IL MALE DI LARA E LA VERA FORZA DEL WEB

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LARA

Valori sfasati e una diagnosi tremenda: leucemia mieloide (nome in codice Lm). Due parole che suscitano terrore, fanno perdere speranza, proiettano la vita verso un’altra dimensione. Quella delle corse in ospedale e contro il tempo. Tutto si riduce a giorni (“quanti me ne rimangono?”) mentre sogni e aspirazioni coltivati sino a poche ore prima diventano evanescenti. In tanti scoprono di avere una malattia mortale ogni giorno, ondeggiando tra paura, incredulità e rassegnazione. Sensazioni che avrà provato anche Lara Casalotti, 24enne italo thailandese residente ad Hampstead (a nord di Londra) che da qualche tempo porta avanti la sua battaglia per la sopravvivenza contro una delle forme più gravi del “cancro del sangue”.

Chiemioterapia e cure convenzionali, attuate subito dopo la diagnosi, non bastano: per vivere Lara ha bisogno di un trapianto di midollo osseo entro aprile. E qui nascono i problemi, in una situazione di per sé molto complicata. Perché se già per una persona con un patrimonio genetico “normale” trovare un donatore compatibile è difficile per chi, come Lara, proviene da etnie diverse è ancor più difficile. Come spiega il quotidiano Telegraph, si tratta di un problema diffuso in tutto il mondo e si stima che solo una persona su 5 – proveniente da una minoranza etnica e bisognosa di un trapianto – riesca a trovare un donatore perfetto. Ma lei, nonostante le difficoltà del momento, non è una persona come le altre. Conosce cinque lingue, ha fatto volontariato, ha lavorato all’Onu e presso l’Osservatorio per diritti umani. Questa splendida ragazza si è dedicata agli altri e loro ora cercano di salvarla, aiutando la famiglia a diffondere l’hashtag #match4Lara (“compatibile per Lara”).

La campagna web è subito diventata virale e attratto utenti comuni e personaggi dello spettacolo e della cultura. Gli ultimi a unirsi al coro sono stati il fotografo Mario Testino, il batterista dei Pink Floyd Nick Mason e l’autrice della saga di “Harry Potter” J.K. Rowling che ha tweettato: “Cercasi disperatamente un donatore euroasiatico per salvare la vita di questa giovane donna. Twitter, fai il tuo lavoro!”. Ma ci sono anche blogger e testate giornalistiche internazionali come “Vanity Fair”. L’hashtag ha avuto un successo tale che la fondazione Anthony Nolan (specializzata proprio sulle leucemie), ha registrato una vera e propria impennata nelle iscrizioni.

Tutti al fianco di Lara e dei suoi genitori in una grande gara di solidarietà. Analizzando l’hastag notiamo che le parole più spesso ricorrenti nei diversi tweet postati sull’argomento sono “figlia”, “aiuto”, “per favore”, “vita” e “salvare”. Termini che rivelano il sentiment degli utenti, il quale oscilla tra la preoccupazione e il richiamo alla responsabilità. Uno schiaffo a chi invece usa internet per diffondere messaggi di odio e violenza snaturando il senso più profondo della Rete. Che riduce le distanze, ci consente di dialogare con chi si trova all’altro capo del mondo e, nel caso di Lara, permette di dare speranza a chi non l’aveva più.

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