SPIRALE DI VIOLENZE IN BURUNDI. RISCHIO DI UNA GUERRA CIVILE.

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L’Alto Commissario per i diritti umani delle Nazioni Unite a Ginevra, Zeid Ra’ad Al Hussein, ha lanciato l’allarme, ieri, per la grave spirale di violenze in Burundi. Sono stati segnalati almeno 13 casi di violenze sessuali delle forze di sicurezza sulle donne, un aumento esponenziale delle scomparse e delle torture. Decine di giovani sarebbero stati rapiti e uccisi. Il tribunale militare ha condannato quattro generali per tentativo di colpo di Stato contro il presidente Nkurunziza.

Zeid ha promosso un’inchiesta su quanto avvenuto l’11 e il 12 dicembre a Bujumbura, quando furono attaccati tre campi militari, e sulla possibile esistenza di nove fosse comuni con oltre cento corpi, secondo quanto riferito da alcuni testimoni.

In nove mesi, tra la fine di aprile 2015 e metà gennaio, circa 440 persone sono state uccise. Nel solo mese di dicembre, 130. Il numero totale di persone uccise in Burundi è in aumento, osserva l’Onu.

Nei giorni scorsi erano trapelate alcune indiscrezioni da fonti interne alle Nazioni Unite, secondo le quali il Burundi sarebbe sull’orlo di una guerra civile etnica, dallo scorso aprile, dopo che Nkurunziza ha deciso di candidarsi ad un terzo mandato presidenziale. Gli hutu sostengono il presidente, mentre i tutsi sono all’opposizione. Ma l’Onu non sarebbe in grado di arginare una eventuale crisi, né di proteggere la popolazione civile, come si legge nel piano di emergenza dell’Onu e dell’Unione Africana.

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