8 MARZO, ALLE ORIGINI DELLA FESTA DELLA DONNA Nata in Italia nel 1922, la mimosa è il simbolo della ricorrenza

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La mimosa, fiore incantevole e delicato al contempo, è il simbolo della peculiarità del genere femminile. In marzo è il rametto più regalato di tutti, surclassando anche la rosa, perché oggi si celebra la Giornata internazionale della donna (comunemente definita “Festa della donna”), un evento che ricorre l’8 marzo di ogni anno per ricordare sia le conquiste sociali, politiche ed economiche del gentil sesso, sia le discriminazioni e le violenze cui sono oggetto (in passato e nei tempi presenti) le donne in tutte le parti del mondo.

Questa celebrazione si è tenuta per la prima volta negli Stati Uniti nel 1909 come rivendicazione da parte delle donne della classe borghese per il suffragio universale. Ma anche su iniziativa del partito socialista statunitense che raccomandò a tutte le sezioni locali «di riservare l’ultima domenica di febbraio all’organizzazione di una manifestazione in favore del diritto di voto femminile». Fu così che negli Stati Uniti la prima e ufficiale giornata della donna fu celebrata il 23 febbraio 1909.

Le celebrazioni furono interrotte dalla prima guerra mondiale in tutti i paesi belligeranti, finché a San Pietroburgo, l’8 marzo 1917 le donne guidarono una grande manifestazione che rivendicava la fine della guerra e maggiori diritti all’altra metà del cielo. La marcia contribuì indirettamente al rovesciamento del decadente impero zarista e all’inizio del comunismo in Russia. Al fine si fissare un giorno comune a tutti i Paesi, il 14 giugno 1921 la Seconda conferenza internazionale delle donne comuniste, tenutasi a Mosca una settimana prima dell’apertura del III congresso dell’Internazionale comunista, fissò l’8 marzo come la «Giornata internazionale dell’operaia».

In Italia la Giornata internazionale della donna fu tenuta per la prima volta soltanto nel 1922, per iniziativa del Partito comunista d’Italia, che la celebrò il 12 marzo, prima domenica successiva all’ormai fatidico 8 marzo. In quei giorni fu fondato il periodico quindicinale Compagna, che il 1º marzo 1925 riportò un articolo di Lenin, scomparso l’anno precedente, che ricordava l’otto marzo come Giornata internazionale della donna, la quale aveva avuto una parte attiva nelle lotte sociali e nel rovesciamento dello zarismo e l’Italia si adeguò alla data fissata dalla Russia.

Con la seconda guerra mondiale, si perse la memoria storica della nascita della festività. Molti anni dopo la fine delle ostilità, l’Assemblea generale delle Nazioni Unite propose ad ogni paese, nel rispetto delle tradizioni storiche e dei costumi locali, di dichiarare un giorno all’anno “Giornata delle Nazioni Unite per i diritti delle Donne e per la pace internazionale”. Adottando questa risoluzione, l’Assemblea riconobbe il ruolo della donna negli sforzi di pace e riconobbe l’urgenza di porre fine a ogni discriminazione e di aumentare gli appoggi a una piena e paritaria partecipazione delle donne alla vita civile e sociale del loro paese. L’8 marzo, che già veniva festeggiato in diversi paesi, divenne la data ufficiale di tutte le nazioni che risposero all’invito dell’Onu.

I fiori gialli delle mimosa, vivaci e allegri, sono diventati il simbolo della festa della donna perché hanno un significato ben preciso. La mimosa è infatti una pianta che è stata importata in Europa all’inizio del XIX secolo: originaria dell’Australia, in Europa ha trovato il clima ideale per crescere e svilupparsi. I suoi rami sbocciano a fine inverno e con il loro colore giallo paglierino smorzano all’istante il grigiore dell’inverno per portare l’allegria della primavera. Secondo gli Indiani d’America i fiori della mimosa significano forza e femminilità. Non è quindi un caso che sia stato eletto fiore simbolo della festa della donna: non solo infatti fiorisce proprio in concomitanza dell’8 marzo, ma ha un significato in linea con la ricorrenza. La mimosa venne infatti scelta come fiore per commemorare le operai morte durante un incendio nella fabbrica di New York in cui lavoravano. Il triste episodio avvenne proprio l’8 marzo del 1908.

Nel 1946 l’Unione Donne Italiane – movimento nato nel ’44 per iniziativa di donne appartenenti al PCI, al PSI, al Partito d’Azione, alla Sinistra Cristiana e alla Democrazia del Lavoro – scelse la mimosa come fiore perfetto per simboleggiare la festa della donna: è infatti un fiore che cresce spontaneamente in molte parti d’Italia, è economico ed è facile avere un rametto piccolo da appuntare alla camicetta o alla giacca. Nei primi anni cinquanta, anni di guerra fredda, distribuire l’8 marzo la mimosa o diffondere il mensile dell’Unione Donne Italiane, divenne un gesto «atto a turbare l’ordine pubblico». Nel 1959 tre senatrici comunista e socialiste presentarono una proposta di legge per rendere la giornata della donna una festa nazionale, ma l’iniziativa cadde nel vuoto. Negli anni però divenne un costante appuntamento dell’universo femminile e non solo, coronato da numerose iniziative collaterali volte a ricordare l’importanza insostituibile della donna nella famiglia e nella società civile.

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