SALAH AMMETTE: “ERO A PARIGI LA NOTTE DEGLI ATTENTATI”

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cattura salah

Salah Abdesalam si opporrà all’estradizione in Francia. Lo ha comunicato ai giudici l’avvocato del terrorista accusato delle stragi di Parigi del 13 novembre scorso nel corso dell’interrogatorio che si sta svolgendo nella sede della polizia federale di Bruxelles. Salah, ha detto lo stesso legale, ha ammesso che si trovava nella capitale transalpina la notte degli attentati.

Oltre a Salah sono stati consegnati agli inquirenti anche gli altri quattro sospetti fermati ieri a Molenbeek: Abid Aberkan, Sihane Aberkan, Djemila M. e l’uomo conosciuto sotto il nome di Amine Choukri. Secondo fonti di stampa, Choukri è stato posto sotto mandato d’arresto come anche Abid Aberkan, l’amico di Salah che gli ha trovato l’appartamento della rue des Quatre-Vents (Molenbeek). Mentre la madre, che si trovava all’interno della stessa abitazione di Salah, è in libertà vigilata. Questa mattina l’ex super ricercato è stato dimesso dall’ospedale dove era stato ricoverato per le ferite riportate nella sparatoria di ieri.

Ad annunciare ufficialmente “la cattura del secolo” sono stati il premier belga Charles Michel e il presidente francese Francois Hollande insieme, a siglare la ritrovata cooperazione dopo le tensioni ma, soprattutto, il sospiro di sollievo tirato sia a Bruxelles che a Parigi. La svolta è arrivata, inaspettata, martedì quando la polizia ha suonato, senza saperlo, alla porta giusta dell’appartamento della rue du Dries a Forest: era proprio in quell’abitazione che doveva essere vuota che si nascondeva Salah Abdeslam insieme ai due uomini che, sotto falsa identità, sono stati coinvolti nella logistica degli attentati di Parigi.

Mohamed Belkaid, il 35enne algerino rimasto ucciso dai tiratori scelti, non era infatti nient’altro che il ricercatissimo sotto falso nome di Samir Bouzid che Salah era andato a recuperare in auto in Ungheria, dove era probabilmente arrivato mimetizzato in mezzo ai migranti siriani. Controllato in Austria insieme a Salah e un altro uomo sotto il falso nome di Soufiane Kayal, è anche la persona registrata dalle telecamere di sicurezza in un’agenzia della Wester Union fuori Bruxelles da cui partì il versamento da 750 euro ad Hasna, la cugina di Abdellahmid Abaaoud, prima del raid a Saint-Denis.

I segnali che il cerchio si stesse chiudendo sono cominciati ad arrivare con le prime fughe di notizie sulla stampa del ritrovamento delle impronte di Salah, forse su un bicchiere, nell’appartamento di Forest. E sull’identità dell’algerino. Appena dopo le 16 a Molenbeek si sono sentiti sparare i primi colpi, le teste di cuoio sono entrate in azione e l’isolato intorno alla rue des Quatre-Vents è stato chiuso. Le forze speciali hanno deciso di anticipare l’operazione di un giorno, per non perdere di nuovo le tracce di Salah. A tradirlo una telefonata, dopo la fuga dai tetti di Forest, a una persona che da mesi era stata messa sotto sorveglianza. E, forse, anche una soffiata stamattina alla polizia da un amico.

Tre perquisizioni, granate lacrimogene, spari, poi Salah in giubbotto e cappellino bianco neutralizzato sul marciapiede mentre tentava la fuga. E l’incubo finisce. “I miei pensieri vanno alle vittime del 13 novembre, perché Salah Abdeslam era direttamente legato alla perpetrazione e all’organizzazione” degli attentati a Parigi, e “molte famiglie attendevano” questo momento, ha detto Hollande. Spenti quindi i rancori con il premier belga Charles Michel, con cui ha sottolineato “l’intensa cooperazione”. Ma, ha avvertito il presidente francese, la sua intenzione è chiedere l’estradizione di Salah in Francia. La lotta al terrorismo continua. Anche perché molti altri responsabili degli attentati di Parigi, tra cui Mohamed Abrini, sono ancora a piede libero.

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