Se la Lega “s’innamora” di Roma

1206
visco

Bei tempi dirà qualche nostalgico della prima parte della seconda Repubblica, quando Roma Ladrona furoreggiava e la Lega secessionista, quella delle canotte e delle ampolle, era un brand più che un partito. Bei tempi perché il Nord guardava solo al Nord, mentre la Capitale si curava il proprio ombelico, stando attenta che la pelle attorno non prendesse il sopravvento. E per molti anni c’è riuscita, grazie alle giunte Rutelli e Veltroni. Poi il vento della storia ha spazzato via sia il Nord egocentrico che la Roma ombelicale, rimettendo i fattori al proprio posto. Come in un calcolo matematico. Sino a ieri, però. Perché d’improvviso la Città Eterna, dal punto di vista politico, si è scoperta meno eterna e preda di quel Nord che, avendo rotto gli argini, vuole sistemare anche la Capitale.

Fuor di metafora la novità del momento è dettata dal ruolo assunto dal leader della Lega nella partita per le amministrative della Capitale. Con un sapiente gioco di accordi e scomposizioni, fughe in avanti e rapide ritirate, Matteo Salvini ha messo a nudo la manifesta incapacità organizzativa e attrattiva del centrodestra romano, costringendo Silvio Berlusconi e Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia, a rinchiudersi nell’angolo per evitare i colpi che stanno arrivando da tutte le parti. E se il Cavaliere può aggrapparsi alla scialuppa di salvataggio, quale è la candidatura di Guido Bertolaso, l’ex delfina di Gianfranco Fini è finita nel cono d’ombra dei suoi stessi errori.

I troppi veti incrociati, in particolare quelli reiterati su Alfio Marchini, e il tira e molla tutt’altro che morettiano sulla sua disponibilità a candidarsi, hanno portato la Meloni nella terra di mezzo dalla quale è sempre più difficile uscire. Più che una paura di vincere, una evidente difficoltà nel mettersi in gioco. Roma non conta, conta restare a galla su Roma. E Salvini, forte di tutto ciò, sta tenendo al guinzaglio la Lupa declinata in chiave centrodestra.

Se tutto ciò sia un male o un bene saranno gli elettori a dirlo, nel frattempo i fatti si stanno incaricando di dargli ragione, visto che Salvini è diventano il perno dell’interna partita. Il centrodestra, come detto, è sempre più diviso, con la Lega che insiste sulle primarie e non esclude la rottura con Berlusconi che continua a puntare su Bertolaso.

Per contrasto il Pd è alle prese con le primarie e la paura di un flop sull’affluenza di domenica nella sfida tra Morassut e Giachetti per la candidatura al Campidoglio. Ovviamente sullo sfondo si staglia l’ombra dei grillini. Il Movimento 5 stelle è convinto di poter vincere nella Capitale e i partiti di centro hanno deciso di puntare soprattutto su candidati civici, che hanno trovato in Alfio Marchini il loro centro di gravità permanente. Un polo di attrazione che piace anche a Salvini, e che potrebbe rivelarsi fatale nel caso in cui la rottura con Silvio e Giorgia fosse reale, anche se Matteo continua a corteggiare la Meloni perché si candidi a sindaco di Roma al posto di Guido Bertolaso, che però non ci pensa proprio a farsi da parte.

Un corteggiamento che ha tutto il sapore della sfida. Anzi, della tecnica usata per costringere la tartaruga a tirare fuori la testa quando si rifugia nel proprio guscio. “Un casino generale”, lo definisce Francesco Storace, con una perfetta sintesi. E le posizioni espresse nel mare magnum delle dichiarazioni rendono il quadro ancor più complesso, oltre che un po’ naif. “Il candidato di tutto il centrodestra non si chiama Guido Bertolaso. Almeno, non è il mio”, ribadisce il segretario della Lega, “se si facesse avanti la Meloni il candidato sarebbe lei, per me non ci sarebbe nessun problema”. Altrimenti, che si facciano le primarie. L’ex capo della Protezione civile risponde con questa immagine: “Un aereo è in pista per il decollo e dalla torre di controllo riceve l’ok, comincia a dare gas arrivando al fatidico punto di non ritorno, cioè dove o decolla o va a schiantarsi. Io il punto di non ritorno l’ho già passato, non mi schianto, sto già volando e sarò il sindaco dei romani”.

Secondo Salvini c’è il tempo per un accordo sulla leader di Fratelli d’Italia-Alleanza Nazionale, che però ha indicato Bertolaso e ribadisce di essere pronta a correre solo come “extrema ratio”, soluzione estrema anche per la gravidanza. “In 20 giorni si possono fare le primarie, da qui a Pasqua. Prendiamo il modello del Pd e le facciamo meglio, facciamo primarie meno taroccate”, insiste Salvini. Isomma, tutto e il suo esatto contrario, in modo da convincere gli elettori a voltarsi dall’altra parte o a non guardare quel che avviene a Milano. Salvini, almeno in parte, aveva bisogno di un diversivo per spostare l’attenzione dalla Lega e da Maroni, presidente della Regione Lombardia in difficoltà. Il leader del Carroccio avrà pure il pallino in mano, ma volete mettere l’appeal di Roma Ladrona e la suggestione provocata dalle canotterie bossiane? Beh, tutta un’altra storia.

Avviso: le pubblicità che appaiono in pagina sono gestite automaticamente da Google. Pur avendo messo tutti i filtri necessari, potrebbe capitare di trovare qualche banner che desta perplessità. Nel caso, anche se non dipende dalla nostra volontà, ce ne scusiamo con i lettori.

NO COMMENTS

LEAVE A REPLY