ATTACCHI A PARIGI, KHAMENEI: “CIECO TERRORISMO, MA CON L’ISLAM L’OCCIDENTE SBAGLIA” La guida spirituale iraniana: "Odio e ripugnanza per gli autori della strage. Ma imporre una cultura diversa ai Paesi arabi è una violenza"

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“Cieco terrorismo”. L’ayatollah Khamenei, guida spirituale suprema dell’Iran, non usa mezzo termini per definire gli attacchi di Parigi. In una lettera aperta a “tutti i giovani nei Paesi occidentali” spiega che “un miliardo e mezzo di musulmani è rimasto indubbiamente sconvolto e indignato per quanto accaduto e prova odio e ripugnanza verso gli autori di questi crimini”. Tuttavia Khamenei, pur ribadendo che la violenza jihadista crea un “dolore comune tra voi e noi”, ha puntato il dito contro le “contraddizioni della politica occidentale”. “Le sofferenze di un essere umano, in qualsiasi angolo del mondo, sono dolorose”, che siano “in Francia, Palestina, Iraq, Libano e Siria”, ha sottolineato nella missiva diffusa dal suo ufficio, dicendosi certo che “soltanto voi giovani riuscirete a trarre lezioni dalle difficoltà attuali per poi scoprire nuovi sentieri sicuri per costruire il futuro”.

Nella lettera, la seconda dopo quella scritta a gennaio in seguito agli attentati contro la redazione parigina di Charlie Hebdo e il supermercato kosher, il leader della Repubblica islamica ha condannato le in particolare “il ruolo degli Stati Uniti nella creazione, rafforzamento e armamento di al Qaeda, dei talebani” così come il “sostegno al terrorismo statale di Israele”. Un altro esempio, ha aggiunto, sono “le invasioni militari avvenute negli ultimi anni nel mondo islamico che hanno provocato numerose vittime”.

Khamenei si è detto convinto che “finché nella politica occidentale domineranno il sistema dei due pesi e due misure, fino a quando il terrorismo agli occhi dei suoi potenti sostenitori viene diviso in ‘buono’ e ‘cattivo’ e fino al giorno in cui gli interessi dei governi precederanno i valori umani e morali, non bisognerà cercare le radici della violenza altrove”.

Per la Guida suprema iraniana, “l’imposizione della cultura occidentale alle altre nazioni e il considerare le culture di queste ultime come inferiori è una violenza silenziosa e particolarmente dannosa”. In questo contesto, bisogna “riparare le crepe piuttosto che renderle più profonde: il grave errore nella lotta al terrorismo sono le reazioni affrettate che non fanno che aumentare le divergenze attuali, qualsiasi azione emotiva e frettolosa che isoli o spaventi le comunità islamiche e limiti ancor di più i loro diritti emarginandole dalla società non solo non risolverà i problemi ma aumenterà anzi le distanze e i rancori”. Da qui, l’appello di Khamenei ai giovani a “creare le basi per un rapporto giusto, rispettoso e nobile con il mondo dell’Islam, fondato su una corretta e approfondita conoscenza e traendo lezione dalle esperienze negative”.

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