FAMIGLIA, VITA E MIGRANTI: IL PONTEFICE INCONTRA IL PRESIDENTE PORTOGHESE In mattinata ha ricevuto in udienza nell'Aula Paolo VI i membri dell'Harvard World Model United Nations

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Una giornata ricca di incontri, quella di Papa Francesco, che oggi ha ricevuto in Vaticano Marcelo Rebelo de Sousa, presidente della Repubblica Portoghese. Nel corso della visita, la prima all’estero del presidente dopo l’inizio del suo mandato, “è stato espresso compiacimento per le buone relazioni tra la Santa Sede e il Portogallo, come pure per il contributo della Chiesa alla vita del Paese, con speciale riferimento al dibattito nella società sulla dignità della vita umana e sulla famiglia”. Durante l’udienza, come specificato in un comunicato della Sala Stampa Vaticana, “c’è stato uno scambio di vedute sulla situazione in Europa e nel bacino del Mediterraneo, in particolare sulla questione migratoria, nonché su altre questioni di rilevanza internazionale”.

Il pontefice si è poi recato nell’Aula Paolo VI, dove ha incontrato i membri dell’Harvard World Model United Nations. Le Nazioni Unite e ciascuno degli Stati membri siano sempre disposti “al servizio di quanti nel mondo sono più vulnerabili ed emarginati”. Così Papa Francesco si rivolge ai giovani, sottolineando “la necessità e l’importanza” delle “strutture di cooperazione e di solidarietà, che sono state forgiate dalla comunità internazionale nel corso di molti anni”. Al centro dell’attenzione ci sia sempre la persona – è l’invito del Papa – perché i problemi hanno sempre un volto e “dietro ogni difficoltà che il mondo affronta, ci sono uomini e donne, giovani e vecchi”.

“Ci sono famiglie e individui che vivono ogni giorno lottando, che cercano di prendersi cura dei loro figli e di provvedere ad essi non solo per il futuro, ma anche per le elementari necessità dell’oggi. Così pure, molti di coloro che sono colpiti dai problemi più gravi del mondo attuale, dalla violenza e dall’intolleranza, sono diventati rifugiati, tragicamente costretti ad abbandonare le loro case, privati della loro terra e della loro libertà”.

Queste persone hanno bisogno di aiuto – sottolinea il pontefice – chiedono a gran voce di essere ascoltate e sono più che mai degne di ogni nostro sforzo per la giustizia, la pace e la solidarietà: “La nostra forza come comunità, a qualsiasi livello di vita e di organizzazione sociale, poggia non tanto sulle nostre conoscenze e abilità personali, quanto sulla compassione che mostriamo gli uni verso gli altri, sulla cura che pratichiamo specialmente per quanti non possono avere cura di sé stessi”.

Bergoglio ricorda infine l’impegno della Chiesa Cattolica nel servire i poveri, i rifugiati, le famiglie e proteggere l’inalienabile dignità e i diritti di ogni essere umano: “Noi cristiani crediamo che Gesù ci chiama a servire i nostri fratelli e sorelle, a prenderci cura degli altri, a prescindere dalla loro provenienza e dalle circostanze. Tuttavia, questo non è solo un distintivo dei cristiani, ma è una chiamata universale, radicata nella nostra comune umanità, una cosa che abbiamo dentro come persone!”.

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