BREXIT, IL SINDACO DI LONDRA SFIDA CAMERON: “DICO NO ALL’EUROPA” Ad ostacolare il leader dei Tory, deciso ad evitare "un salto nel buio" con l'uscita del Paese dall'Europa, c'è uno dei principali esponenti del partito conservatore, il primo cittadino della capitale Boris Johnson

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Non sembra esserci pace per David Cameron. Dopo aver superato il duro scoglio dei 28 – solo un paio di giorni fa era riuscito a strappare al Consiglio Europeo un accordo soddisfacente per cercare di mantenere la Gran Bretagna all’interno dell’Unione – ora il percorso del premier britannico verso il referendum sulla Brexit del prossimo 23 giugno sembra complicarsi ulteriormente.

Ad ostacolare il leader dei Tory, deciso ad evitare “un salto nel buio” con l’uscita del Paese dall’Europa, c’è uno dei principali esponenti del partito conservatore, il sindaco di Londra Boris Johnson che nel pomeriggio di domenica ha sciolto la riserva e affermato che il regno Unito deve lasciare il “club dei 28” per cercare di salvaguardare la sua sovranità sempre più “erosa” da Bruxelles.

“C’è troppo attivismo giudiziario, troppe leggi che arrivano dall’Ue – ha dichiarato il primo cittadino e deputato conservatore -. La mia scelta è stata disperatamente difficile e l’ultima cosa che volevo era andare contro David Cameron e il governo”. Johnson ha respinto più volte le voci secondo cui il sostegno alla campagna del ‘no’ sarebbe un passo decisivo verso la sfida alla leadership del partito. E ha aggiunto: “Qualsiasi cosa accada alla fine di questo – e l’ho detto al primo ministro – Cameron deve rimanere al suo posto”. Il primo cittadino di Londra ha fin da subito messo in chiaro che non rappresenterà il fronte degli euroscettici contro in un confronto con il premier Tory, ma nei corridoi della politica britannica già si parla di quella che è stata definita una “coltellata alla schiena”.

Per Cameron il rischio maggiore in questo momento è di perdere il controllo del suo partito e del suo governo, mentre i ministri favorevoli alla Brexit si organizzano e ‘sparano’ i primi colpi contro il loro leader. Come ha fatto alla Bbc il ministro del Lavoro, Iain Duncan Smith, affermando che se la Gran Bretagna resta all’interno dell’Ue aumenteranno per il Paese i rischi di un attacco terroristico in stile Parigi. In una sfida giocata sulla paura, il suo commento era esattamente l’opposto di quello pronunciato dal primo ministro secondo cui invece il Paese sarebbe “più sicuro e forte” se parte dell’Unione.

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