ECCO COME GLI OGM AFFAMANO IL MONDO L'Agroecologia, per una "economia della vita" nel "nuovo umanesimo" cristiano

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Il “nuovo Umanesimo” sarà ecologico o non sarà. È questo il messaggio essenziale del Convegno ecclesiale di Firenze (dal 9 al 13 novembre).  E la sfida “ecologica” è per una “economia della Vita”, invece dell’“economia di morte” e del profitto. Se n’è parlato al convegno “Agroecologia, strumento del nuovo umanesimo”, organizzato dall’Agenzia di Servizi avanzati per l’agroecologia e la ricerca Agernova, insieme all’associazione EcoFoodfertility e al Movimento Eudonna – Donne per l’Europa, a Roma, nella Basilica di S. Lorenzo fuori le mura, il 31 ottobre scorso, con il patrocinio dell’Istituto zooprofilattico sperimentale del Mezzogiorno. E se ne parlerà ancora a lungo, in diverse città d’Italia. Il 28 novembre prossimo a Orvieto, il 12 dicembre ad Acerra, nella “terra dei fuochi”.

Il “pensiero al femminile”, che è in favore della vita, non può esimersi dal trattare questo tema strategico per costruire la “civiltà dell’Amore”, auspicata da Papa Paolo VI. Tra i promotori del convegno romano e del progetto di agroecologia, infatti, c’è il Movimento Eudonna – Donne per l’Europa, d’ispirazione cattolica.

Nessuno come noi donne, e soprattutto, noi donne cattoliche, può essere custode del diritto alla vita, alla salute e alla pace, di cui l’agricoltura biologica e una sana alimentazione sono strade obbligate”, afferma la presidente, Giovanna Sorbelli.

Nel sostenere questo progetto, abbiamo portato avanti le istanze delle madri del mondo. Siamo portatrici di vita, difendiamo la vita. Non quella creata in laboratorio, che è uno scempio della natura, con danni permanenti alle generazioni future”. Gli organismi geneticamente modificati sono “una violenza sulla natura”, dichiara Sorbelli: si sostituiscono cellule animali a cellule vegetali e si producono modifiche permanenti nel Dna.

Si tratta, quindi, di un impegno etico-sociale, che raccoglie l’invito di Papa Francesco nella Lettera Enciclica “Laudato si’”. “Questo progetto di difesa dell’ambiente e del diritto alla salute coordina specialisti di varie discipline e persone di buona volontà, compresi ben tre presidenti emeriti della Corte Costituzionale (Cesare Mirabelli, Riccardo Chieppa e Paolo Maddalena), e si colloca nella cornice antropologica cristiana: il rispetto della natura, dei cicli agricoli, della sana alimentazione, significa il rispetto del progetto di Dio nel Creato”.

Dimentichiamo che noi stessi siamo terra (cfr Gen 2,7). Il nostro stesso corpo è costituito dagli elementi del pianeta, la sua aria è quella che ci dà il respiro e la sua acqua ci vivifica e ristora”, scrive infatti Papa Francesco nella “Laudato si’” (2). “Siamo quel che mangiamo”, affermava laicamente il filosofo Ludwig Feuerbach. L’antropologia è, quindi, intimamente ecologia e, innanzitutto, agroecologia. Come la salute.

Lo dicono gli esperti. “In Italia, si spendono 100miliardi di euro l’anno per la sanità, in gran parte per malattie degenerative, concausate in gran parte dall’uso di pesticidi e Ogm in agricoltura, come affermano anche l’Organizzazione mondiale della sanità ed Eurostat”, dichiara a In Terris Giuseppe Altieri, coordinatore scientifico, docente di Biotecnologie, fitopatologia, entomologia, agricoltura biologica e agroecologia applicata all’Istituto agrario di Todi.

