LA DIVINA MISERICORDIA NELLO SGUARDO DI GESÙ SULLA CROCE

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Divina Misericordia

Che bello sarebbe che, come ricordo di quest’Anno Santo della Misericordia, in ogni Diocesi venisse data vita a un’opera strutturale di misericordia: un ospedale, una casa per anziani, per i bambini abbandonati! Tante cose che si possono fare. Sarebbe bello che ogni Diocesi pensasse: ‘Cosa posso lasciare come piaga di Gesù vivente, come ricordo?’ . Parlatene con i vostri vescovi”. Con questa proposta, Papa Francesco ha concluso ieri la sua omelia in piazza San Pietro, alla veglia di preghiera di vigilia della festività della Divina Misericordia, che si celebra oggi, per volontà di Giovanni Paolo II, di cui ricorreva ieri l’undicesimo anniversario della morte terrena.

Papa Wojtyla l’ha istituita nella prima domenica dopo Pasqua, in occasione della canonizzazione di Santa Faustina (battezzata con il nome di Elena) Kowalska, della Congregazione della Beata Vergine Maria della Misericordia. In una delle tante apparizioni alla suora polacca, il 22 febbraio 1931, Gesù le chiese di fare dipingere l’immagine della sua Divina Misericordia, così come le si mostrava: “Vestito di una veste bianca, una mano alzata per benedire, mentre l’altra toccava sul petto la veste, che ivi leggermente scostata lasciava uscire due grandi raggi, rosso l’uno e l’altro pallido”. Sono i segni dell’acqua e del sangue, delle grazie dello Spirito Santo, e insieme dell’anima e del corpo. Le chiese di apporre sotto la scritta: “Gesù confido in te!” e promise che “l’anima che venererà quest’immagine non perirà”. L’immagine fu dipinta per la prima volta a Vilnius, in Lituania, dall’artista Eugeniusz Kazimirowski. Il dipinto nel Santuario della Divina Misericordia a Cracovia è di Adolf Hyła, che lo realizzò nel 1943, sotto la guida del confessore della religiosa, padre Józef Andrasz. Una copia è venerata nella chiesa di Santo Spirito in Sassia a Roma, nei pressi di San Pietro. In una rivelazione privata del 1935, Gesù chiese a Suor Faustina di pregare con la Coroncina della Divina Misericordia.

Nel 1980, Giovanni Paolo II pubblica la Lettera Enciclica “Dives in Misericordia”. “La misericordia è come la dimensione indispensabile dell’amore, è come il suo secondo nome”, leggiamo al capitolo V, paragrafo 7. Ecco, la misericordia è Amore. Così, vediamo nella devozione alla Divina Misericordia, il filo rosso degli ultimi tre pontefici. “Dio è ricco di misericordia”, c’è scritto nella Lettera agli Efesini riportata ad incipit dell’Enciclica sulla misericordia divina di Giovanni Paolo II; “Deus Caritas est”, “Dio è Amore”, s’intitolava la prima Enciclica di Benedetto XVI nel 2006; “Laudato Sì” è l’Enciclica di amore universale di Francesco. “Dio si è rivelato manifestando più volte il suo nome, che è il Misericordioso”, ha detto ieri Papa Bergoglio nella Veglia di preghiera in piazza San Pietro. Così è chiamato Dio nelle tre religioni monoteiste. Con questo nome, il primo e il maggiore tra i 99 attributi di Allah, si apre il Corano nella prima Sura. Dio è l’Amorevole, il Compassionevole, il Misericordioso. E in Gesù si rende visibile la misericordia divina, come amore concreto, in carne e ossa e spirito, nell’unione tra il cielo e la terra che trova nella Croce il suo viatico, il suo segno, il suo dono d’Amore.

Gesù, soprattutto con il suo stile di vita e con le sue azioni, ha rivelato come nel mondo in cui viviamo è presente l’amore, l’amore operante, l’amore che si rivolge all’uomo e abbraccia tutto ciò che forma la sua umanità. Tale amore si fa particolarmente notare nel contatto con la sofferenza, l’ingiustizia, la povertà, a contatto con tutta la ‘condizione umana’ storica, che in vari modi manifesta la limitatezza e la fragilità dell’uomo, sia fisica che morale. Appunto il modo e l’ambito in cui si manifesta l’amore viene denominato nel linguaggio biblico ‘misericordia’”, leggiamo al capitolo II, paragrafo 3 di “Dives in Misericordia”. L’amore di Dio è concreto, “operante”, com’è stato in Gesù, coraggioso, eroico, nel senso pieno del termine,dal greco “eros”, che significa appunto l’energia attiva dell’amore, la forza dell’amore, la passione come dono totale di sé, come spinta verso l’altro senza limiti. “Diventare misericordiosi significa imparare ad essere coraggiosi nell’amore concreto e disinteressato”, ha twittato ieri Papa Francesco.

Leggiamo nel diario di Santa Faustina questa frase pronunciata da Gesù in una delle visioni: “Il Mio sguardo da questa immagine è tale e quale al Mio sguardo dalla Croce”. Uno sguardo d’Amore puro, vero, senza limiti, che “prende ciascuno di noi e ci solleva fino alla sua guancia”, come ha detto Papa Bergoglio. Un amore che si traduce nel vivere quotidiano, in atti concreti, in comportamenti regolati secondo le Beatitudini, che, com’è scritto nel Catechismo della Chiesa Cattolica, “dipingono il Volto di Cristo e ne descrivono la carità”. Ecco, allora, il prontuario della misericordia: condividere il pane, il cibo quotidiano, materiale e spirituale, con chi ne ha bisogno e non ce l’ha, dare una casa e una famiglia a chi ne è privo, curare i malati, dividere il mantello, in senso fisico e simbolico, con chi è nudo, esposto alle intemperie della vita e dell’anima. Così si curano le piaghe di Gesù, nel fratello che soffre. Questa è la nostra fede, questa è la nostra missione, questo è il cristianesimo, questa è la devozione viva e sincera alla Divina Misericordia.

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