito Renzi a condurre questo gioco tanto da arrivare alla meta, pur avendo avversari in campo come un Family Day e il popolo in difesa della famiglia, delle tante famiglie che si sono mobilitate, come reazione di una nazione che da troppo tempo era in anestesia civile totale.

A mio modesto avviso, l’azione politica del mondo cattolico, in questi ormai decenni di totale diaspora, ha lasciato ampi spazi vuoti, dove i capi di governo che si sono succeduti, fino all’attuale Renzi, hanno liberamente navigato sulle rotte segnate dalle lobbies e da gruppi di potere, anche internazionali, per l’assenza di un pensiero forte e di un’azione determinata dei cattolici su argomenti che riguardavano la vita e l’elevazione culturale e morale del Paese, altrettanto – e forse più – importanti dell’economia, rispetto agli altri Paesi europei.

Nella strategia di gioco, per tornare ad una metafora usuale, qualcuno ha approfittato di una sorta di “mutismo” selettivo dei cattolici, per introdurre cambiamenti stravolgenti e ideologie rivestite di rivendicazioni di diritto, che hanno imposto un nuovo volto antropologico.

Il Cardinal Bagnasco ha ricordato Aldo Moro nella sua relazione all’Assemblea della Conferenza episcopale italiana: “Possa l’Europa ritrovare la sua anima e così l’amore di ‘popoli e nazioni’. Possa incontrarsi finalmente con le persone, che non sono pedine sulle cui teste qualche ‘illuminato’ pretende di decidere o sperimentare, né sono apolidi, poiché ognuno appartiene a una storia, ha una visione della vita e valori di fondo. Capisca che essere europeo non significa entrare nel limbo del pensiero unico; le leggi e gli accordi sono necessari, ma non fanno lo spirito di un continente: lo presuppongono”.

Riusciremo ad uscire da questa nuova Torre di Babele, che serve gli interessi di pochi che pretendono di decidere i destini dei molti, cercando di ritrovare un linguaggio davvero comune, invece che perderci in inutili e penose diatribe che di comunione e conversione hanno ben poco? Noi cattolici, innanzitutto, riusciremo a spogliarci di quella certa spocchia, quella superbia che si riveste di “appropriazioni indebite” di valori e ideali, scambiate per ricerca del bene comune, che non hanno portato altro frutto se non quello suggerito dal divisore?

È dunque urgente, per i cattolici impegnati in politica, che si esegua una “potatura” dei rami morti “perché linfa si perse lungo gli anni”, per riportare la comunione tra i fratelli e le sorelle in Cristo, con la benedizione di una Chiesa unita. Lo Spirito Santo scenda e rinnovi questa Chiesa soprattutto di santi laici. Oggi. Ora, è il momento. Apra il cuore di quei veri credenti chiamati all’azione politica, perché sia Cristo l’unico centro di unità, non la propria parrocchia, non un’associazione o una comunità di crescita, e neppure un alto prelato.

L’azione dei cattolici in politica deve essere espressione di umanità redenta, che eleva le scelte e le opere di cittadinanza verso il vero Bene, declinato nelle esigenze del vivere quotidiano carico di dignità. Il politico cattolico non parlerà forse di Gesù nei suoi interventi pubblici, ma semplicemente lo renderà presente e visibile in ogni suo dire e fare per la serenità di vita del Paese, a servizio della giustizia e della verità, in difesa dei più deboli. Perché ciò sia possibile, è imprescindibile mantenere la propria identità come baluardo di visione democratica, pur con lo sguardo alla ricchezza degli altri Stati che insieme concorreranno tutti verso un’Europa umanista, ricca di un patrimonio culturale, economico e valoriale.

Se riusciremo a comprendere questo compito per i cattolici, non per nostra volontà – che da qualche tempo abbiamo visto troppe volte fallire – ma per volere del Signore, per mezzo del Suo Spirito, allora la situazione potrà cambiare.

Se Renzi si permette di “esultare”, indifferente ai richiami del Presidente dei Vescovi italiani e di gran parte del popolo italiano, oltre a dimostrare così un’astinenza, morale e culturale, di quella umanità redenta che dovremmo realizzare, ed esprimendo una totale sottomissione a poteri che nulla hanno a che vedere con l’amore, la dedizione e il servizio al bene comune e alla nostra nazione, ciò avviene perché noi cattolici, perdendole energie in contrapposizioni su temi marginali, abbiamo lasciato lo spazio aperto per devastare la stessa visione antropologica che è alla base della nostra fede comune e della cultura e dell’etica della comunità italiana. Dove intercetta le debolezze politiche, il suo è un “giocare” facile, finché gli verrà permesso.

Eleonora Mosti
Vice Presidente Federazione Solidarietà Popolare
Consigliere nazionale e membro dell’Associazione italiana maestri cattolici (Aimc) e della Consulta nazionale delle aggregazioni laicali (Cnal) della Conferenza episcopale italiana (CeI)

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3 COMMENTS

  1. PERCHè PRENDERSELA CON RENZI….PRENDIAMOCELA CON LA NOSTRA MENTALITA CATTOLICA LEGATA ANCORA A UN PENSIERO TOMISTA DELL’ANNO DI DIO DEL 1100….ARISTOTILE RIVISITATO ,MA PAGANO…NON DOBBIAMO PIU’ FARE IL PARTITO CATTOLICO….MA ESSERE UOMINI LIBERATI DAL VANGELO LAICI CHE FANNO POLITICA COME LIEVITO O SALE CHE SI CALANO DENTRO LA SOCIETA PER DARGLI SAPORE…LETTERA A DIONIETTO…E NON CON COSTANTINO IMPERATORE CON UNA CHIESA CASTALE IMPERIALE DEI CARDINALI, VESCOVI, PRETAGNA E TRIBUNI….CHE SEMPRE HANNO MANIPOLATO LA MASSA CONSERVANDO I LORO PRIVILEGI….SEGUITE FRANCESCO E SALVERETE LA CHIESA E L’UMANITA’ NUOVA…..

  2. Cara signora,
    Lei si chiede come abbia potuto Renzi etc etc.
    Semplice: i cattolici come noi stanno subendo le conseguenze del mancato appoggio della Gerarchia al Family Day.
    Le lacrime di Bagnasco sono sacrosante ma tardive.
    Giglio

  3. Io credo che i cattolici debbano essere gli annunciatori di un messaggio di vita e che quindi non debbano essere “contro” ma piuttosto “per”: la loro identità non deve essere cercata nell'”opporsi a” ma piuttosto nel “proporre per”! Nel caso della famiglia credo ci si debba impegnare a proporre l’ideale di un amore coniugale che dà vita e che promuove la vita con molteplici valori sociali, e chiedere che lo Stato sostenga la famiglia e la promuova creando le condizioni perchè le famiglie possano nascere e vivere sviluppando pienamente le loro potenzialità. Non vedo perchè i cattolici debbano invece opporsi al riconoscimento anche di altre convivenze, a cui non si dà la denominazione di famiglia, che non hanno i presupposti e le caratteristiche della famiglia ma che rappresentano comunque un fatto positivo per la convivenza sociale!

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