Gioventù bruciata (da noi)

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Il dato ce lo fornisce una ricerca pubblicata sull’European Journal of Neuropsychopharmacology, l’allarme lo lancia l’Oms (Organizzazione mondiale della sanità): è aumentato in modo preoccupante il numero di bambini e adolescenti cui vengono prescritti antidepressivi. Sulla base di uno studio condotto tra il 2005 e 2012 tra Europa e Stati Uniti, emerge che in media l’uso di questi psicofarmaci nei giovani è salito di oltre il 40%. Le cifre, mostrano che in Gran Bretagna il numero di farmaci di questo tipo, prescritti ai minorenni, è cresciuto del 54%, del 60% in Danimarca, del 49% in Germania, del 26% negli Stati Uniti e del 17% in Olanda. I maggiori incrementi si sono registrati nelle fasce d’età tra 10 e 14 anni e tra i 15 e 19 anni.

A una prima lettura viene spontaneo rifarsi alla mancanza di valori delle nuove generazioni, alla povertà di ideali, allo sbandamento generale. E su questi presupposti concludere che è inevitabile registrare oggi la presenza di una generazione di depressi.

Credo però bisognerebbe spostare l’ottica del ragionamento: i giovani non hanno valori, non si interessano, non hanno prospettive né sogni, rifiutano le responsabilità… Ma dove sta scritto che dovrebbero avere tutte queste cose dentro di loro alla nascita? Non è forse più corretto pensare che le debbano avere in dote dalla generazione precedente? Così non è, purtroppo. Troppo veloce il mondo di oggi per fermarsi a parlare con loro, cercare di interpretarne i disagi, le aspettative tradite. Troppo complicato sbarcare il lunario per “covare” la loro anima. Gioventù bruciata? Sì, ma da noi.

Pretendiamo infatti che diventino adulti velocemente, intendendo con questo non tanto il mettersi a disposizione delle famiglie d’origine, ma che trovino da soli gli strumenti per crescere, educarsi e superare i problemi che incontrano. La famiglia è distratta, la scuola non ha risorse, lo Stato è indebitato. Loro restano lì, abbandonati, come l’aratro in mezzo alla saggese. Depressione, a volte, è soltanto un sinonimo di solitudine.

 

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