La rivoluzione cristiana

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Liu Xiaobo

Il cristiano è – e deve essere – un rivoluzionario. Il Cristianesimo è una rivoluzione quotidiana, per la difesa della persona umana. Una rivoluzione di pensiero e azione che oggi deve affrontare la sfida di un imperante neoliberismo che ha reso gli individui servi delle ragioni della finanza e dell’economia monetaria.

Il Cristianesimo è una quotidiana rivoluzione, non per scardinare e abbattere, non per distruggere o andare contro qualcuno o qualcosa, non per rovesciare o rottamare l’ordinamento vigente, ma per infondere il “sale” della verità e della giustizia dell’uomo, per inverarlo di valori di umanità.

Rivoluzionario è chi si trova tragicamente in contrasto con l’ordine costituito. Il valore di questa rivoluzione è tutto in quest’avverbio, “tragicamente”. Comporta un processo di relazione per realizzare l’ideale di verità e giustizia, con amore e per amore.

Essere cristiani non è un’etichetta. Non ci si fregia del titolo di cattolico soltanto leggendo il Vangelo o andando a Messa. Il Vangelo va tradotto e testimoniato nella vita concreta, quotidiana. Il Cristianesimo non è un fattore intellettuale, ma è impegno di vita. Dobbiamo liberarci, dunque, da un retaggio di intellettualismo di un Illuminismo ancora vivo nel nostro tempo, che ha sostituito la fede in Gesù Cristo con la fede nella ragione, nella razionalità.

Il Cristianesimo è prossimità, a tutti gli esseri umani e specialmente ai più deboli e fragili. I nostri maestri sono coloro che non hanno avuto nulla dalla vita, ma danno qualcosa, colro che occupano gli ultimi posti nella scala sociale ma i primi nel cuore di Dio.

L’uomo di cultura non è colui che sa molte cose, che accumula conoscenze come ricchezza e potere, ma colui che vive la sua umanità nella pienezza anche con la sua sofferenza.

Per il credente, l’impegno politico, dunque, è tutt’uno con l’impegno culturale, spirituale, di fede. Deve tendere all’umanizzazione. Troppe volte, invece, si confonde la politica con l’arte di amministrare la città o comporre le controversie. Il fine autentico della politica è servire l’uomo ad essere pienamente tale.

Non esiste, allora, una proposta religiosa che non sia anche politica, cioè, che non serva a rendere l’uomo degno del suo destino ed elevarlo in umanità. Non c’è una “Civitas Dei”, una Città di Dio, che sia separata dalla “civitas terrena”. Ecco, quindi, la “tragedia” della rivoluzione cristiana: vivere nella “civitas terrena” con lo sguardo alla “Civitas Dei”, per esserne degni.

Gianni Fontana
Presidente della Federazione Solidarietà Popolare e Segretario nazionale di Democrazia Cristiana, già ministro dell’Agricoltura e delle Foreste della Repubblica Italiana e sottosegretario ai Lavori Pubblici, all’Industria e all’Artigianato

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