MINACCE E VIOLENZE, SINDACI LASCIATI SOLI

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A Reggio Emilia, da qualche giorno, il Sindaco Luca Vecchi gira sotto scorta. Gli è stata assegnata dopo aver ricevuto una lettera minatoria scritta da un imprenditore calabrese imputato nel processo Aemilia, una storiaccia di ‘ndrangheta che ha portato al rinvio a giudizio di 147 persone. “Una persona che scrive dal carcere, a cui l’Amministrazione comunale – è bene che lo si ricordi ogni volta – ha sequestrato beni ingentissimi affrontando la battaglia nei tribunali e vincendola – ha ricordato il primo cittadino -. Gettare ombre, fare illazioni, travisare la realtà, infangare e discreditare per isolare l’avversario e poterlo poi colpire indisturbati è il metodo classico, tristemente noto della mafia”.

Vecchi, suo malgrado, è diventato il simbolo visibile delle decine di amministratori locali e territoriali che, ogni giorno, finiscono nel mirino della criminalità organizzata. Basta poco per far scattare le ritorsioni: un appalto non assegnato, la richiesta di una raccomandazione rispedita al mittente, una mazzetta rifiutata. La legalità viene vista come uno sgarro inaccettabile da chi esercita il potere con la prevaricazione e la violenza.

Secondo l’ultimo rapporto “Amministratori sotto tiro”, redatto dall’associazione “Avviso Pubblico”, il 2016 in Italia è iniziato con un vero e proprio assedio nei confronti di sindaci, assessori e consiglieri comunali: 30 atti di intimidazione in meno di due mesi. Un boom inquietante, uno schiaffo a cittadini e istituzioni che si traduce in un messaggio al governo: occorre intervenire, subito. Il caso di Reggio Emilia dimostra che il problema non riguarda solo il Sud ma tutto il Paese. Alcuni esempi? A Este, in provincia di Padova, il 14 gennaio scorso una lettera anonima con la scritta “Devi morire presto!” è arrivata sulla scrivania del Sindaco Giancarlo Piva, già minacciato in precedenza. Nella stessa provincia, a Ospedaletto Euganeo, a Capodanno un grosso petardo è stato piazzato nella casella postale del primo cittadino, Antonio Battistella, devastandola. A Calcinato (Brescia) la sindachessa Marika Legati è stata aggredita verbalmente e minacciata da un quarantenne di origine straniera. E, ancora, a Civitavecchia (Roma) il primo cittadino grillino Antonio Cozzolino il 29 gennaio si presenta a un commissariato e denuncia di essere stato aggredito e sbattuto al muro sotto casa.

Minacce e violenze si sono, dunque, registrati anche al Nord, con una preoccupante crescita in Veneto, in particolare, come si è visto, nel Padovano. Ma è in un Mezzogiorno ancora ostaggio delle mafie che le intimidazioni si verificano più di frequente. A guidare la classifica è la Calabria dove, da inizio anno, si sono verificati 9 casi, di cui 4 nella provincia di Reggio Calabria, 3 in quella di Cosenza, 1 in quelle di Catanzaro e Crotone. Seguono Sicilia e Puglia (5 episodi), Campania e Sardegna (1). La distribuzione geografica per macroaree parla di una casistica del 70% al Sud, del 27% al Nord e del 3% al Centro. Al Meridione, spiega il dossier, le minacce sono spesso reiterate, come accaduto al consigliere regionale calabrese Arturo Bova, già Sindaco di Amaroni (Cz), al primo cittadino di Gioiosa (Rc), Salvatore Fuda, a quello di Carovigno (Br), Carmine Brandi, a quello di Palma di Montechiaro (Ag), Pasquale Amato e all’ex Sindaco di Oristano, Pietro Ortu.

Il principale mezzo di intimidazione è stato, nel 50% dei casi, l’incendio. Al secondo posto (39%) lettere anonime contenenti minacce e al terzo (circa il 7%) aggressioni fisiche e verbali. Nel 70% degli episodi il rogo ha riguardato l’automobile dell’amministratore finito nel mirino, nel 15% strutture comunali e per un altro 15% le case. A fuoco sono andati anche mezzi dell’ente locale come scuolabus e autocompattatori per la raccolta dei rifiuti.

“Le donne e gli uomini che amministrano pro-tempore le loro comunità avendo come punto di riferimento la Costituzione non possono e non devono essere lasciati soli. Chiediamo al Governo di mettere in atto tutte le misure di sicurezza possibili – ha detto Roberto Montà, presidente di “Avviso Pubblico – non è più accettabile questa serie di attacchi sempre più frequenti e pericolosi nei confronti degli agli amministratori locali e non è più tollerabile l’impunità di chi compie questi gesti vili e criminali. Chi sa parli, i cittadini denuncino quello che hanno visto o sentito alle autorità. Quando si colpisce un amministratore pubblico – conclude Montà – si colpisce un’intera comunità, un’istituzione, non una singola persona”.

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1 COMMENT

  1. Mi complimento con lo Stato che come al solito trova più Comodo occuparsi d’altro. Ovviamente è più facile occuparsi delle questioni dei gay piuttosto che risolvere i veri problemi del paese. Io non ho parole davvero e non so cosa si possa fare sinceramente perché da soli non si può fare nulla.

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