L’Italia ha il record di tumori infantili, anche neonatali. E si registrano 550mila nuovi casi di cancro l’anno. Per non parlare dell’aumento di leucemia, celiachia, disfunzioni ormonali, infertilità, Parkinson, sensibilità chimica multipla, allergie alimentari e altre patologie, insieme alla riduzione dell’aspettativa di vita sana di circa dieci anni.

Dai dati dell’Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale (Ispra), per esempio, il Glifosato, l’erbicida più utilizzato in Italia, venduto dalla Monsanto, è nocivo per l’uomo e per gli animali, provoca aborto, sterilità e malformazioni genetiche, alterazioni della mitosi cellulare che possono generare tumori, uccide anfibi e lombrichi, inquina le sorgenti e le falde acquifere, danneggia la flora e la biodiversità.

Il 70 percento dei terreni coltivati è utilizzato per metà per allevare animali che mangiano l’equivalente di 20miliardi di persone, la cui carne avvelenata dai residui chimici di pesticidi di Ogm alimenta al massimo 3milardi di persone”, spiega Altieri. “E produce il 50 percento dell’‘effetto serra’, distruggendo le foreste”. Gli Ogm sono pieni di disseccanti, che riducono le riserve d’acqua, privano i terreni di humus, sono concausa dei disastri alluvionali. “Il 30 percento restante è destinato a produrre biocombustibile, dove, per ottenere 10 litri di biodiesel si consumano 15 litri di petrolio, e si potrebbe produrre energia ecologica, a bassissimo costo e senza inquinare, dall’elettricità, perfino dall’acqua”.

Così, riferisce Altieri, il 20 percento dei terreni a coltivazione naturale tradizionale danno da mangiare all’80 percento della popolazione mondiale. Chi sostiene che gli Ogm servono a sfamare gli abitanti del pianeta, dunque, da uno schiaffo alla verità e, anche, al diritto alla salute. La fame del mondo è causata non dalla mancanza di cibo, ma dalla distribuzione disomogenea.

Mente chi afferma che gli Ogm siano più convenienti, sotto il profilo economico.  “Gli unici a trarre profitto dall’agricoltura erroneamente chiamata ‘integrata’ – dove si intende dall’impiego di pesticidi e fertilizzanti chimici – sono le multinazionali e i commercianti”, continua Altieri. “Nelle direttive europee, l’agricoltura integrata prevede utilizzo prioritario obbligatorio di tecniche biologiche. Nella disciplina del Ministero italiano dell’agricoltura si è trasformato in una autorizzazione all’uso dei pesticidi elencati”. Oltre 300, nell’UE.

E poi, dice Altieri: “L’Europa mette a disposizione dei Piani di sviluppo rurale 500miliardi di euro di sostegno al reddito per il quinquennio 2015-2020, per l’Italia sono 70miliardi di euro. Risorse più che sufficienti per la riconversione agro-eco-biologica dei terreni”.  Basterebbero sei miliardi di euro l’anno.

I Regolamenti europei prevedono un contributo per il servizio sociale fornito alla comunità dagli agricoltori biologici, per il pagamento dei mancati ricavi e maggiori costi: oltre il 30 percento per il calo di resa dei terreni, circa il 30% percento per le biotecnologie, il 20 percento per le spese burocratiche e circa il 30 percento per eventuali azioni collettive.

Per quanto riguarda il controverso Trattato transatlantico sul commercio e gli investimenti (TTIP), in corso di negoziato tra Stati Uniti e Unione Europea, sarebbe contrario ai diritti involabili della salute e dell’ambiente tutelati dalla Costituzione (artt. 9, 32, 41, 42, 44). I costituzionalisti avvertono che esiste un “principio di precauzione”, per il quale occorre dimostrare la non-pericolosità di un prodotto per commercializzarlo nei Paesi europei. Il diritto alla salute e alla tutela dell’ambiente non sono delegati ai trattati internazionali.

L’Italia ha la maglia nera per l’uso di pesticidi: oltre il 30 percento del consumo nel vecchio continente, circa 150mila tonnellate l’anno.

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